La dignità inviolabile della vita umana

“Che cosa c’ è di ‘naturale’ in una sala di rianimazione? Che cosa c’ è di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c’ è di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l’ aria nei polmoni? Che cosa c’ è di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l’ ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, morte-artificialmente-rimandata? Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente ‘biologica’, io credo che questa sua volontà debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico”.

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Questo è uno stralcio del videomessaggio che ha mandato Piergiorgio Welby, co-presidente dell’associazione Luca Coscioni, al nostro presidente della repubblica. Il video non è fruibile in rete, ancora, ma nelle testate web nazionali se ne parla.

Non posso lontanamente immaginare quale sia la sua condizione mentale, e nemmeno posso immaginare quale sia quella dei suoi cari in questo momento, ma mi rendo conto che esistono desideri e volontà incomprensibili a chi non passa attraverso LA specifica situazione. E metto da parte le mie convinzioni, il mio senso della vita, la mia persona. Credo che queste volontà debbano essere prese in considerazione, dando un po’ di fiducia a chi vive dal di dentro queste realtà. Credo che quest’uomo abbia il diritto di decidere di morire.

9 Comments

  1. Convinto da sempre che l’etica viene prima di qualsiasi religione e le non scritte regole della convivenza devono essere il metro a cui tutto si deve riferire, non posso che sottoscrivere in toto le parole dell’autrice del post.
    Essere di buona volontà penso presupponga spirito critico ma anche tolleranza, valutazione morale ma anche e soprattutto “compassione” (nel senso di soffrire con)Nonostante “U sazio nun crere ‘o riunu” cercare di capire e penetrare gli altrui sentimenti e, in fine, comportarsi di conseguenza.
    Un saluto agli ispicesi di buona volontà (e di altrettanta solidarietà etica)
    Un ringraziamento pubblico all’amministratore del sito Fronte per l’impegno.

  2. «Vi portiamo all’estero a cercare la dolce morte»
    “La Stampa”, 25/09/06, pag. 3

