Eccola!

… ieri sera, da Artiopia, Carla – amica di Alo – si è avvicinata e mi ha detto che ha letto le mie impastate pubblicate nel blog. Mi sono vergognato. Oggi sono stato in via Turati per montare L’uomo stella per il premio del Cairo. Ho litigato con un elettricista davvero coglione coglione ma infine sono riuscito a fare brillare la mia bestia.

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Sono tornato a casa e ho rivisto Lei, non posso più non vederla, Lei. Avevo scritto o pensato qualcosa un giorno fa, S. Francesco, allora ho tirato su un’immagine, non più l’immaginazione – non potevo -, affettivamente, far di più, non potevo fare molto di più di quanto ho fatto, ingrassare il mio fantasma, tanto, tanto fino a sparir-ne, tanto magnificamente che nel momento in cui ho visto – ero al Maché – lei veniva lentamente e non poteva scoprirsi se non e solo così, lentamente, e non poteva essere migliore, e, e io peggiore perché non credevo che potesse fare tante cose così, così come è apparsa, così come resta e resterà per sempre.

Intanto. Mi si chiudono gli occhi intanto, stanchezza, buio, uno Stabat canta, dentro, è Mingardo, Pergolesi, Scarlatti, è spoglio, clamorosamente faticoso questo nobile ascolto, e questa pesantezza dei soli archi, delle due voci terribilmente possenti, bene, gravano sul petto, pesanti, di quella pesantezza dipinta da Fussli, dell’Incubo, qualcosa di sensuale e mostruoso è grave nel mio petto, le mie grecchie, ah, non vedo l’ora di dormire e sprofondare in un sonno senza passioni! Preparati un caffè, forse, forse starai meglio o alza almeno il volume delle voci, anzi portali dentro in questo salotto, davanti a te Bertagnolli e Mingardo, cantate Mater dolorosa e, chiama l’orchestra, i Vicari, i Ferreira e Belli e Piovano e Cola e Damiani e Alessandrini all’organo Formentelli, eccoli, il caffè sale, forse staremo un po’ tutti meglio. Scotta. Amaro e buono. Per sempre. E ripeto: ” E per sempre, sempre”. E’ stata una esperienza sorprendente. Lei sorride. Lei sorride a me che vedo, in una posa in Bilico, lì in un luogo come a in formare un “mito”, uno specchio d’acqua, una sorgente come un centro, sorride a me dov’io ero parente, amante, un semplice conoscente fors’anche e non sono più. Lei sorride. Mi sorride, dolcemente, e mi sorprende più grande, più vecchio di Lei, per la prima volta mi mi scopre più anziano e mi sorride perché da questo momento, dal momento in cui m’è apparsa Lei sarà eterna, così sorridente, giovane, così giovane che mi ha buttato avanti, davanti Col tempo, più vecchio dice scoprendosi Lei stessa (sorpresa) e sorride, non poteva, in fine, che scoprirsi così, sorride a te che vedi in quest’unico modo, bello, il sorriso dolce e in armonia Al mondo. Cosa è stato dopo, quale l’inferno, la vita, tremenda, cosa importa dopo se Adesso è stato scoperto?, scoperchiato il tempo resta, Lei resta così dove l’immaginazione non poteva sapere. Questo ho visto subito, un brivido perché ho come sentito la terra smuoversi intorno al mio corpo. Sono uscito, mi sono allontanato, color seppia negli occhi. Il tassista mi ha accompagnato in stazione con i miei neon bianchi, L’uomo stella, metterò su questo titolo a parete, quale sbadiglio, un taglio all’indice, birichino, e rido perché comprendo questo vento, questo disegno e il riso diventa ghigno, poi ancora sbadiglio: alzati dalla maledetta dondolo; su; e stai attento.

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