il cristiano e la politica

post di Fra Vittorio Avveduto

pace-e-bene.jpgCirca un mese fa si è tenuto a Verona il 4° Convegno Ecclesiale nazionale Italiano (dal 16 al 20 di ottobre). “Testimoni di Gesù Risorto, Speranza del mondo”, era questo il titolo di un convegno particolare, perché era la prima occasione nella quale la chiesa italiana si radunava in assemblea con Benedetto XVI. Dal titolo risulta chiaro lo scopo del Convegno: Testimoniare in maniera credibile la novità Cristo Risorto quale unica novità capace di rispondere agli interrogativi e alle speranze più profonde degli uomini di oggi[1].

Ovviamente il compito della testimonianza impegna tutta la Chiesa, ma, in particolare, l’attenzione è stata rivolta ai fedeli laici. Si coglie da più parti oggi l’esigenza della presenza di un laicato adulto, che possa agire con consapevolezza e responsabilità, con dedizione e con fedeltà.

In un’epoca segnata da una concezione fluida dell’individuo e dal relativismo i fedeli laici sono chiamati a prendere consapevolezza della propria identità all’interno della chiesa e della società nella quale sono inseriti come elementi attivi. Nella logica del lievito che deve fermentare la massa e del sale che deve dare sapore, i fedeli laici devono essere coscienti di essere portatori di una novità, Gesù Cristo, che ci fa rinascere nel battesimo dandoci una nuova vita, alla maniera di San Paolo che nella lettera ai Galati scrive “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2, 20).

è a questa testimonianza che Benedetto XVI richiamava l’assemblea di Verona riferendosi alla situazione dell’Italia, la quale «si presenta a noi come un terreno profondamente bisognoso e al contempo molto favorevole per una tale testimonianza. Profondamente bisognoso, perché partecipa di quella cultura che predomina in Occidente e che vorrebbe porsi come universale e autosufficiente…»[2]. I rischi di questo orientamento culturale sono l’esclusione di Dio dalla cultura e dalla vita pubblica (relativismo) e la riduzione dell’uomo considerato solo un prodotto della natura (utilitarismo).

Di fronte a questa situazione l’atteggiamento del cristiano non può essere di rinuncia e di chiusura: «occorre invece mantenere vivo e se possibile incrementare il nostro dinamismo, occorre aprirsi con fiducia a nuovi rapporti, non trascurare alcuna delle energie che possono contribuire alla crescita culturale e morale dell’Italia»[3].

Il discorso ha poi toccato diversi argomenti; partendo dalla persona umana Benedetto XVI ha poi trattato i temi dell’educazione e della testimonianza di carità, per poi arrivare a parlare delle responsabilità civili e politiche dei cattolici.

In maniera sintetica e chiara il Santo Padre espone la questione del rapporto dei cattolici con la politica:

«Come ho scritto nell’Enciclica Deus caritas est (cfr nn. 28-29), sui rapporti tra religione e politica Gesù Cristo ha portato una novità sostanziale, che ha aperto il cammino verso un mondo più umano e più libero, attraverso la distinzione e l’autonomia reciproca tra lo Stato e la Chiesa, tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio (cfr Mt 22, 21). La stessa libertà religiosa, che avvertiamo come un valore universale, particolarmente necessario nel mondo di oggi, ha qui la sua radice storica. La Chiesa, dunque, non è e non intende essere un agente politico. Nello stesso tempo ha un interesse profondo per il bene della comunità politica, la cui anima è la giustizia, e le offre a un duplice livello il suo contributo specifico. La fede cristiana, infatti, purifica la ragione e l’aiuta ad essere meglio se stessa: con la sua dottrina sociale pertanto, argomentata a partire da ciò che è conforme alla natura di ogni essere umano, la Chiesa contribuisce a far sì che ciò che è giusto possa essere efficacemente riconosciuto e poi anche realizzato. A tal fine sono chiaramente indispensabili le energie morali e spirituali che consentano di anteporre le esigenze della giustizia agli interessi personali, o di una categoria sociale, o anche di uno Stato: qui di nuovo c’è per la Chiesa uno spazio assai ampio, per radicare queste energie nelle coscienze, alimentarle e irrobustirle. Il compito immediato di agire in ambito politico per costruire un giusto ordine nella società non è dunque della Chiesa come tale, ma dei fedeli laici, che operano come cittadini sotto propria responsabilità: si tratta di un compito della più grande importanza, al quale i cristiani laici italiani sono chiamati a dedicarsi con generosità e con coraggio, illuminati dalla fede e dal magistero della Chiesa e animati dalla carità di Cristo»[4].

