L’arte e la gioia di Goliarda Sapienza

“Sì, pronto.”
“Buon giorno … non vorrei sembrare invadente. Ma, … ho finito di leggere in questo momento un libro, mi è piaciuto tanto. Non conoscevo l’autrice e nel risvolto di copertina ho visto che vive a Roma.” … Silenzio dall’altro capo del telefono, attorciglio il cavo della cornetta, ma dall’altra parte del telefono non mi viene nessuno incontro, a sciogliere l’imbarazzo, continuo … “quindi, ho dato un’occhiata all’elenco telefonico e mi è sembrato singolare trovare il nominativo nella guida, … mi sono detto: proviamo …”.
“Vuole sapere se al numero a cui ha telefonato può risponde l’autrice del libro da lei letto?”
“ Sì, ecco … mi scuso per il tentativo un po’ maldestro ma, volevo manifestare alla Scrittrice il mio apprezzamento … per il bel libro.”
Maledetti silenzi al telefono, vi si sente l’eco delle sillabe stupide “Ecco, ora mi sento un imbecille, ma sa, nell’elenco c’era solo un nome che coincideva con quello dell’autrice. Ho creduto che potesse essere quello giusto.”.
“In questa casa vive una scrittrice, ma è fuori città. Può dire a me se vuole, riferirò fedelmente.”.

Mi avvitai nel tentativo di apparire più intelligente di quel che sono, più esperto del semplice lettore che sono. Insomma, tra capo e collo, incuriosendo la mia interlocutrice finì che avevo già l’indirizzo e che sarei potuto passare da lei l’indomani pomeriggio.

Passai l’intera notte con “L’arte della Gioia” tra le mani. Ogni paragrafo succhiato con avidità. Come se quel susseguirsi di parole, abili della “Sapienza”, fossero già la pellicola di un film che rivedevo.


Non ricordo cosa feci, al lavoro, nella mattina seguente. Sì, in ufficio ci andai, era un periodo gravido di attività e non potevo assentarmi, ma dovetti svolgere i miei compiti rifugiandomi nella routine. Non ricordo nulla delle pratiche, che mi passarono per le mani quel giorno, di quali mi occupai e quali altre smistai senza capirci una mazza. Rincitrullito dalla notte in bianco e carico di adrenalina per l’appuntamento pomeridiano, mi dissero che passai la mattinata cantando.
Ora, voi mi chiederete perché sto divagando parlandovi del mio lavoro di allora, di quando ero a Roma, anziché raccontarvi direttamente dell’appuntamento pomeridiano. Che c’entra? Niente, rispondo. Ma mi piace ricordare che almeno c’è stato un giorno in cui ho cantato in ufficio. Anzi più di uno, dopo. Ogni tanto i miei colleghi piombavano in ufficio e sfilandomi gli occhiali mi chiedevano di “fare” Pino Daniele. Sì, perché io per Pino ci ho avuto sempre un debole e, non siate spiritosi, non soltanto per la canzone che state pensando mi abbia dato dignità: quella “che ogni scarafone è bello a mamma sua”. Io, con le canzoni di Pino ci sono cresciuto, prima che scoprissi la letteratura. Sì, perché “la lettura” l’ho scoperta più tardi, e me ne sono innamorato. Come d’ogni cosa o d’ogni donna di cui m’innamoro, mi ci sono buttato dentro anima e corpo, veramente nella lettura mi ci sono buttato dentro più con l’anima che con il corpo, se non fosse per quel po’ di vista che ho consumato sfregando lo sguardo sulle righe di scrittura. Ma, non di questo vi stavo raccontando, vi stavo raccontando del mio tentativo d’approccio con l’autrice del “L’arte della gioia”.
Lo so, sono come un vecchio trentatregiri rovinato, salto da palo in frasca, d’accordo, siate indulgenti lasciate che la storia ve la racconti a modo mio, che ci volete fare, mi piacerebbe, ma non riesco ad essere accademico. Così la puntina fa un salto con la maledetta tosse del primo autunno e questa cazzo di sigaretta che ho acceso ed è già la terza. La spengo, dai entriamo in uno dei miei rifugi romani – Libreria Feltrinelli – pomeriggi interi a leggere quarte di copertina e paragrafi qua e là e, alla fine, comprare “il libro”. Uno per volta, da sempre la mia regola nell’acquisto di libri. Invece, quella volta, stavo facendo la fila alla cassa per pagare e all’allungai la mano per vedere da vicino l’immagine, in bianco e nero, di una faccia austera al centro di una copertina rossa. Un forte contrasto quello smarrimento severo rispetto alle scritte che c’erano nella copertina edizione “Millelire-più”. Rilessi il nome dell’autrice “Goliarda Sapienza”, non la conoscevo. Il titolo mi attirava. La collana era presentata da Marcello Baraghini,  pensai ad uno scherzo, qualcosa di frivolo da leggere senza impegno. Quel titolo mi seduceva “L’arte della gioia”. Era il mio turno alla cassa, infrangendo la regola, comprai due libri.