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    Qui nel seminterrato dell’Air Palace, albergo a quattro stelle di Leinì, prima cintura torinese, si studiano le nuove strategie per realizzare, in concreto, l’eutanasia anche in Italia. Ieri si sono celebrati i dieci anni di Exit-Italia, l’associazione – nata in Piemonte – che teorizza il ricorso al suicidio assistito e il valore assoluto del testamento biologico.
    Tutti i sondaggi demoscopici commissionati negli ultimi anni rivelano tra l’altro che una larga maggioranza degli italiani sarebbe favorevole alla «dolce morte». E il caso Welby, capitato in queste ore, sembra quasi un segno del destino.
    Il presidente, Emilio Coveri, è «solidale, vicino a chi vuole spegnere le macchine che alimentano una vita insostenibile». Punta ancora alla battaglia parlamentare per ottenere «almeno» il riconoscimento del testamento biologico, ma i sostenitori di Exit sono ormai stanchi di aspettare. Le schermaglie procedurali, le divisioni all’interno dei Poli, rischiano di rendere eterna l’attesa di una legge eguale o simile a quelle già approvate in altre nazioni. Coveri: «Il nostro è uno Stato profondamente condizionato dalla componente cattolica della società. I passi avanti ci sono, troppo lenti però».
    E allora? «Cominciamo a muoverci, sempre nel solco della legge, per aiutare gli italiani ad esercitare un loro diritto, quello di morire con dignità. L’appello di Welby, la risposta del presidente Napolitano, possono costituire un momento importante ma intanto, noi di Exit, andremo in Svizzera, a Zurigo, nelle cliniche di Dignitas, dove si pratica da anni il suicidio assistito». Perchè? «Semplice. Saranno con me Silvio Viale (il medico torinese che fa parte della direzione nazionale Rnp, ndr) e altri soci. Assisteremo in diretta alle tecniche e alle procedure che precedono l’eutanasia, sino al gesto finale. Dobbiamo essere pronti, imparare, documentarci a fondo. E poi cercheremo la strada per aiutare gli italiani che vogliono esercitare il proprio diritto, negato in patria».
    Coveri non usa mezzi termini e, di fronte ai delegati di tutta Italia e ai dirigenti europei, affronta il triste caso di Eluana Englaro, 34 anni, la donna di Lecco in stato di coma dal 18 gennaio 1992. Allora, di anni, ne aveva 18. Il volto è rimasto lo stesso, quello di un’adolescente. Non ha mai ripreso conoscenza. Il padre-tutore, Beppino Englaro, ha chiesto invano allo Stato, attraverso un’infinita serie di ricorsi, di interrompere le terapie che la mantengono in vita artificialmente. «Contro natura – dice – senza pietà e senza rispetto. Mia figlia aveva manifestato la volontà di non sopravvivere a uno stato di coma permanente. Invano, per ora». Coveri: «Ho suggerito a Englaro l’unica strada possibile. Intervenga lui, in modo diretto: stacchi la spina, davanti a tutti. Ha 70 anni, è un uomo che soffre… Andrà sì incontro alle conseguenza penali del suo gesto ma il processo, l’inchiesta, spazzerebbero via le ipocrisie, le viltà, le omissioni di molti». Una proposta provocatoria, quella del presidente di Exit, che nei mesi scorsi ha scritto invano una lettera al ministro Livia Turco per riprendere il tema controverso del testamento biologico. «Nessuna risposta. C’è un fronte bipartisan che è pregiudizialmente contro ogni forma di eutanasia».
    Welby, Englaro. Ma anche la storia terribile di Adolfo Baravaglio, 52 anni, di Biella. Totalmente paralizzato dal 1989. Colpa di un incidente. Frattura della quinta e sesta vertebra, può muovere solo la testa. Vive in casa, disteso su un lettino da ospedale. Immobile da 17 anni «lunghi come un giorno», spiega. Adolfo vuole morire, in pieno accordo con la moglie Agnese e i suoi familiari. «Se potessi andare in Svizzera, senza mettere nei guai nessuno, lo farei adesso, subito», aveva detto. Ha scritto un libro, aiutato da Gabriele Vidano, insegnante di Biella e dirigente di Exit. Titolo: «Perchè mi torturate?». E poi: «Costretto a vivere in una gabbia grande quanto il corpo da 17 anni». Prefazione del filosofo Gianni Vattimo. Cento pagine o poco più. Vidano: «E’ il resoconto fedele di una lunga serie di colloqui con Adolfo». Che vorrebbe addormentarsi per sempre.
    Si guarda con interesse verso il Regno Unito. Silvio Viale: «Il caso di Piergiorgio Welby ricorda quello dell’inglese Miss B, 43 anni, morta il 28 aprile 2002, dopo che l’Alta Corte di Londra le aveva riconosciuto il suo diritto a rifiutare la terapia. Ottenne l’autorizzazione a far staccare la spina del respiratore meccanico che la teneva in vita. Su sua richiesta – prosegue Viale – un mese dopo, i medici spensero i ventilatori. Miss B morì serenamente, nel sonno, lo stesso giorno in cui la Corte Europea respingeva la richiesta di Diane Pretty. Morì orribilmente soffocata due settimane dopo. Per Miss B si trattava di interrompere un trattamento sanitario a cui aveva scelto di rinunciare, mentre per Diane Pretty si sarebbe reso necessario un aiuto per procurarsi la morte». Il giudice Dame Butler-Sloss, presidente della sezione dell’Alta Corte britannica, aveva riconosciuto a Miss B la «capacita mentale di volere o rifiutare» il trattamento. Anche in Italia, in molte occasioni si è ribadito il diritto del paziente a rifiutare la terapia, anche se questo può comportare la morte. «Dunque, la battaglia di Piergiorgio è una battaglia per tutti».

  3. Piango l’uomo, la sua sofferenza, la sua morte.
    Piango quella solitudine, immersa nel silenzio assordante del vociare mediatico.
    Piango questo “uomo dei dolori” e vedo in lui l’altro “Uomo dei dolori”.
    Sento il suo grido di sconforto “Padre perché mi hai abbandonato?”, non odo il grido di speranza “Tutto è compiuto! Nelle Tue mani affido il mio spirito”.
    Piango e rispetto l’uomo che non ha saputo cogliere la vita ed ha preferito la morte.
    Piango la vita! Piango il non saper dare a lei un senso!
    Piango! Piango ma non dispero!
    In questo Santo Natale canto alla vita facendo mie parole di altri.

