I mostri

Ieri mattina, di buonora, sono sceso al bar Trianon e, come al solito, ho consumato – in questo bar, ma non solo in questo – una carissima e terribile colazione. In compenso puoi, se non hai impegni e orari da rispettare o semplicemente non hai un cazzo da fare, leggere tutti i giornali che vuoi, da Tutto Sport al Corriere dello Sport, alla Stampa, Repubblica eccetera. Terminata la strana colazione ho attraversato piazza Vittorio e sono scivolato in via delle Rosine. Sono andato verso i giardini di piazza Cavour dove amo andare, accomodarmi su una panchina, leggere un libro, scrivere qualcosa, pensare qualcos’altro, canticchiare e godere della santa pace che regna in questa piazza-giardino composta da tre “collinette” verdi, grandi alberi, spesso frequentata da bambini, ragazzini e cani, qualche isolato come me, mai vecchi.

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Mentre trascorrevo lungo via delle Rosine, nel breve tragitto -circa 300 metri – che lentamente mi portava verso la graziosa piazza, ho contato sei persone andare in bicicletta. Una mamma con il pargolo dentro un cestino protetto da un mini-casco – la mamma mentre andava si abbassava davanti e sussurrava parole dolci al suo bimbo -, un signore più o meno della mia età che sfilava con abilità e senza mani verso la piazza, un altro che dalla piazza veniva con spessi occhiali da sole alla moda e così via. Erano circa un quarto alle nove. La giornata luminosa e primaverile, il cielo immacolato, i rumori ovattati: pareva governasse (quasi) il silenzio.

Arrivato in piazza mi sono guardato intorno: amo questa splendida città. CHE BELLA PIAZZA!!! Mi sono accomodato. Dallo zaino ho tirato fuori un libro ma sono stato poco bravo perché l’ho richiuso e mi sono goduto la bellavista,’fanculo! Ho preso la mia Moleskine e ho scritto qualcosa, niente di importante ma stavamo bene. Nella piazza c’è anche una colonnina SOS, -non si sa mai tra bambini e cani…- poi ho visto – ore 11 – che dovevo tornare a casa perché dovevo consegnare la Vucciria “familiare” e baldanzoso, un po’ gazella con una sola z e un po’ leone con due elle, mi sono portato verso casa. Stavamo bene ieri, una splendida giornata ma, mentre tornavo, come fossi stato colpito da un sasso ho preso coscienza d’un “dolore” che avevo rimosso, cazzo! Avevo letto una notizia al bar che mi aveva fatto girare brrr, e che notizia! C’era un lungo ed educato intervento sul maniaco dell’ascensore. Francamente ero distratto nel senso che ho appena apperna letto due cose anche perché quanto mi aveva irritato era il fatto che questo stupratore gentiluomo nell’articolo era definito come il tipo ben vestito e alla moda, carino e che piace molto alle ragazze e che tutte le mamme vorrebbero vedere accanto alle proprie figlie e addirittura era raccontato un episodio di un tentativo fallito perché la giovane vittima – tutte molto giovani – sorpresa nell’ascensore aveva iniziato a gridare tanto che aveva messo in fuga il suo benefattore, lo strupratore era fuggito PIANGENDO, poverino. Mi sono guardato intorno, dio mio, sono un mostro!

4 Comments

  1. Certe colazioni sono proprio indigeste, sarà per via degli accostamenti che possono creare aerofagia celebrale.
    Non so’ ma dovendo percorrere via delle rosine, mi sarei limitato alla lettura della gazzetta , che si intona cromaticamente meglio rispetto al corriere o al tutto “sport”.
    Hai ragione, sei un mostro: uno che si commuove ancora “guardando una mamma che sussurra parole dolci al figliolo”. Uno che non si ferma alle sane letture sullo “sport” e prosegue con quei maniaci dell’informazione, della Stampa e di Repubblica. 🙂

  2. Be’, non so come hai fatto ad avere quella immagine e forse guardando attentamente tra le righe ci sono anch’ io. Comunque intervengo per buttarti giù un’idea – intanto è vero che mentre attraversavo via delle rosine e registravo tanto torpore pensavo alle pagine rosa del corriere – perché non provi ad impegnarti a scrivere un romanzo da pubblicare a puntate nel nostro blog intorno al maniaco sensibile?, e magari terminato il lavoro provare a pubblicarlo con la generosità comune degli abitanti del nostro paesello? Francamente il maniaco che piange perché la ragazzina non gliel’ha data con le buone e con le cattive è emozionante, cose che un Cucuzza potrebbe farci ‘na figura bellissima in La vita in diretta e magari ci scriverebbe delle poesie. Pensa che molte non opporrebbero resistenza dopo un successo del genere, al povero maniaco intendo. Sì, sono decisamente un mostro!