Lei, Goliarda Sapienza, l’autrice mi punì immediatamente, per aver pensato di comprare qualcosa di leggero. Aspettando che passasse il “sessantadue”, l’autobus che prendevo per tornare a casa, iniziai a leggere il libro. Una sferzata d’attenzione cancellò ogni goliardia. In un attimo, rigo dopo rigo, mi riconfigurai, formattandomi all’interno dei vivi personaggi descritti con una notevole capacità narrativa tutta siciliana, con un retrogusto verghiano al femminile.

****

Ed eccovi me dodici anni fa, a Roma nel quartiere Parioli, mentre scendo dalla macchina, dopo aver parcheggiato dinnanzi al palazzo dove sto per entrare.
E’ luglio, fa caldo nonostante l’aria si muova, poggio lo zainetto sul tetto della macchina ed infilo la giacca. Mi sento impacciato dentro al vestito chiaro in lino, ma sarà conveniente presentarsi a modo in casa di una Scrittrice che ha superato i settanta. L’inseparabile zainetto alleggerisce un po’ il mio aspetto, riconducendolo almeno in parte ai miei venticinque anni di allora.
Leggo il nome sul citofono. Suono.
“Sì.”.
“Buonasera, ho telefonato ieri mi è stato detto che potevo passare …”
“Entri. Fino all’ultimo piano in ascensore, quando esce sul pianerottolo, di fronte a lei vedrà una rampa di scale, salga ancora e mi trova.”
Mi aggiusto i capelli, guardandomi allo specchio dentro l’ascensore, sono preda ad un trambusto di insicurezze. Ho il sospetto che ieri al telefono fosse lei. Seguo le indicazioni, salgo l’ultima rama di scale e mi ritrovo di fronte ad una porta socchiusa.
Sulla porta c’è un grande cartello in cartone bianco, con una scritta tracciata con il pennarello nero. Mi fermo a leggere:

cartello-goliarda.jpg

Pietrificato, davanti alla porta rileggo.
La persona al citofono mi aveva detto che salendo l’avrei trovata ed invece sono da solo davanti ad una porta socchiusa, dinnanzi ad un cartello attaccato alla buona con il nastro adesivo.
Non c’è campanello. Busso alla porta e questa si apre ancor di più. Guardo dentro: un ambiente unico molto luminoso per via delle grandi finestre che attraversano tutta una parete dell’attico.
“Si accomodi, non stia sull’uscio, mi dia un minuto ed arrivo.”. Sento la voce ma non vedo nessuno.
Entro. Sono solo.
In fondo alla stanza, sulla destra c’è una grande libreria, di fronte a me un salotto con due poltrone. A sinistra proprio sotto i finestroni, una enorme scrivania.
L’ambiente è armonico nella globalità di colori pastello, con punti e contrappunti nella disposizione dei volumi dei mobili, gli oggetti sanno di antico ed orientale.
Tutto mi sembra perfettamente disposto, come a seguire un ordine ben congegnato.
Mi soffermo estasiato ad osservare la scrivania, non c’è dubbio che sia quella della Scrittrice. In essa c’è un apparente non cura, un turbolento caso che ha scompigliato i fogli.
Rifletto sul trovarmi dentro la placenta che ha cullato il libro “L’Arte della gioia”. Dove si è nutrita la gestazione.
Il tempo passa, non arriva nessuno.
Ripenso all’avviso sulla porta, e provo ad immaginare Goliarda, la vecchietta dagli occhi preoccupati che è nella foto del libro.
Credo che mi stia osservando. Avverto la sua diffidenza verso me che sono estraneo.
Incrocio le braccia, guardo i fogli sulla scrivania. Mi viene in mente l’anonimo latino della Carmina Priapea “ Non dire di non essere stato avvisato, se qui verrai da ladro, te ne andrai inculato – trattengo il riso. Non vedo alcun computer in giro solo fogli fittamente scritti a penna, è evidente che la scrittrice lavori da antica artigiana. Il suo romanzo è stato pubblicato da due mesi. Mi chiedo come accade che un buon romanzo, di una scrittrice che ha visto i suoi lavori editi dalla Garzanti, dalla Rizzoli, finisca in una edizione economica per Stampa Alternativa.
E’ chiaro che Goliarda Sapienza sia una persona scomoda al sistema.
Ma questo era già palese leggendo la quarta di copertina del suo libro – Nata a Catania da famiglia atea socialista anarchica.
Una persona che si definisce socialista quando non è ancora dimenticato il suono delle monetine lanciate al segretario del partito socialista alla fine della “Prima Repubblica”. Con il Laicismo ch’è un’ostentazione alla moda, chi sa come dovrà essere lei che in trenta righe per definirsi sottolinea il suo Ateismo e la sua Anarchia. Comodo definirsi Anarchici quando si vive in un bell’attico nel quartiere Parioli.
Sento che qualcosa stride o, è solo la mia mente che tenta di screditarla: sono passati cinque minuti. Io sono dentro casa e lei, probabilmente ha deciso di non incontrarmi. Immagino sia nascosta da qualche parte, aspettando che mi annoi e vada via.
“Si accomodi pure sul divano. Sto arrivando” di nuovo la sua voce, secca e determinata. Eccola mi stava osservando altrimenti come fa a sapere che non l’ho già fatto?
Faccio quel che mi dice. Apro lo zainetto ed estraggo la copia del “L’arte della gioia”. La sfoglio distrattamente. C’è silenzio e tanto cielo al di la dei vetri. I suoi passi dal corridoio alla sinistra del divano proprio dove finisce la libreria. Ha i capelli più lunghi e svolazzanti rispetto al baschetto della foto di copertina del libro. Un abito troppo ampio per lei minuta, con una giacchetta in avorio in maglia di cotone. Sorride dietro al vapore della teiera fumante. Poggia il vassoio, io mi alzo, lei mi allunga la mano.
Ci presentiamo: è Goliarda.