    “La Vita è un’opportunità, coglila.
    La Vita è bellezza, ammirala.
    La Vita è beatitudine, assaporala.
    La Vita è un sogno, fanne una realtà.
    La Vita è una sfida, affrontala.
    La Vita è un dovere, compilo.
    La Vita è un gioco, giocalo.
    La Vita è preziosa, abbine cura.
    La Vita è una ricchezza, conservala.
    La Vita è amore, godine.
    La Vita è un mistero, scoprilo.
    La Vita è promessa, adempila.
    La Vita è tristezza, superala.
    La Vita è un inno, cantalo.
    La Vita è una lotta, accettala.
    La Vita è un’avventura, rischiala.
    La Vita è felicità, meritala.
    La Vita è la Vita, difendila”. (Madre Teresa di Calcutta)

    Auguri di buon Natale e ad maiora

  4. QUATTRO RIFLESSIONI SU PIERGIORGIO WELBY
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    Una goccia d’acqua in memoria di Piergiorgio Welby.

    E se l’acqua del mare fosse la Verità?
    Chi può asserire di conoscere l’architettura di una goccia d’acqua in tutta la sua macrocosmica grandezza ed in tutta la sua microscopica infinitesimale dimensione? E se così fosse, avrebbe scoperto la natura della “sua essenza vitale” e del suo divenire?
    E se la mente fosse l’oceano?
    La coscienza vigile, attenta, pensante, decisionale, serena o turbata, sana o malata, lucida o offuscata, razionale o irrazionale, libera o condizionata, quanta parte occuperebbe nel deserto della mente? Io dico: lo spazio di una goccia d’acqua per l’uomo “comune” e per il genio, il poeta, l’artista, lo scienziato, il santo tanta acqua quanta ne può essere contenuta in un bicchiere.
    Ed ecco come una parte della verità sta in tutte le ragioni così come la ragione contiene sempre una parte della verità, sia del laico che del religioso.
    Ma quanta? Prendi un bicchiere d’acqua dal mare: questa è la porzione di verità che ti offre la tua mente cosciente e la chiesa del tuo tempo.
    Il “farsi suicidare” da una condizione alterata della mente cosciente non sarà mai la decisione di un libero arbitrio padrone assoluto del Regno della Mente, ove risiedono tulle le più sublimi ed inimmaginabili virtualità. Laddove l’Individualità dell’Io più profondo, si ricongiunge con la matrice che l’ha emanato e ad essa identificandosi ne acquisisce, in potenza, attributi e divinità. E la vita terrena di Piergiorgio programmata per sua libera scelta nella notte dei tempi ed intensamente vissuta in un attimo della sua eternità, anche se interrotta per le ragioni di una goccia d’acqua, nulla toglie ma molto aggiunge alla sua ricchezza spirituale ed al suo cammino evolutivo nel ritorno al Padre attraverso quella scala di valori di cui tanta ne ha percorsa nella sua breve vita di quanto l’umanità nella maggioranza ne percorre in un secolo.
    E questo è l’autentico patrimonio di Piergiorgio.
    Per il resto: delitto o non delitto, che l’ UOMO rifletta!

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    Una bara bianca per Piergiorgio.

    A Loredana che mi ha inviato la canzone di Simone Cristicchi.
    Grazie del commento e del testo della canzone.
    Rispetto la tua riflessione su welby ed è molto poetica la canzone.
    Ma l’autore è sano e pieno di vita e… di successo, mentre Piergiorgio era solo
    tra tante ombre oscure, immerso e perduto nei suoi pensieri.
    Anche lui ha scritto dei bellissimi pensieri poetici, toccanti e
    pieni di amore per la vita e per il mondo intero.
    E quando Piergiorgio scriveva era pieno di vitalità, di voglia di vivere, e anche con la sua sofferenza
    “correva” incontro alla vita.
    Ne sono convinto.
    Uno Spirito elevato che sa di poter dare tanto, non decide di negare agli altri e a se stesso
    le perle della sua stessa saggezza.
    Tutto quanto, invece, girava attorno a lui, amici, familiari, medici, politici
    era un elogio alla morte, un’attesa, un atmosfera lugubre e pregna di energia negativa.
    Nessuna esortazione alla vita, ma uno squallido movimento mediatico e politico.
    La camera della morte allestita da tempo.
    E il Gesto non s’è fatto attendere.
    Un boia laureato per l’occasione e pochi intimi sono state le ultime immagini
    che i begl’occhi di Piergiorgio furono costretti a vedere mentre gli porgevano la cicuta.
    Nessuno dei presenti avrà pianto. Le lacrime sono venute da chi non l’ha conosciuto.