Ritengo che l’affermazione del Papa della piena cittadinanza dei cattolici, cioè la loro responsabilità civile e politica, sia da collegare con l’invito a non chiudersi e ad aprirsi con fiducia a nuovi rapporti collaborando con tutte quelle forze che possono favorire la crescita del nostro paese.

Il Papa non dice solo che il laico cristiano è chiamato a impegnarsi nella politica, ma, anche se solo con brevi cenni, indica anche il come. Tale indicazione l’aveva già data in passato il Cardinal Martini che, dopo Tangentopoli, aveva offerto ai cristiani impegnati in politica, disorientati dalla fine della DC, una sorta di “decologo”: «una lista di dieci opzioni da consolidare per guardare con fiducia al futuro»[5].

Si era all’indomani del convegno delle chiese d’Italia del 1995, tenutosi a Palermo, all’interno del quale Giovanni Paolo II si era rivolto ai convegnisti affermando che «la Chiesa non deve e non intende coinvolgersi con alcuna scelta di schieramento politico o di partito, come del resto non esprime preferenza per l’una o l’altra soluzione istituzionale che sia rispettosa dell’autentica democrazia», aggiungendo però che comunque non si può «ritenere ogni idea o visione del mondo compatibile con la fede», né accettare «una facile adesione a forze politiche e sociali che si oppongano, o non prestino sufficiente attenzione, ai principi della dottrina della Chiesa sulla persona e sul rispetto della vita umana, sulla famiglia, sulla libertà scolastica, la solidarietà, la promozione della giustizia e della pace»[6].

Il “decalogo” di Martini, sulla scia delle parole di Wojtyla, si allacciava perfettamente al periodo che la politica stava vivendo in Italia. Da allora sono passati dodici anni, ma le dieci opzioni di Martini rimangono ancora valide e per questo è opportuno riproporne alcune, aggiornate però con quanto lo stesso Cardinale ha detto in merito nei suoi successivi discorsi.

v La politica non è tutto

Il servizio cristiano alla società, in quanto servizio di testimonianza e di annunzio del Vangelo, non si può ridurre alla partecipazione alla vita politica e all’adesione ad un partito. «Un contesto importante di partenza per un nuovo discorso politico è la presa di coscienza del patrimonio sociale e caritativo della comunità cristiana e della sua forza di lievito della società». Si tratta di fare propria la cultura della solidarietà e della carità per poi immetterla nella costruzione della città dell’uomo. «Tale cultura inserisce l’istanza di comunione nell’economia; orienta l’ethos nazionale nel senso di una maggiore sensibilità ai bisogni dei poveri della nostra società e di quelli del Sud del mondo»[7].

v La politica è laica

Come afferma il Concilio Vaticano II, tutte le realtà temporali, tra le quali la politica, hanno un ordine proprio come anche delle leggi e degli strumenti propri. In questo senso la politica è laica, ciò significa che dalla fede non si può dedurre direttamente un modello di organizzazione sociale, politica o economica.

Il passaggio dalla fede alla politica comporta pertanto una mediazione antropologica ed etica. è attraverso questi due piani che il cristiano è chiamato a fare filtrare i contenuti di fede nell’ambito dell’azione politica.

Per fare ciò però è importate che il cristiano sappia distinguere il piano dei principi etici con quello dell’azione politica: «i principi etici sono assoluti ed immutabili. L’azione politica, che pure deve ispirarsi ai principi etici, non consiste di per sé alla realizzazione immediata dei principi etici assoluti, ma nella realizzazione del bene comune concretamente possibile in una determinata situazione.

Nel quadro di un ordinamento democratico, poi, il bene comune viene ricercato e promosso mediante i mezzi del consenso e della convergenza politica. Nel fare ciò non è mai possibile ammettere un male morale. Può però accadere che, in concreto – quando non sia possibile ottenere di più, proprio in forza del principio della ricerca del miglior bene comune concretamente possibile –, sia bene o sia opportuno accettare un bene minore o tollerare un male rispetto a un male maggiore»[8].