E’ un fiume in piena. Inarrestabile. Mi fa sentire a mi agio. Parla, racconta, narra ed io ascolto estasiato d’un mondo tanto vicino alle mie origini geografiche quanto lontano nel tempo. Si sente tutta l’autenticità della vita vissuta. La Sicilia che ha abbandonato, quando aveva quattordici anni, per impossibilità a viverci per lei per la madre, dissero.
Si tuffa nel tempo, mi da fiducia parla di sé. Ha tanto da raccontare e chissà da quanto tempo. Lei è orgogliosa di suo padre, un filo di orrore attraversa i suoi occhi. Sento che scava nella memoria, narra di un giovane che s’innamora di lei “a quattordici anni, credimi, ero ancora una bambina”.
Goliarda racconta, sorseggiamo il tè. Cercando nei ricordi e sussurrando le parole: “Lui era il figlio di un notaio, suo padre voleva che noi ci fidanzassimo. Si presentarono a casa nostra e quando si spiegarono, mio padre li cacciò. Si offesero, sai, erano una famiglia importante in Sicilia. Da grande interprete imita la voce del padre nel dire “E’ ora che se ne và sta picciridda, ccà nun pò campari” poi con il suo tono pacato e un lieve accento siciliano aggiunge: “erano una famiglia di notaio e giudice – volevano ampliare gli affari e mio padre era il miglior penalista del Foro di Catania”. Mi sento minuscolo di fronte alla Vita di questa donna che afferra l’anima per i capelli e tira fuori sensazioni, emozioni, climi e ricatti subiti.
Accendiamo una sigaretta, mi chiede di aprire le finestre, lei continua “Papà aveva paura che mi rubassero, e mia madre mi ha portato via. Ogni volta che ci torno in Sicilia è una ferita che si riapre.”.
Mi dice che ha dovuto cancellare la sua sicilianità per vincere il dramma. Quest’ultima affermazione spacca in due il mio orgoglio di esserlo, come un cocomero da un colpo ben assestato.
Mi racconta di lei giovane attrice nei teatri romani – Attrice per vincere il dramma della sicilianità. Poi paradossalmente è il successo a condannarla nel perpetrare la via che vorrebbe abbandonare. Grande interprete del teatro di Pirandello vince la propria identità calandosi nei personaggi. Anni di analisi Freudiana per superare l’estirpazione.
E’ uno sfogo il suo.
Mi chiede di me, la riporto su Modesta, la protagonista del libro, lei sembra raggiante. I fogli sulla scrivania sono la continuazione del “L’arte della gioia”, mi chiede se ho voglia di tornare a trovarla qualche altra volta. “Avrei il piacere che ascoltassi qualche pagina tra quelle che sta scrivendo”.
Con gioia tornai a trovarla, quasi tutti i pomeriggi di quel mese di luglio. Molto mi raccontò di lei, della figura storica che fu sua madre, Maria Giudice, a cui la città di Roma ha dedicato una via; del suo Bisnonno, anarchico che strangolò una guardia papalina sul Tevere; dei suoi amici, Lucchino Visconti, Gillo Pontecorvo, Citto Maselli suo compagno di vita per parecchi anni.
A lei devo molto, alla lettura di quelle pagine.
Mi disse profeticamente che l’Arte della gioia avrebbe avuto un successo postumo, arricchito dalla continuazione non ancora pubblicata.
Gran Donna Goliarda.