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    Ho pianto per P iergiorgio
    Io ho pianto mentre scrivevo quest’ultima provocazione, perché sono emotivo e perché so di non essere compreso, questo poi credo che sia un mio karma.
    Io non sarei mai capace di pensare di dire: ti amo, ti amo da morire ma ti tolgo la vita per il tuo bene,
    per non farti soffrire e perché tu me lo chiedi.
    Qualcuno “grande più di tutti noi”ebbe a gridare nella sofferenza della croce: “Padre mio perché mi ha abbandonato”.
    E che vuol dire?
    Che l’aveva con Dio, che lo lasciava morire invece di salvarlo?
    Che non voleva morire dopo che era venuto sulla terra e programmata la sua vita ed in particolare la sua morte?
    Ed ancora ai suoi carnefici: “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”
    E che vuol dire?
    Che la morte che stavano per dargli era tanto grave da non riconoscersi il diritto del perdono e invitava il Padre a farlo.
    Non c’è perdono umano per chi si arroga il diritto di togliere la via di un uomo per nessun motivo.
    Ed io non smetterò di scrivere provocazioni su provocazioni che hanno un unico obiettivo:
    Che l’UOMO RIFLETTA!

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    Lettera di Mina Welby al Cardinale Tonini.
    “Eminenza Reverendissima”. Inizia così la lettera che la moglie di Piergiorgio Welby, Mina, ha inviato al cardinal Ersilio Tonini. Subito dopo la signora si dice “assolutamente d’accordo” con il sacerdote riguardo la morte di Corso Bovio. E pur senza “fare confronti con nessuno”, nella lettera, Mina, spiega: “Piergiorgio ha lottato per la vita da quando aveva sedici anni, cioè da quando aveva saputo la diagnosi della sua malattia. Insieme abbiamo lavorato sfruttando ogni nostra capacità per fare altri partecipi di ciò che avevamo acquisito nello studio e con la nostra esperienza. Ma tutto ciò ora non c’entra nulla”. E poi sottolinea come “la consapevolezza di doversi aspettare una sicura morte atroce per soffocamento credo che sia sconvolgente per ognuno. Piergiorgio si sentiva soffocare da più di un anno. Non ha trovato nessun medico che lo voleva aiutare a poter morire senza soffrire”……… Per concludere, vorrà dire che anch’io, che appoggio l’eutanasia per quei cittadini che la chiedono un giorno, non avrò il funerale religioso. Ma preferisco avere il cuore aperto per chi chiede pietà negli ultimi istanti della vita confidando nell’infinita misericordia di Dio”.

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    Un granello di sabbia di Michelangelo per la Signora Mina.
    Signora non chieda alla Chiesa ciò che la Chiesa non può darLe.
    Chieda a Dio, invece, prima perdono e poi misericordia.
    Ma chiedere a Dio è come chiedere a se stessi.
    In ognuno di noi non c’è soltanto una parte del divino, c’è il DIVINO.
    Non siamo stati creati ma EMANATI DA DIO A SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA.
    E se ha fatto bene o male nessuno, nemmeno Dio, può saperlo meglio di Lei.
    Ricordi: “Padre perdona loro perchè non sanno quello che fanno”.

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    Più cerco di capire il libero arbitrio e più la mia mente condizionata mi impedisce di esercitarlo.

    Cosciente di provocare una catena di dissenzi, ringrazio per l’attenzione
    michelangelo

  5. DUE PROVOCAZIONI PER NON STACCARE LA SPINA:

    NOTIZIA ANSA – LA CASSAZIONE “ ELUANA ENGLARO HA DIRITTO DI MORIRE” – …..VIENE AMMESSA PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA LA POSSIBILITA’ DI LASCIAR MORIRE I PAZIENTI NELLE SUE CONDIZIONI. LA CORTE DI CASSAZIONE HA ACCOLTO L’ULTIMO DEGLI OTTO RICORSI DEL PADRE DELLA RAGAZZA DI LECCO…….. E SICCOME LEI NON PUO’ DIRE PIU’ COME LA PENSA, E’ STATO PAPA’ BEPPINO “A DARE VOCE A CHI NON HA VOCE” …….. A PRIMA SEZIONE DELLA CASSAZIONE HA DISPOSTO CHE IL GIUDICE PUO’ LA DISATTIVAZIONE DEL SONDINO. NIENTE, INSOMMA, E’ PIU’ COME PRIMA.