La politica richiede pertanto la capacità di intraprendere cammini di dialogo che diano risultati positivi, anche se gradualmente, in quanto la chiusura su dei “no” alla fine diventa sterile, se non controproducente. «Non basta, ad esempio, proclamare il valore della famiglia ed esigere una legislazione che la promuova e che prevenga i danni gravissimi che porta alla società la dissoluzione del vincolo matrimoniale, se non ci si fa carico di una ricerca paziente di soluzioni pratiche che tengano conto anche di chi ha concezioni diverse e che fa parte della stessa società civile. (…) Non ogni lentezza nel procedere è necessariamente un cedimento. C’è pure il rischio che, pretendendo l’ottimo, si lasci regredire la situazione a livelli sempre meno umani»[9].

v Il pluralismo è legittimo

La fede, come detto pocanzi, non determina un unico partito politico o un’unica soluzione politica, per cui è possibile che i cristiani possano aderire a programmi politici diversi, ma ugualmente validi. è ciò che affermava lo stesso Paolo VI: «nelle situazioni concrete e tenendo conto delle solidarietà vissute da ciascuno, bisogna riconoscere una legittima varietà di opzioni possibili. Una medesima fede cristiana può condurre a impegni diversi»[10].

Tuttavia il pluralismo politico non deve essere confuso con il relativismo etico. La Chiesa non può tecere o essere indifferente nei confronti del «farsi strada di un liberismo utilitaristico che non mette ordine nelle attese e nei bisogni secondo una gerarchia dei valori, ma eleva il profitto e l’efficienza o la competitività a fine, subordinando ad essa le ragioni della solidarietà», né si può rimanere neutrali nei confronti «di una logica decisionistica che non rispetta le esigenze di una paziente maturazione del consenso o che cerca di estorcerlo con il plebiscito generalizzato o si illude di operare col sondaggio dei desideri, semplificando la complessità della politica, dei suoi tempi e delle sue mediazioni» [11].

v Il metodo democratico

Il Cardinal Martini afferma che l’attenzione dei cristiani nella vita politica deve riguardare il metodo della politica prima ancora dei contenuti. Non si tratta di mettere in ombra i valori etici, ma di trovare un metodo che possa conservarli, difenderli e proporli. Non può un cristiano aderire ad un programma, buono in sé, ma attuato da un regime totalitario. Certo oggi noi in Occidente abbiamo raggiunto ovunque la democrazia, ma bisogna stare attenti perché a volte sono presenti delle forme sottili di spirito antidemocratico, che tendono a eludere il dibattito ed il confronto, in nome di una decisione rapida (indice di un governo “forte”), magari dando all’altra parte la possibilità di dire solo un “si” o un “no” secchi, senza permettere di studiare bene il problema in questione. Il risultato di ciò è una società divisa, intrisa di spirito di rivalsa, guidata più dall’emotività che dalla ricerca sincera del bene comune[12].

v Il pensare e l’agire del cristiano in politica

Il cattolico oggi corre il rischio di rimanere nel pre-politico e nel sociale, guadando all’azione politica solo come a quella possibilità ad esempio di avere approvato il finanziamento per le scuole cattoliche. Bisogna allargare gli orizzonti così da valutare il progetto globale di società, progetto a favore del quale i cristiani sono chiamati a lavorare attivamente, senza rimanere ai margini, nell’attesa di uno più interventi parziale a loro favore.

Il cristiano in politica è chiamato dunque a collaborare all’ideazione di un progetto di società, ma non solo, nel senso che il suo impegno in politica si deve trasformare anche in azione incisiva. Martini parla a tal proposito del rischio di accidia politica, la quale spegne ogni spinta al cambiamento. Spesso si parla dei cristiani come dei moderati, ma tale moderazione non sempre ha un risvolto positivo. «L’elogio della moderazione cattolica – afferma il Cardinale –, se connesso con la pretesa che essa costituisca la gamba moderata degli schieramenti, diventa una delle adulazioni di cui parlava S. Ambrogio, mediante la quale coloro che sono interessati all’accidia e ignavia di gruppo, lo spingono al sonno»[13].

La moderazione buona, cioè quella che appartiene allo stile cristiano di fare politica, è fatta di rispetto dell’avversario, di sforzo per comprendere le sue istanze giuste e comporta anche la relativizzazione dell’enfasi salvifica della politica.

Il cristiano deve accompagnare la moderazione buona con un’azione riformista coraggiosa, che in consonanza del Vangelo, sappia essere profetica e radicale, lontana dall’accidia di certi compromessi o di certi comportamenti “diplomatici”.