goliarda-sapienza.jpg

La ricordo con nostalgia ed un rammarico per la promessa che non sono riuscito a realizzare, allora. Quella di invitarla in Sicilia. Avrei voluto ricambiare i tè di casa sua, dandole la possibilità di scoprire la nuova Catania.
In estate Goliarda andò a Gaeta, dove aveva una piccola casa, una stanza con soppalco ed un terrazzino. Poi venne l’inverno e per ragioni di lavoro mancai da Roma.
Poi seppi dell’incidente definitivo, proprio nella casetta di Gaeta.
Ti vedo leggera, Goliarda, e sento la tua inconfondibile risata, nella sera soffusa di Gaeta, dentro alla stretta via Indipendenza tra i banchi della frutta dal colore e con le luci del migliore Guttuso.

Goliarda non ho potuto mantenere la mia promessa, ma ho donando un frammento di te ha quattro amici sinceri.
Spero ti faccia piacere.

****

L’edizione del “l’Arte della gioia” che avevo letto, e a cui faccio riferimento, è quella pubblicata nel 1994 (introvabile).
Il Romanzo “L’Arte della gioia” ch’è diventato famoso, pubblicato postumo e composto da quella prima edizione e da tutti quei fogli che avete incontrato in questa pagina autobiografica mentre erano ancora sulla scrivania di Goliarda.

P.s. Ho voluto rendere con leggerezza d’omaggio.
La forza delle idee di Goliarda Sapienza sarebbero ancora oggi in grado attizzare discussioni, sulla politica, sull’educazione, sulla società, sul sesso, sull’essere uomini e donne, sull’essere persone
.

 

I libri di Saro Fronte

 

33 Comments

  1. C’ è amore e passione nelle tue parole caro Saro, riesci a trasmettere il fascino e le sensazioni di questa tua esperienza molto bene. Io che non provo emozioni profonde da un bel pò e che di solito leggo appena le prime righe di qualsiasi cosa mi sono appassionato nel leggere questo tuo spunto di vita vissuta. C’ è chi vive con intensità ogni cosa, ed io, essere superficiale, lo ammiro.

  2. Sono giunta qui attraverso una ricerca su Goliarda Sapienza.
    Sto leggendo il suo libro e mi cattura e mi affascina, come è immaginabile per tutti coloro che lo hanno letto….
    Vado lentamente in questa lettura, invece di correre per divorare, perchè il pensiero di giungere al termine mi fa dispiacere…
    …E volevo aggiungere che mi ha fatto veramente piacere imbattermi in questo post che parla di lei (così vivo e tangibile nella sua descrizione emozionale…)! Ciò che racconti interessante, avvincente, e si inseririsce perfetamente e con ricchezza nel puzzle che vado formando su Goliarda… di cui fino a un mese fa non sapevo nulla! Mentre ora mi sembra di conoscerla e che sia ancora viva!
    grazie…

  3. E io ho terminato un giorno fa di leggerlo e ancora sono dentro la storia e leggere di altri che lo hanno fatto e di Saro che l’ha conosciuta…devo dire che mi ha preso “fisicamente”. Agli altri lettori dico: Vi “sento”!
    Io, per il momento, ho solo un po’ esternato con le persone a me più vicine, a qualcuno ho letto qualcosa (perchè era troppo forte tenerlo solo per me), ma non tutto, perchè credo di ritrovarli lettori. Lettori di questa “bellezza” incontrata sulla mia strada.
    Anch’io non la conoscevo, ho letto una recensione un paio di mesi fa su un quotidiano e solo da alcune cose sulla sua biografia ho capito il personaggio e appena mi è stato possibile sono andata in libreria. Il suo romanzo è il compendio di tutto il mio sentire e dei miei pensieri da quando ho avuto capacità di analisi propria ad oggi, a metà del mio percorso di vita. Sì, la FORZA DELLE IDEE di Goliarda! Grazie!

  4. Al mio Amico Saro, che non ringrazierò mai abbastanza per avermi fatto conoscere una donna meravigliosa.
    Leggo con parsimonia, consumo le sue pagine come un barbone il suo piatto di minestra, ne assaporo l’essenza fin nelle intime pieghe; questa è una storia che vorrei non finisse mai, l’ho consigliata ad amici e parenti, tutti almeno una volta nella vita dovrebbero poter sentire la forza narrativa di quella splendida persona che è stata Goliarda Sapienza, a lei mi sentirò legato per sempre, preso da un innammoramento postumo che mi lascia amareggiato per non averla potuta abbracciare in vita.
    Grazie. Nino.

