Le rotonde di Modica

L’ultimo intervento di Pietro e il mio viaggio di oggi a Ragusa mi hanno fatto ripensare a una cosa che avevo scritto un po’ di tempo fa nel mio blogus. La metto qui oggi, perché… perché ci sta. 🙂

 

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Obiettivamente, io non posso sentirmi autorizzata a parlare di traffico, in quanto utente di strade lieve-mediamente trafficate. Quindi, in effetti, io non ho mai VERAMENTE guidato nelle vere bolge metropolitane, dove sai quando parti ma non saprai mai quando arrivi, dove i gas di scarico sono più densi della melassa e gli automobilisti si trasformano in tanti licantropi pronti ad azzannarti alla giugulare appena ti azzardi ad indugiare un nanosecondo allo scatto del verde al semaforo.
Non vivo di queste realtà, io.
Ma passo dalle ROTONDE DI MODICA.
Voi non sapete cosa siano le ROTONDE DI MODICA.

Avete presente quei luoghi leggendari da cui l’EROE deve TRANSITARE per conseguire il suo premio (che può essere il vello d’oro, l’immortalità, la principessa, il regno etc.)???
Ecco, le ROTONDE DI MODICA sono come SCILLA E CARIDDI, le MINIERE DI MORIA, il LAGO COCITO, l’ADE. Un girone dantesco fatto di infiniti vortici, in cui la corrente ti risucchia e non ti lascia andare mai.

La bufera infernal, che mai non resta,
mena li spirti con la sua rapina;
voltando e percotendo li molesta.

E io, moderna Francesca da Rimini (senza il Paolo della situazione, ma vabbè glissiamo), spesso mi ritrovo lì in mezzo, insieme a mille altre anime dannate che scontano i loro peccati.

Le ROTONDE DI MODICA sono un fulgido esempio di urbanistica fatta secondo il modello art nouveau “merde de chien” : non so quante sono, me ne ricordo sei, ma sono in numero crescente di giorno in giorno, posizionate su un tragitto MASSIMO di un chilometro e mezzo.
Credo che il progetto sia stato affidato a qualche venusiano, o ad una letterina di passaparola, perchè CACCHIO non si può fare una cosa così STUPIDA in una strada dove bastava metterci due semafori.

Arrivo dalla mia stradina provinciale, metto la freccia a sinistra, e comincia il calvario:
PRIMA STAZIONE: coda moderatamente mobile. La vettura davanti a me non fa altro che frenare-andare-frenare-andare-frenare-andare, col risultato che a ogni frenata sua a me salta il cuore in gola perché temo di andarle addosso: a signò!!! MA che cacchio ti è venuto il sionghiozzo al piede??? (pensierino di inizio calvario, per carburare).
SECONDA STAZIONE: coda poco mobile. Tutto mi sfreccia a lato e mi supera: una bicicletta, un ragazzino a piedi con lo zaino, un’ape (l’insetto, non il motoveicolo), un anziano signore con una busta della spesa. E io in macchina a lanciare anatemi a quella di fronte che continua col suo tip tap su freno e acceleratore.
TERZA STAZIONE: coda FERMA. Succede di tutto. La fila si biforca, si triforca, si quadriforca, in una mitosi continua di file parallele, eppure la corsia è una sola…. ma come hanno fatto???? La signora davanti (quella del tip tap), senza mettere la freccia svolta per il centro commerciale, e io rischio davvero di andarle addosso. GRAN PUT…!!! ehm. Vabbè. Calma. Divento volgaVe quando sono al volante.
QUARTA STAZIONE: coda ANARCHICA. Tutti fanno quello che vogliono. Chi va indietro, chi va avanti, chi rimane fermo, chi svolta, chi fa inversione a U, chi accende le 4 frecce, ma soprattutto TUTTI STROMBAZZANO IL CLACSON. Io lì, francamente, non so che fare. Cerco disperatamente di guadagnare centimetri, quando mi ritrovo puntualmente accanto un VECCHIACCIO che si APPENDE al suo clacson e mi urla nonvogliosaperecosa dalla sua macchina. E suona suona suona suona suona. SUONAGLIELA A TUA SORELLA, CRETINO, COSA CACCHIO VUOI CHE FACCIA, CHE METTA I RAZZI ALLE RUOTE E DECOLLI MAGICAMENTE COME L’ENTERPRISE????
Eccheccacchio.
Calma.
Calma.
Calma.
QUINTA STAZIONE: CAMION davanti a me. Non so come si sia materializzato. Ho paura dei mezzi pesanti. Ho paura di chi guida i mezzi pesanti. Ho paura di ciò che trasportano i mezzi pesanti. Immagino sempre scene catastrofiche da film dell’orrore di quart’ordine quando ho un camion davanti. Non posso farci niente, ho pure questa. E quindi divento nervosa, suscettibile, guido male, e mi trasformo io nella tiptappista che avevo maledetto fino a qualche minuto prima, con conseguente innervosimento di coloro che mi circondano e naturali smadonnamenti rivolti alla mia persona.
SESTA STAZIONE: si intravede l’uscita, l’agognata luce… ma come in ogni IMPRESA LEGGENDARIA che si rispetti, proprio davanti all’uscita c’è qualcosa che ti impedisce di varcare la soglia della speranza: I LAVORI IN CORSO, con conseguente DEVIAZIONE. NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!
Cadono santi dal cielo, trema la terra, la mia macchinina ulula di dolore, io assumo le fattezze dell’ECCE HOMO. ECCE GUIDATRICE, flagellata, martoriata, insultata, insanguinata.