Tale riformismo ha bisogno del superamento della vecchia forma di partito ed in questo il Cardinale si esprime in perfetta sintonia con il pensiero di Luigi Sturzo. Il sacerdote di Caltagirone era convinto che i cristiani, pur non essendo la maggioranza, avrebbero avuto la capacità di unire tutte le forze riformiste (i “liberi e forti”) su un programma coraggioso e riformista, basato su valori comuni, ma rispettoso dell’identità di ciascuno.

Infine permettetemi di fare un richiamo ad alcuni dei nostri politici per il loro modo di trattare il modo cattolico, considerato spesso e volentieri terra di conquista, sulla quale approdare in tempo di campagna elettorale o per qualche subdolo fine strumentale legato a fatti più o meno importanti, ma che comunque fanno odiens e che quindi spingono i più “furbi” della classe dirigente a “cavalcarne l’onda”.

Bisogna anzitutto tenere presente, come ha ribadito con forza il Santo Padre nel suo discorso a Verona, in un passaggio molto applaudito, che «il compito immediato di agire in ambito politico per costruire un giusto ordine nella società non è della Chiesa come tale, ma dei fedeli laici, che operano come cittadini sotto propria responsabilità».

Questa affermazione contiene un’importante verità che potremmo tradurre ai nostri politici in questo modo: le parrocchie e le comunità ecclesiali non sono un bacino di voti orientati a proprio piacimento dal parroco o dal sacerdote assistente. Che alcuni politici abbiano questa concezione di parrocchia, a dir poco mortificante, è evidente da alcuni fatti esemplari.

Faccio riferimento ad uno in particolare, non perché io lo ritenga l’unico, ma perché in maniera emblematica rende tangibile tale concezione.

I circa 25.000 parroci italiani alla vigilia delle scorse elezioni politiche hanno ricevuto un opuscolo azzurro intitolato “I frutti e l’albero. Cinque anni di governo Berlusconi letti alla luce della Dottrina sociale della Chiesa”.

Evito di dilungarmi in considerazioni personali per lasciare in conclusione alla vostra lettura un breve articolo, pubblicato in un periodico di Larino, Il Ponte, scritto da Don Gino D’Ovidio, parroco di Duronia (Cb), contenente un giudizio sull’opuscolo in questione e sulla mentalità che ci sta dietro.

Sandro Bondi per la pubblicità elettorale di Forza Italia ha inventato l’ennesimo espediente: ha inviato ai 25.000 parroci italiani un opuscolo di dieci pagine dal titolo “I frutti e l’albero” in cui maldestramente prova a presentare i “cinque anni del governo Berlusconi alla luce della Dottrina sociale della Chiesa”.
Nella lettera che accompagna l’opuscolo si prova a penetrare nella coscienza dei sacerdoti, che sappiamo tutti essere molto vigile e critica, con una presentazione dell’azione del governo Berlusconi che avrebbe dato all’Italia una condizione di promozione umana e sociale per tutti, ma in particolare per i più deboli secondo criteri di sussidiarietà e di solidarietà, seguendo le indicazioni della Dottrina sociale della Chiesa. Si fa di più: si presenta la Casa delle Libertà come il baluardo di difesa del patrimonio culturale e spirituale dei cattolici ed in certi passaggi si ha la sensazione che si voglia presentare il conto alla Chiesa per talune leggi estremamente discutibili quali quelle per gli oratori, per gli insegnanti di religione e per l’abolizione dell’Ici agli enti ecclesiastici. Peccato che Forza Italia non si renda conto di aver scelto per l’opuscolo lettori preparati, menti pensanti e con una elevata capacità di lettura della realtà politica italiana.

Primo errore gravissimo, allora: la convinzione di Forza Italia che i sacerdoti per informarsi leggano gli opuscoli piuttosto che i giornali. Tra l’altro il tentativo di presentare la situazione italiana dopo i cinque anni di governo Berlusconi come un eldorado cozza contro i dati presentati dall’Eurispes in gennaio e dall’Istat recentemente. I due istituti descrivono un Paese a crescita zero, una contrazione di centoduemila posti di lavoro, un deficit pesante, un aumento della fascia di povertà impressionante anche tra il ceto medio ed una precarizzazione del mercato del lavoro che preoccupano un po’ tutti, dagli industriali ai sindacati fino ai normalissimi cittadini i quali non riescono più a vivere con stipendi e pensioni che hanno perso pesantemente il loro potere d’acquisto.