  5. goliarda sapienza era una femminista e le femministe infatti la conoscevano bene e in molte l’amavano in tempi molto lontani. tutti gli altri l’hanno conosciuta adesso. come molte intelligenza di donne ha dovuto pagare carissimo il prezzo dell’eccentricità, ma mi ha sempre detto una mia amica, femminista ovviamente, le donne hanno fatto la storia come hanno potuto e essere eccentriche spesso era l’unico modo per farlo. il tempo è gentiluomo, anzi una dea gentile, e e oggi goliarda sta in libreria con un romanzo di formazione che ogni madre dovrebbe dare alla propria figlia in mano.
    io l’adoro e conservo per la mia pupa questo libro.

  6. L’ho finito da un’ora. Poi m’e’ presa la smania di trovare altro su Goliarda e mi sono buttata nella rete. E ho trovato il tuo post. Grazie di questa preziosa testimonianza, che la rende di nuovo viva e che mi fa invidiare la fortuna che hai avuto di averla potuta conoscere.
    Da tempo un libro non mi colpiva cosi’ nel profondo, come se avessi proprio bisogno di quelle parole, di quella forza. E non mi meraviglia che sia stata a lungo ignorata: troppo avanti, troppo in anticipo, troppo indipendente e lucida nei giudizi, troppo se stessa per poter essere ricondotta a schemi noti, troppo pericolosa per chi tiene allo status quo, che si tratti di politica, del rapporto tra i sessi, dei ruoli sociali, familiari… una vera bomba innescata, che vorrei poter vedere esplodere in tutta la sua potenza, giusto per tirar giu’ qualche ragnatela…

    Grazie ancora,
    Cri

  7. ho appena finito di leggere il libro di goliarda
    mi e’ piaciuto moltissimo ,un energia bellissima traspare da
    ogni pagina
    nulla e’ scontato e l’anima e’nuda in quelle pagine
    mi sentivo entrare nella storia ma soprattutto la storia e’
    entrata in me
    grazie all’amica che me lo ha fatto conoscere e grazie a goliarda

  8. Io Goliarda l’ho conosciuta a Gaeta, nel bar dove lavoravo, dove tutte le mattine veniva a fare colazione .Si era instaurato un rapporto di amicizia che oserei dire intimo ed ogni giorno aveva qualcosa da raccontare:un aneddoto o un pezzo di vita vissuta, come quella sua disavventura giudiziaria che l’ha portata in carcere a rebibbia da dove scrisse un altro suo capolavoro “L’universita’ di rebibbia” che invito a leggere!
    Gaeta era la sua musa: era qui che scriveva i suoi libri.Le sue lunghe passeggiate sulla spiaggia di serapo al mattino presto e d’inverno ,quando era deserta.
    Spesso mi reco al cimitero di gaeta, dov’è sepolta nella nuda terra, dinnanzi alla sua tomba nel campo A : un sepolcro semplice, proletario, proprio come lei
    Ciao Goliarda

  9. Figurati! L’ho fatto molto volienieri,col cuore!
    Spero di poter esaudire la tua richiesta poiche’ ,essendo trascorsi piu’ di 10 anni dalla sua morte ,la salma verra’ sicuramente riesumata e posta in una tomba di famiglia o non so bene dove!
    Spero di poterla rintracciare o di trovarla ancora al “solito” posto!
    Ieri sera ho avuto voglia di ricordare Goliarda poiche’, navigando in Ebay mi sono imbattuto in delle copie dei suoi libri tradotti in tedesco, sul sito di un venditore
    e così mi sono messo a cercare qualcosa su di lei in internet (non so perchè non l’abbia mai fatto prima!!)e mi sono imbattuto nel tuo post!
    Ciao

  10. Ciao,
    l’ho fatto col cuore!
    Non so se potrò esaudire la tua richiesta: sono trascorsi più di 10 anni dalla sua scomparsa e la sua salma verrà riesumata a breve e non so se la ritrovero’ al “solito posto”!
    Iei sera ho trovato in vendita su ebay-germania alcuni libri di Goliarda tradotti in tedesco e cosi’mi e’ venuta voglia di cercare qualcosa su di lei in rete (non so perchè non l’abbia fatto prima!) imbattendomi nel tuo post!
    Spero possa succedere a tanti altri, anche se solo curiosi di approfondire la conoscenza dell’autrice del loro libro!
    A proposito, e’ da tempo che non vedo più a gaeta il marito di Goliarda, Angelo Maria Pellegrino che ,penso ,sia stato l’artefice della ristampa de “L’arte della gioia”: forse la loro casetta sara’ stata venduta!
    Comunque mi auguro possa leggere questo post e, magari, rispondermi!
    Lo vedo spesso in TV nelle varie fiction trasmesse dalla Rai o Mediaset e mi sembra di averlo riconosciuto,ultimamente, in una spot pubblicitario televisivo di cui non ricordo il prodotto raclamizzato!
    Saluti

  11. Che gioia ritrovare tracce vive di Goliarda Sapienza! Io l’ho vista per la prima volta nel film “Un giorno nella vita” di Blasetti e mi ha folgorato. Mi è entrata nell’anima solo con l’intensità del suo viso. L’ho cercata disperatamente, ed ecco “L’università di Rebibbia” e “Le certezze del dubbio” (pura poesia sono alcune sue righe) ora mi sto godendo “L’arte della gioia”. Credo davvero che lei torni a vivere nel cuore di chi la legge, e questo pensiero mi conforta.