  3. Ragazzi, quelle sono persone malate e vanno AIUTATE.
    1982, Ventimiglia, giardini Oberdan, tranquillo signore quarant’enne trench Allegri dotato, di professione MAESTRO DI SCUOLA ELEMENTARE, sol soletto sen va (stile Musetta nella Boheme)per viali e vialetti a mostrar sue grazie alle bambine del luogo.
    Sapeste le puerili sorprese ( forse non più riproducibili come dice la barzelletta di Castiglia su Sito Esaurito) e le relative ingrifate del “poveretto” che costretto dalle circostanze non poteva far altro che smenazzarsi dietro un ficus.
    Che ingerenza, la mia, disturbare; quale abuso di potere interrompere siffatti privati quasi ameni passatempi; quale inaudita violenza gualcire la collottola dell’Allegri trench ed interrompere ll coito (più interruptus di così).
    All’invito (di Cavagna memoria): vieni, io ti curo” il paziente non oppone resistenza anche perchè una folla (questa sì di violenti)presa da incomprensibile furore, voleva appendere, dopo una compilation di schiaffazzi, pugni e calci, il malcapitato al ficus.
    Per gli ambientalisti già in preda a preoccupazione è da precisare il fatto che il ficus in questione è più o meno come quelli antistanti l’acquario di Siracusa, quindi non corre pericolo alcuno.
    Che poteva fare il mostro che è in me se non capire, compatire e difendere l’assediato dalla folla scalmanata affinche potesse essere affidato al servizio sanitario nazionale?
    Cos’altro erano se non affinità elettive quelle che mi legavano al povero maestro in trasferta dall’aula?
    Non potevo non dividere ragioni e angustie nonchè un paio di calci negli stinchi, uno spintone e un mezzo schiaffo per averlo strappato dalle mani della folla inferocita (si dice così, mi pare).
    Qui, adesso, dopo tanti anni, davanti al mostro di via delle rosine, voglio confessare la mia colpa: in separata sede la mia parte l’ho con piacere (questa, signori è perversione) passata con gli interessi ( un paio di calci nelle palle) al signore in trench, chè null’altra protezione, forse favorito dalla temperatura mite, portava.
    Un saluto agli ispicesi di buona volonta (e d’altrettanto autodafè)

  4. Certo che vanno aiutati; d’altronde il maniaco fa il suo dovere e deve farlo dignitosamente. Non ho niente contro di lui/loro, e certo anche che non approvo i metodi e i modi per dimostrarsi così ma i gusti son gusti. Non approvo, diversamente i moti di certa informazione che verifico disturbata, a mio modo di vedere, dovrebbe essere “licenziata” – non aiutata – perché sicuramente violenta, perché sicuramente turbata, pericolosa. Quella mattina non ero “brrr” perché il violentatore avesse preferito le ragazzine e perché fosse bello o perché avesse pianto, no. In questo senso S. ha centrato il bersaglio, parla di sane notizie di Sport – sane? – ma certo è simpatico leggere che i palermitani sono orgogliosi d’essere mafiosi per poi vincere tre a zero contro una squadretta inglese, è bello -almeno per me – leggere dei misteri dell’Inter di Moratti e quant’altro. Ma che un – o era una?- giornalista quasi si cala le braghe per il suo maniaco no, o, O si? E perché no? Non dico cazzate a proposito del romanzo – altro che racconto… – perché si ribalterebbe o ribadirebbe il “teorema” – e che palle travirgolettare tutto! – di certi romanzi di genere, un po’ come ci ha sorpreso Bilico di Paola Barbato, Giuditta…la detective del romanzo non è un mostro – sì sono stronzo! – ? Non è geniale? E anche questo romanzo è nato in un blog. Violenti o nolenti dietro via delle rosine, dietro i mulini bianchi qualcosa scorre, sempre. Viva Canetti! [ Autodafé]. E’ anche per lui, anzi soprattutto per lui che ho iniaziato a dipingere le folle, o follie…

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