Il libretto spedito da Bondi ai sacerdoti prova persino a presentare il governo Berlusconi come il paladino della pace nel mondo e colui che sta impegnandosi fortemente per la riduzione del debito dei Paesi poveri ed il loro sviluppo economico.

Francamente la parte più eclatante, scandalosa ed anche indisponente del documento firmato da Bondi è che Forza Italia scriva ai presbiteri della Chiesa cattolica italiana presentandosi come il partito che avrebbe governato in linea con i principi della Dottrina sociale della Chiesa.

È paradossale che possa sostenere questo chi ha ignorato le posizioni nonviolente di Giovanni Paolo II sulla guerra in Iraq, ha fatto una riforma fiscale che agevola i redditi medio-alti, ha distrutto con parecchie leggi ad personam la cultura della legalità, ha cercato di minare i principi di una giustizia uguale per tutti, ha prodotto una riforma scolastica che riporta indietro il Paese nella garanzia di un diritto allo studio criticamente fondato, ha ostacolato il valore dell’accoglienza per gli immigrati con la Bossi-Fini, sta provando a cancellare solidarietà ed unità nazionale con il progetto pseudofederalista della devoluzione ed infine prova a sovvertire i fondamenti dello Stato democratico con una legge elettorale ed una riforma della Costituzione che stanno provocando in tutta Italia un vero e proprio movimento di ribellione al punto che le firme per il referendum abrogativo hanno raggiunto un numero elevatissimo.

Inoltre a nessuno sfugge l’arroganza di questo governo che ha cercato di cambiare perfino le regole fondamentali dello Stato a colpi di maggioranza, dimenticando che abitualmente esse si affidano ad una commissione bipartisan e che comunque si modificano con il concorso di tutto il Parla-mento.

C’è chi con posizioni molto rispettose in questa campagna elettorale sta cercando di tenere un dialogo corretto e costruttivo con il mondo cattolico. In questa direzione non va certo l’opuscolo di cui stiamo parlando.

Ai sacerdoti che lo stanno ricevendo, secondo noi, non resta altro da fare che rinviare al mittente uno strumento che non cerca seria informazione e confronto con la Chiesa, ma si pone unicamente come puro mezzo di pubblicità, costruito per giunta con scarso rispetto per l’intelligenza altrui.

A fronte di tale posizione chi pone in atto tali escamotage elettorali riuscirà forse a capire un po’ che il mondo cattolico non è terra di conquista, ma parte attiva, responsabile e critica della società italiana con cui ci si può solo correttamente confrontare.



[1] Cfr. Comitato preparatorio del IV convegno ecclesiale (Verona 16-20 ottobre 2006), Traccia di riflessione del comitato preparatorio, n.1.

[2] Benedetto XVI, «Discorso al 4° convegno Ecclesiale Nazionale Italiano», in Osservatore Romano, 20 ottobre 2007.

[3] Idem.

[4] Idem.

[5] Martini C. M., Chiesa e comunità politica, Sant’Ambrogio, 1995.

[6] Giovanni Paolo II, «Discorso ai convegnisti», in Il Regno, 21/12(1995), 671.

[7] Martini C. M., Chiesa e comunità politica, Sant’Ambrogio, 1995

[8] Idem, Criteri di discernimento nell’azione politica, 1998.

[9] Idem, Chiesa e comunità politica, Sant’Ambrogio, 1995

[10] Paolo VI, Octogesima adveniens (1971). n. 50.

[11] Martini C. M, Chiesa e comunità politica, Sant’Ambrogio, 1995

[12] Cfr. Idem, La linfa e l’albero, 1996.

[13] Idem, “Coraggio, sono io, non abbiate paura” (Mt 14, 27), S. Ambrogio, 1999.