  12. Ho conosciuto Goliarda, come scrittrice, vedendo un servizio in televisione che parlava di lei.
    Incuriosita da questo strano personaggio, lessi Lettera aperta. Mi colpì lo stile.

    Da qualche giorno ho tra le mani L’arte della gioia. E mi spiace non potere scrivere direttamente all’autrice.
    Rompe ogni schema, è narrazione cruda, vera. La senti dentro.
    E leggendo questo post ne so qualcosa in più.
    Anch’io la immagino mentre scriveva con la bic.
    Il piacere dei fogli manoscritti, non c’è tastiera di computer che regga il confronto.

  13. le ultime 3 pagine le ho lette questa mattina, prima di venire al lavoro… l’emozione e il sentire ke mi hanno travolto dai primi righi de “L’Arte della Gioia” li sento ancora aleggiare dentro e intorno a me. Nn smetterò mai di essere grata all’amica ke mi ha ‘imposto’ l’acquisto, kiamandomi dalle vacanze ai primi di agosto, per condividere con me la sua scoperta, a sua volta ‘imposta’ da un’altra amica… “nn ti dico nulla, ne parliamo a fine lettura”… oggi posso dire ‘a metà del viaggio’; son contenta di averne colto il suggerimento da subito, per la prima volta senza disperdermi nella lentezza di cui tutt@ mi ‘rimproverano’ di essere vittima… e poi scopro Modesta, il suo mondo (ora anke mio), mi faccio accompagnare nel mio percorso di donna… ritrovando una parte di me nelle sue dormite, rivalutando in kiave ‘leggera’ la pesantezza ke la mia lentezza ha sempre portato con sè.
    può un libro influenzare una vita? una scrittrice farti sentire consapevole del destino mai dato, sempre dato? è un viaggio di quelli ke cominciano dal nulla, ke ti danno la sensazione di nn finire mai, svolgendosi attimo per attimo nel suo itinerarario.
    per questo sono qui, in questo blog… arrivata in ufficio, in ritardo sulla tabella di marcia, il primo pensiero è stato ricercare e così vi ho trovati…
    anke a me è accaduto di dover allargare la sfera delle persone cui comunicare la mia esperienza… grazie Goliarda.
    grazie Saro per aver condiviso con noi.
    grazie. ; ))

  14. HO APPENA FINITO DI LEGGERE L’ARTE DELLA GIOIA A LETTO CON LA FEBBRE ALTA. SONO STRAVOLTO MA NON PER LA TEMPERATURA. POCHI ALTRI LIBRI MI HANNO REGALATO EMOZIONI SIMILI A QUELLE CHE HO PROVATO CON MODESTA. CHE FORTUNA PER TE CARO SARO AVER CONOSCIUTO GOLIARDA. SCUSA SE USO IL TU MA MI SEMBRA QUASI DI CONOSCERTI. CONSERVERO’ IL LIBRO NELLO SCAFFALE DEI VOLUMI CHE RILEGGO A CADENZA PERIODICA PER RINNOVARE L’EMOZIONI E TRARRE NUOVA FORZA. MI PIACEREBBE LEGGERE UNA BIOGRAFIA DI GOLIARDA, INTENSA E CORAGGIOSA COME LEI.

  15. Ho iniziato di leggere questo libro con una certa difficolta’ per la questione della lingua (non sono italiana, ma durante la lettura non me ne sono neanche accorta delle parole incomprensibili. Il mondo della Modesta mi ha travolto completamente.

  16. grazie Saro per aver raccontato il suo incontro con questa grandissima scrittrice di cui sappiamo tanto poco. A mio parere L’arte della gioia rivoluziona la letteratura italiana di questo secolo.

  17. ringrazio l’amica che mi ha fatto conoscere goliarda, solitamente sono autodidatta nelle scelte,finalmente un’aiuto! ciao.

  18. Ho letto con interesse i vostri messaggi.”con te accanto” e’ un nuovo libro scritto da Paola Turci e leggendo ho trovato questo nome “goliarda sapienza” pensando fosse un libro e invece e’ una donna .Sono molto curiosa di leggere i suoi libri e perdermi come sento da voi.Sicuramente comprero’ L’arte della gioia.
    Grazie a tutti per aver scritto….