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    ELUANA ENGLARA: il mio funerale
    Invito la S.V. a partecipare ai miei funerali che si svolgeranno, mi auguro il più tardi possibile, per volontà di mio padre il giorno che, bontà sua, lui sceglierà. Né fiori, né opere di bene.
    Ma che bravi questi Radicali!
    Se Radicale è l’uomo che sostiene tutte le libertà e lotta contro tutte le ingiustizie, io sono Radicale.
    Se Radicale è colui che lotta contro la pena di morte, io sono Radicale.
    Se il Radicale dice non uccidete Saddam, io sono Radicale.
    Ma se un Radicale sostiene il diritto di morire, io non lo condivido pur rimanendo sempre un Radicale che sostiene un suo diritto.
    Sempre secondo me i Radicali hanno mille ragioni ed un solo torto: avere inventato il diritto di morire.
    E solo in questo hanno vinto.
    LICENZA DI UCCIDERE; CHIEDILA ALLA CASSAZIONE.
    Ciò che l’uomo non conosce è la cosa più preziosa che ha: la mente profonda.
    In quella “domus magna” non esiste il suicidio, nè l’eutanasia e men che meno la licenza di uccidere concessa ai genitori dalla cassazione.
    La morte è un evento naturale e…sacro come la vita.
    L’ arroganza dell’uomo – figlia dell’ignoranza – ne ha fatto un diritto.
    Il diritto di morire – l’eutanasia.
    Il diritto di uccidere – la pena di morte.
    Il diritto della morte dignitosa – sofferenza e pietà.
    Il diritto del farsi suicidare – welby.
    Ora il diritto della volontà dei congiunti – per non soffrire loro.
    Il diritto di vivere è inconciliabile col diritto di morire.
    Il primo è sacro il secondo è un delitto.
    E LA CHIESA NON C’ENTRA PER NIENTE IN QUESTE MIE RIFLESSIONI.
    Su 100 commenti 99 sono a favore della la “cassazione”, così come su 100 persone 99 sconoscono la cosa più preziosa che hanno.
    Come può un cieco guidare altri ciechi?
    Diritto o delitto che l’UOMO rifletta.
    IL DIRITTO DI UCCIDERE
    Si spara al cavallo azzoppato, tanto non serve più.
    Si prendono i polipi con le mani , per sport, tanto al mercato ce ne sono a quintali.
    Si avvelenano gli orsi, forse perché azzannano qualche pecora.
    Il cacciatore spara con tanto di licenza , per scaricare le sue “tensioni”
    Ora l’uomo per continuare il suo atavico istinto s’è inventato il Diritto di morire, la morte dignitosa,
    il testamento biologico, dando diritto di uccidere ai medici, quanto prima alle istituzioni e ora persino ai familiari.
    Siamo passati dalla fobia della razza ariana (Hitler) alla follia della “razza sana”.
    Ma che bravo quest’uomo del 21° secolo!
    Ed ora, arrabbiatevi quanto volete, ma io sono, in questo momento che leggete, in rispettoso silenzio accanto a Eluana, e quel che scrivo non è per lei, che già sa, ma per me e per voi:
    “piccola Eluana, indifesa, persa nell’oscuro labirinto della sorte, là dove sono i confini della vita terrena, e dove l’oscuro mistero trasmuta i mali della carne in gioie supreme, ed esse gioie sciolgono la mente in Spirito che involar si deve quando il tempo è reso, non figlia ma Sorella, nella Luce”.
    Rammenta: “QUANDO IL TEMPO E’ RESO” e vale anche per l’ateo che crede di essere senza Dio.

  6. RAI2 RICOMINCIO DA QUI: Eluana Englaro
    Il progresso inventa l’eutanasia. Il pensiero occidentale ne è influenzato con febbre molto alta. Dove sono le Medicine? Io non sono d’accordo, e più studio e più si allargano i confini della mia ignoranza e la “scienza medica” che pretende di curare il corpo senza porsi il problema dell’essenza vitale che esso custodisce non può sottrarsi alle sue responsabilità.
    ELUANA ENGLARO PROCESSATA IN CONTUMACIA.