O viandante che per le vie del ragusano erri: ammira il carrubo, il finocchio selvatico, il lentisco, il tarabinto, l’alaterno, il mandorlo in fiore; percorri le strade del cerasuolo, del fico, del papavero. Cerca il mare, rincorri la fertile campagna. MA STORNA IL PIEDE E LO SGUARDO, E TUTTO TE STESSO, RIFUGGI, SCHIVA ABORRISCI LE TEMUTE E ORRIBILI ROTONDE DI MODICA.

Pare sia scritto sul libro magico degli elfi dell’Etna…

4 Comments

  1. Ho consumato per sei lunghi anni, tutti i giorni, le stade ( e i marciapiedi se la macchina ci passava) di Napoli urbana: giravo come ballerino di slowfox con la mia Uno DS fra Sanita, Capodimonte, Spaccanapoli e Fuorigrotta; ho passato ore fermo tra due incroci bloccati stile “Così parlo Bellavista” (tutto vero).
    Ho quasi tranquillamente girato a Catania per sette anni fra vicoli e vicoletti della zona bene (via del Pistone).
    Ho attraversato in lungo e in largo di giorno, e meglio, di notte la maggior parte dei quartieri di Roma, col traffico del Lungotevere (per gli interessati organizzo il percorso notturno delle più belle vedute di Roma)…

    Mai, dico mai, ho provato le emozioni che mi derivano dalle rotonde di Modica: mi sembra che in America, da cui provengono, se ne siano liberati da tempo…

    Per la serie “atrocità” se avete un amico inglese, provate a fargli fare quel “miglio verde”.

    Per il modello unico consiglio di percorrere di notte, e a velocità da sabato sera, quella nuova di Rosolini: che spettacolo!

    Un saluto agli ispicesi di buona volontà e d’altrettanta urbana pazienza.

  2. da quando ci sono le rotonde di Modica, la stradella che dal monumento di gigiolivari porta sulla sordasampieri (percorso alternativo che può far evitare il settantapercendo delle rotonde e due autovelox) è diventata più transitata di una scorrimento veloce. Però Clara, i semafori lì c’erano e non li rimpiango.

  3. Saluto il mio amico Giuseppe Di Rosa, fargli i complimenti per come ha commentato “le rotonde di Modica” mi sembra ultroneo. Anch’io ho girato molto per l’italia, ma vi assicuro che quando torno nella nostra amata Ispica e d’intorni faccio fatica a guidare. Mia moglie, che è milanese, mi ha chiesto se abbiamo fatto corsi di guida sicura vista l’illuminazione delle strade, delle segnaletiche e sopratutto degli automobilisti…ma volete mettere l’emozione di guidare dalle nostre parti con il traffico caotico Milanese o Romano, con i loro trecentomila semafori con tutte le strade intasate? ai posteri l’ardua sentenza!!
    A Milano è normale fare le code, impiegare 1 ora di macchina per fare 10 km. La gente va di fretta e, se perdi un secondo al semaforo dopo che scatta il verde sei finito. Gli automobilisti irrequieti e impazienti sono ovunque.Un salutone a tutti e… occhio alle curve!!!!!

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