  19. faccio parte di un “circolo” di lettura ( tutte donne ) un’amica ci ha consigliato di leggere l’arte della gioia.
    Ho quindi conosciuto Goliarda.. Ho letto il libro.. che dire ? emozioni grandissime, … grazie Goliarda … grazie Brunella ( l’amica consigliera )

  20. Salve sono il nipote di Goliarda Sapienza , mi chiamo Giancarlo sapienza , sono il nipote di Carlo sapienza, fratello di Goliarda.

    Vorrei ringraziare di cuore tutte le persone che amavano ed amano ancora la mia Pro-zia Goliarda.

    grazie a tutti…scusate la fretta!

    Giancarlo sapienza

    ps: se volete potete contattarmi su facebook

  21. Incredibile, lo spettacolo dedicato a “l’arte della gioia” il romanzo della famosissima scrittrice Goliarda sapienza prende forma in teatro a catania,uno spettacolo nello spettacolo arricchito dalle stupende musiche scritte da carmen consoli, e chi ti trovo alla fine seduto in sala? il pro-nipote di Goliarda, Giancarlo Sapienza, suo nonno era Carlo Sapienza Fratello di Goliarda, mi fermo a parlare con lui, emozionatissimo e felice per questo evento.

    Mentre parlo però lui è assente e chiede di Angelo Pellegrino il marito di goliarda, però non è presente in sala, mi confida che vorrebbe conoscerlo perchè ” ho tantissime foto da fargli vedere di golearda! trovate a casa mia” mi spiega lui.

    Chiedo a Giancarlo di lasciarmi il suo numero, mi piacerebbe scrivere un documentario sulla vita di Golearda, chissà se avrò modo di risentirlo o se mi chiamerà.

    In ogni caso, una serata stupenda, Goliarda sei nel mio cuore!

    Silvia

  22. Ho finito di leggere “l’arte della gioia” da una sttimana. In realtà, da una settimana, “l’arte della gioia” è parte del mio quotidiano. Mi accompagna l’emozione di un incontro unico, con una figura di donna di cui sentivo la mancanza. Le tue parole me l’hanno fatta incontrare ed io di questo ti sono immensamente grata.
    Annarita

  23. chiunque abbia letto “l’arte della gioia” di Goliarda non può non condividere queste tue parole: “Mi accompagna l’emozione di un incontro unico, con una figura di donna di cui sentivo la mancanza.” credo che l’emozione di averla incontrata anche soltanto attraverso le sue pagine è da ritenersi un privilegio.

  24. Ci ho messo quasi un anno a finire il libro..ho dovuto “metabolizzarlo” un poco alla volta, lo lasciavo e lo riprendevo tornando indietro di qualche pagina per rincontrare i vari personaggi.. gli ambienti gli intrecci… l’ho finito oggi….con gratitudine per il senso di libertà di coerenza e di impegno che Modesta ha messo nel vivere la propria vita secondo il suo pensiero…..spero di aver imparato qualcosa e di poter provare ..”la gioia piena dell’eccitazione vitale di sfidare il tempo in due, d’esser compagni nel dilatarlo, vivendolo il più intensamente possibile prima che scatti l’ora dell’ultima avventura.” Grazie Goliarda.
    Claudia

  25. Ieri ho finito “L’arte della gioia” e non riesco a non pensare a Goliarda / Mody. Che emozione/i!!! Ho gustato il libro come un buon vino “sorseggiandolo/assaporandolo lentamente”, ad ogni sorso/pagina un brivido, e voglio rileggerlo subito e raccomandarlo a Tutti perchè il modo di pensare e di vivere di Mody/Goliarda è “illuminato”! Lampi di luce / pensieri profondi che toccano l’individuo e la società a 360° (amore, sessualità, famiglia, amicizia, anima/spirito, natura, cultura, filosofia e politica) che stimolano a “vivere” e a “cercare la gioia”.
    Non so se la mia attuale situazione abbia influito sul piacere ricavato da questa lettura – da 9 mesi mi sono lasciato alle spalle un lavoro (da giacca e cravatta e compromessi) e vivo facendo le cose che mi danno gioia come: viaggiare, andare al mare, nuotare, respirare, aspettare l’alba o il tramonto, mangiare quando ho fame, dormire quando ho sonno, leggere, ascoltare la musica, ma soprattutto sentirmi libero! Mai mi sono sentito sulla buona strada “dell’ essere artefice del mio destino” come dopo aver letto il libro! Tra i libri letti uno tra quelli che più apprezzo è “Narciso e Boccadoro” di Hesse, un libro dove pur esistendo sentimenti quali l’amicizia/l’affetto e la stima non esiste sintesi tra spirito e materia,questa sintesi io l’ho trovata in Mody! Invidio Saro per aver avuto il privilegio di conoscere Goliarda e lo ringrazio per la testimonianza data, ringrazio Antonio per il suo commento e mi riprometto in un prossimo viaggio a Gaeta di rendere omaggio alla tomba di Goliarda. Al pronipote Giancarlo lancio l’idea di creare un blog, un club, un evento, un incontro da rinnovarsi per ricordare Goliarda come merita. Molti pittori/artisti/geni hanno trovato il giusto riconoscimento al loro valore solo dopo la morte, questo è dannatamente ingiusto ma mi fa pensare che Goliarda sia in buona compagnia.