    Il 14 febbraio a RAI 2, nel “tribunale” di RICOMINCIO DA QUI si è celebrato l’ennesimo processo in contumacia su Eluana Englaro, colpevole di continuare a vivere contro tutto e tutti.
    Se innocente è chi lotta per la vita e colpevole è chi vuole toglierla, in questo processo sono intervenuti tutti favore del pubblico ministero per la pena di morte e nessuno a difesa per il diritto alla vita.
    PRESIDENTE in video conferenza: prof. Stefano Rodotà .
    PUBBLICO MINISTERO: Alda D’Eusanio.
    TESTI A CARICO interrogati : Beppino Englaro, Avv. Vittorio Angiolini, e la psicologa Luana De Vita.
    TESTI A CARICO in video conferenza: Dott. Riccardo Massei, Dott. Mario Riccio, Prof. Stefano Rodotà .
    PROVE A CARICO: Lettera in video di Piergiorgio Welbi, diagnosi poetica in video del corpo di Eluana del Dott. Carlo Alberto Del Fante, poesia della figlia morta alla madre la scrittrice Isabella Aliente.
    TESTI A CARICO citati: Avv. Maria Cristina Morelli, Prof. Veronesi, ed altri.
    COLLEGIO DELLA DIFESA – Nessuno.
    DIFENSORE D’UFFICIO – Nessuno.
    GIURIA – Nessuno.
    PUBBLICO – Tutto di parte.
    Alda D’Eusanio si è prodigata da vera attrice in domande di morbosità inaudite, dal tenore drammatico teatrale ottenendo risposte della stessa tonalità. Ha persino chiarito tra l’altro il concetto di vita e non vita: il primo quando si beve dal bicchiere e si mangia dal piatto e il secondo quando si beve per fiala e si nutre per sonda.
    Si è persino parlato di “patto di sangue a tre” la dove la serenità di due dipenderebbe dalla morte del terzo.
    ALLA DOMANDA FINALE DI RITO: Da dove ricominci? La Risposta è stata immediata: dalla sentenza della Corte d’Appello che equivale, a dopo l’esecuzione.

    Il Prof. RAFFAELE MORELLI, eminente psichiatra e psicoterapeuta, direttore dal 1979 della rivista RIZA PSICOSOMATICA, il 15 dicembre da Costano a SKYSTELLA ad una mia domanda sul libero arbitrio rispondeva testualmente: “Se noi vogliamo indagare all’interno, ci vogliono le chiavi giuste per la serratura giusta e quindi quando noi parliamo di libero arbitrio, se stiamo ben attenti veramente di libero non c’è quasi niente. Il nostro cervello è il 94/95% e anche di più condizionato.
    Condizionato da quello che ci hanno trasmesso i nostri genitori, da quello che ci ha dato la cultura in cui siamo stati inseriti. Noi vediamo il mondo non per quello che è ma per come siamo stati in qualche modo abituati a guardare. Certo su quei grandi temi l’eutanasie ecc. io penso, che anche lì noi commettiamo degli abusi tremendi …..”

    PER TORNARE AL PROCESSO: LA PAROLA ALLA DIFESA CHE NON C’ERA,
    per un approccio alla problematica di un pensiero etico- filosofico, né fideista né ateo, ma che giustifica le mie riflessioni sulla ricerca del vero libero arbitrio attraverso la scoperta delle infinite e immense virtualità della Mente Profonda, “domus magna” dell’essenza vitale la cui matrice non può non essere divina, due miei saggi-conferenze, l’una propedeutica dell’altra: “Il Divino ragionato ed “il travaglio dello Spirito nel periodo pre e post-mortem” , rimando i lettori nel mio blog : CENTRO STUDI ESOTERICI SIRACUSA RAPPORTO K
    Sempre grazie per l’attenzione. Parliamone!

  7. Continuo a scrivere commenti non riferiti al testo perchè non capisco la procedura per inviare articoli. Se la redazione ritiene di poterli pubblicare in un mio spazio potrei aprire un dialogo (nel rispetto delle opinioni) con i lettori. Grazie per l’attenzione.
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    SETTEMILA MILIARDI DI VITE.
    Ricordo da bambino quando i miei genitori uscivano a caccia prima dell’alba per gli appostamenti e tornavano la sera stanchi spesso a mani vuote e qualche volta anche feriti. Con i mie fratelli e la nonna venivamo chiusi dentro e grandi e pesanti lastre ci proteggevano. Una flebile luce entrava dall’alto illuminando quel tanto che ci permetteva di distinguere le nostre figure. Passavamo il tempo ascoltando i racconti della nonna e
    giocando con i sassolini e le conchiglie in silenzio per paura che da fuori ci potessero sentire.
    Al loro arrivo c’era sempre festa e un’atmosfera di serenità e di sicurezza che durava fino alla vigilia della nuova partenza.
    Il Grande desiderio di mio padre, che pagò caro, era poter uscire senza andare incontro a pericoli, di comunicare con gli altri e vivere insieme uniti in grande armonia.
    Il più idoneo, diceva, sarebbe stato scelto dalla comunità per un lustro e avrebbe provveduto con la forza che gli veniva dalla sua autorità a proteggerci tutti.
    E per questa sua follia fu fatto a pezzi e mangiato da tutti i maschi del villaggio.
    Ora, dopo tante vittime, sono il capo villaggio.
    Un vecchio di dodici lustri che rischia la vita a propagandare l’unione di tutti i villaggi non per scegliere il capo dei capi, ma il capo di tutte le tribù.

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    Sono stanco oggi ma sereno.
    Mi affaccio dalla finestra e guardo giù. Puntini che si muovono lentamente in tutte la direzioni e migliaia di veicoli fermi a guisa di paiette luccicanti di un tessuto a piedipull dell’immenso posteggio dell’Obama city, sede del Governo Globale del Mondo.
    Fra poco meno di dieci minuti mi lancerò nel vuoto dal settecento quarantacinquesimo piano. Ho regolato il telecomando a dodici secondi. Ho un po’ di fretta perché debbo fare una capatina da mio figlio a Milano prima di essere a casa a Siracusa puntuale come sempre per cena.
    L’auto personalizzata si avvia verso l’aerostazione e dopo pochi di secondi supera la velocità di crociera programmata per cinquecentoventi chilometri orari.
    Un quarto d’ora dopo decollo dall’aeroporto di Auronville. Come sempre la velocità è quasi al massimo e ho appena trentaquattro minuti esatti par riposarmi.
    Faccio un bilancio della mia vita.
    Entrato per concorso trentaquattro anni fa (23.200 concorrenti per 25000 posti) dopo appena sette mesi ero già al cinquantaduesimo piano. La laurea dottore in utroque mi ha consentito una carriera più rapida. Dai servizi socio-sanitari dei primi cinquantadue piani sono arrivato oggi quasi alla metà della “piramide” il cui vertice è al livello millecinquecentoquarantasei a 5.200 metri. Sono arrivato l’anno scorso al piano milletrecentotrenta a ritirare personalmente dalle mani di uno dei venticinque Vice Presidenti del Mondo la promozione che mi ha portato a dirigere i dodici piani del settore “servizi estremi del mondo”.
    Tra gli interventi di oggi due in particolare mi hanno coinvolto emotivamente nelle decisioni.
    Una donna in coma da parecchi anni, mi ricorda un caso analogo tanto tempo fa sempre in Italia, è deceduta improvvisamente e io ne ho disposto l’autopsia.
    Per un terremoto del 9,7 gradi della scala Richter annunziato per le prime ore del giorno sulla faglia di sant’Andrea e puntualmente avvenuto, non ho previsto alcun intervento estremo per la fiducia negli avanzatissimi sistemi di sicurezza raggiunti. Qualche ricovero per piccole contusioni, molto spavento dei 34 milioni di residenti e tanta mia immotivata emozione.

    Fra sette mesi finalmente salirò in cima al più alto grattacielo della terra e sarò ricevuto da LUI personalmente, in forma ufficiosa nel suo giardino pensile. Niente encomi, pergamene, discorsi. Solo una stretta di mano e una busta con le mie spettanze.
    Il prossimo anno si eleggerà il nuovo Presidente. Qualcuno vuole candidarmi tra i settanta Consiglieri della terra.

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    Niente guerre, né pestilenze. Niente ricchi e né poveri. Niente gravi malattie, né fame.
    Niente incidenti, né feriti. Il cancro un lontano ricordo. Niente omicidi, né ladri. Le carceri sono vuote.
    L’universo non ha più segreti per l’uomo ed il microcosmo ci riserva continue scoperte. L’ultima: l’essenza vitale.
    Per non parlare della tecnologia. Non ci sono più cellulari, né monitor, né palmari né televisioni, né internet. Tutto in piccole compresse che hanno sostituito la vecchia farmacologia per dar vita a sostanze che interagendo con le nostre sinapsi ci permettono di comunicare a distanza, di vedere in uno schermo virtuale proiettati attraverso i nostri occhi immagini e suoni che la nostra mente richiama da qualunque punto della terra.
    Un piccolissimo dato in controtendenza: aumenta la depressione.

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    Ed io Michelangelo mi trovo ora a cavallo tra l’uomo delle caverne e l’uomo del futuro.
    Il primo l’archetipo delle mie paure, il secondo il miraggio di un limbo opaco e senza gloria.
    E so che non mi è dato scegliere, mentre vado incontro a mille esperienze che ineluttabilmente mi porteranno alla maturità e quindi all’evoluzione.
    Ma so anche che la verità ……. è sempre oltre.
    (occhio al 7)

  8. UNA CREATURA D’AMARE

    Inversione di tendenza, non so come farmi capire. Ci provo.
    La cellula cancerogena credi che sia una cellula degenerata o impazzita?.
    NO. E’ una cellula che genera nel modo più perfetto e consone al suo progetto finalizzato di riproduzione per la quale è stata creata e che non si può più fermare a meno che non avvenga un’inversione di tendenza.