  26. Colgo l’occasione per informare voi tutti appassionati sia di Goliarda sia della sua opera che è finalmente edita la biografia: “La porta è aperta. Vita di Goliarda Sapienza”
    Così Natalia Aspesi lo ha presentato:
    “…Spero che questa volta i critici e gli editori si accorgano subito del valore di La porta è aperta, una biografia rigorosa eppure costruita come un romanzo appassionato che comincia molto prima che Goliarda nasca, raccontando come in una saga le vite dei suoi singolari genitori. Capitolo dopo capitolo Giovanna Providenti intreccia spesso la vita di Goliarda a quella di Modesta, la protagonista di L’arte della gioia, in un gioco di specchi che riflettono due vite singolari, temibili, appassionate che non hanno paura dello scandalo né dell’irregolarità né della crudeltà.È un lavoro sapiente quello di Giovanna che fa riflettere anche su come dieci, trent’anni fa, malgrado il femminismo, malgrado l’apparente libertà, la femminilità potesse ancora essere una prigione, una esclusione, un’invisibile ragnatela che certe volte pare calare tuttora su donne che non stanno alle regole, ai nuovi conformismi in cui si cerca di rinchiuderle.Minuziosa, ricca, documentata, raccontando un personaggio difficile e ancora sconosciuto, se non per i fatti ormai noti (il cinema, il teatro, un furto, l’impegno politico, la prigione, la miseria, gli amori), questa biografia riesce a farne un grande personaggio: a comunicarci quanto la figura anomala di Goliarda sappia parlarci di quella ribellione, e di quel dolore silenzioso che tante donne quasi sempre nascondono per difendersi dalle ferite del mondo.” (Natalia Aspesi dalla motivazione al Premio Calvino 2009)
    PER ORDINARE IL LIBRO:
    http://www.descritto.it/area/ordina.php?riga=166
    (ah nel libro cito anche questo blog, proprio all’inizio, se vi accorgete è una delle spiegazioni del titolo!)
    colgo l’occasione anche per dirvi che nel cimitero di Gaeta c’è ora una stele in onore di Goliarda, la cui presenza si deve anche a me, che, con enorme tristezza, avevo trovato le ossa di Goliarda in una scatola in disparte. Non sopportando la cosa ho fatto di tutto (rompendo le scatole alle autorità competenti) per farle avere una tomba. un caro saluto a tutti Giovanna

  27. Grazie a Furio che mi ha consigliato questo libro,ho trovato l’amore e una nuova amica.
    Grazie anche a Giovanna,per l’interessamento nei riguardi di Goliarda.

  28. Che dire? Avete già detto tutto…ed è difficile aggiungere qualcosa di nuovo..perchè sarebbe come dare un nome alle emozioni..la lettura de”l’arte della gioia” è folgorante..ti entra dentro e lascia tracce..questo libro l’ho letto quest’estate in riva al mare..l’ho finito mentre il sole tramontava ed ho pianto..era emozione, era gioia..un bel modo si sentirsi..una strada giò tracciata a cui ritornare quando si pensa di aver perso la rotta..impossibile dimenticarla!…e se sembra naturale che possa coinvolgere così profonadamente le donne, è stato davvero bello trovare tanta partecipazione anche dal mondo maschile..grazie a tutti voi!

  29. Che bello trovare quest’angolino. Sto cercando di ottenere in questi giorni una tesi di laurea su Goliarda, per cui rinuncio a un relatore certo e a un lavoro già cominciato. Ma che non esiste un destino segnato e che è possibile tornare indietro e prendere un’altra strada me lo ha insegnato lei.

  30. Caro Saro,
    sono il marito di Goliarda Sapienza e il curatore della sua opera. Grazie per avermi fatto rivedere Goliarda col tuo racconto. E’ tutto vero, mi hai dato una grande emozione.
    Ti abbraccio,

    Angelo

  31. Vera, mi piacerebbe leggere la tua tesi, al primo posto dentro di me viene lei e le sue parole, è vero che noi donne abbiamo bisogno soprattutto della donna e a lei è stato per me possibile..abbandonarmi. La adoro.

  32. Angelo Pellegrino, mi piacerebbe molto poterla incontrare, anche solo per un te, potere parlare di Gogliarda insieme, le domande mi premono e so che devo attendere a lungo per le risposte… Un abbraccio
    Rita

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