    Un altro esempio: la cicatrizzazione della ferita inizia allorché scatta l’attivazione naturale di un segnale per bloccare la fuoruscita del sangue e per prevenire infezioni e per incollare le parti di una ferita. E’ come una sirena che da l’allarme in una caserma di pompieri che si precipitano con automezzi e pompe a spegnere un incendio (macrofagi, collageni, fibroblasti). La sirena, i pompieri, gli automezzi fanno parte di una chimismo cerebrale in perfetto equilibrio ed efficienza così come tantissimi sistemi immunitari che si attivano autonomamente a difesa di un organismo interconnesso ed al massimo delle sinergie.
    Ora avviene che in ogni cellula c’è un elemento (come la varicella per intenderci) cancerogeno pronto ad essere attivato. Questo ci dice che la teoria dell’origine virale dei processi cancerogeni (Veronesi per citarne uno) ha fatto il suo tempo, anche perché, se così non fosse, la scienza già avrebbe sconfitto il cancro, non credi?
    Allora c’è una forte propensione di studiosi che da decenni stanno facendo ipotesi e ricerche non più mirate al campo fisico-chimico-biologio ecc.ecc., ma su un’altra strada che è quella della mente, della psiche, dell’emotività per finire nel campo delle nevrosi, vero flagello dell’umanità.

    Quindi, se due più due fa quattro l’origine del cancro è o potrebbe essere di natura stressogena.
    Salto, per motivi di spazio, molti passaggi che mi frullano nella mente e sintetizzo.
    Lo “stress” ovvero il disturbo psichico, il malessere, come una goccia che trabocca dall’orlo, fa scattare il segnale. La sirena che attiva i pompieri i quali partono verso il segnale, che poi è il luogo ove le difese immunitarie sono state allentate o più colpite,
    ( polmoni,fegato, cervello, gola, seno, rene, genitali ecc.) e si precipitano a fare il loro lavoro: tagliare, pulire, costruire cellule nuove da incollare, praticamente per chiudere una ferita che non esiste. Non solo ma non c’è il segnale di cessato allarme e quindi la loro produzione-creazione di cellule perfette continua a generare ( non degenerare), all’infinito, spostandosi nelle altri parti deboli dell’organismo credendosi immortali senza sapere che sconfiggendo l’uomo sconfiggono se stesse.
    E allora? Dopo questo romanzetto da quattro soldi che cosa voglio dire?
    Che il male dell’umanità è in noi. Io sono cancro. E potremmo non esserlo se riuscissimo ad innescare un procedimento antientropico, in altri termini un inversione di tenenza.
    Ma dove? Nella nostra mente prima, E non è facile e occorrono anni e
    molte generazioni, per “influenzare” l’intera umanità. “Mens sana in corpore sano”, “conosci te stesso”, “cogito ergo sum” e quant’altro ancora che da secoli inutilmente ci ripetiamo senza mai tentare – non basta capire – di mettere in atto.
    Mente, conoscenza e pensiero in armonia, figlie dell’INVERSIONE DI TENDENZA, chi si sognerebbe di dare il segnale di allarme ai pompieri per spegnere un incendio già domato?

    Allora sì che il cancro rilegato in noi, come il diavolo lo è nell’inferno, diventa come ci disse “Kappa”: La Creatura da amare
    II GESTO è mostrare al mondo la Creatura da amare.
    Una Creatura da amare.
    Niente terapie, tagli, asportazioni
    ma amore.
    Se tu ami il figlio che è dentro di te fino ad identificarti
    in lui, lui si identificherà in te e alla fine si ricongiungerà a te,
    tornando là da dove e venuto,
    nel profondo di te,
    nel pozzo nero delle tue paure.
    E ciò restituirà Luce ai tuoi pensieri.
    Ma, riuscirò a dar forza a Colui che dovrà compiere questo
    Gesto e il cui corpo io muoverò?
    Dipenderà da lui e da chi con lui dovrà sostenere l’immane
    sforzo.
    Il male, per concludere, si può e si deve imbrigliare
    per cavarne tutto il bene possibile.

    E dopo tutto ripeto: la verità ……. È sempre oltre

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