54 Comments

  1. Un copia/incolla da chissà quale fonte.
    Ce ne sarebbero di cose da dire… partendo proprio dalle lettere del Tarsiota (Paolo) ai Galati, ai CorinZi, ai Filippesi etc. Ovviamente si riprendono solo le parti che fanno comodo (“Cristo che vive in me”) tralasciando – ovviamente – gli altri scomodi versetti de l'”Avorton de Dieu”, come lo chiamano in Francia. Mettendo da parte questo discorso (e senZa addentrarsi minimamente nel campo minato che è quello cristologico – non ne usciremmo più!), i “Fedeli laici” mi fanno sorridere. La “Laicità dello stato”, sbandierata da tanti, tantissimi, non è altro che pura utopia in questo paese. Ne sia prova il fatto che in ogni edificio pubblico troviamo una croce, un simbolo religioso. Poco importa che sia cristiano. Lo stato laico è indipendente nei riguardi della chiesa, sostiene la separaZione tra religione e politica. Un giudice del tribunale di Camerino, che ho l’onore di conoscere personalmente essendo andato all’udienZa del suo processo, Luigi Tosti, si è rifiutato di svolgere i suoi compiti giuridici fin quando non fosse stato tolto il crocifisso dalla sua aula, o, almeno, non gli fosse permesso di esporre il proprio “simbolo religioso”, quello dell’ateismo. A Tosti non è stata data ragione. La “Laicità dello stato”. Quel crocifisso che ostentiamo con sicureZZa nei nostri uffici è semplicemente abusivo.
    E per favore, non parlatemi dei papi, perché anche su di loro ce ne sarebbero di cose da dire…

    Non vedo, non sento, non parlo.

    Sanctificetur nomen tuum.

  2. Ah fra’ Vittò, dillo con parole tue!
    A costo di un pò di fatica, sarai sicuramente più convincente.
    FLCMJ, dai non ti fermare: continua a non vedere, sentire, parlare, che per i duri il gioco deve ancora iniziare.

    Nosce te ipsum fra vittorio.

    Salutamu gli ispicesi che non videro, non sentirono, non parlarono…

  3. Pace e bene,
    Il mio contributo, che l’amico FLCMJ paradossalmente nel suo commento non commenta per nulla, è un commento che, prendendo spunto dal discorso del Papa al convegno di Verona, si sofferma sostanzialmente su alcuni scritti del Cardinale Martini.
    Ovviamente mi sono munito di articoli e di documenti vari sulla Dottrina sociale della Chiesa così da presentare un contributo serio e scientifico, privo di quei luoghi comuni, che magari fanno opinione, ma che sono fondati sul nulla.
    Ora, all’amico FLCMJ, che mi pare che non ho il piacere di conoscere, volevo anzitutto far presente alcune osservazioni.
    Anzitutto scrivendo copia/incolla, l’amico lascia intendere che io avrei composto l’articolo attraverso una delle due operazioni. Difatti il segno /, quando si trova tra due parole, indica un “aut, aut” e non un “et, et”. Se ho capito bene quello che il commento voleva dire, sarebbe stato corretto usare il trattino semplice (-) che interposto tra “copia” ed “incolla” avrebbe dato all’espressione il significato oggettivo corrispondente alle intenzioni dello scrivente.
    Inoltre, dato che, leggendo gli interventi e i commenti dell’amico FLCMJ presenti nel blog, riguardanti Cristologia, Sacra Scrittura e Storia della Chiesa, ho riscontrato solo teorie ed ipotesi avanzate da tempo, oramai sapute e risapute, mi chiedo: caro amico, qual è la tua teoria originale, l’ipotesi partorita da te, quella che non fa parte del copia-incolla (si scrive così…) cha hai realizzato copiando idee e concetti da testi dal dubbio valore scientifico, per poi incollarli nella tua mente?
    Mi chiedo se il copia-incolla vero non l’abbia fatto tu e per questo mi permetto di darti un consiglio: se sei fermo al solo copia-incolla aggiungi un’altra operazione in modo da fare copia-elabora-incolla… i risultati saranno di certo migliori.
    Continuando, nel suo commento, l’amico FLCMJ prima dice che i fedeli laici lo fanno sorridere e poi comincia a parlare della laicità dello Stato. Mi chiedo: ma l’amico ha capito di cosa si tratta quando si parla di “fedele laico”? Il Devoto-Oli nell’edizione 2002-2003, a pag 1122, attribuisce al termine laico 3 significati, di cui il primo è il seguente (chiedo venia per il copia-incolla): «credente cattolico non appartenente allo stato ecclesiastico (contrapposto a chierico)». Tenendo conto inoltre che nel mi articolo si parla di fedeli laici, risulta ancora più evidente che il termine indica i fedeli cattolici che non sono né diaconi né sacerdoti. Pertanto, che c’entra la laicità dello Stato? Se si vuole parlare di questo argomento si scriva un articolo (lo leggerei con piacere), senza rischiare di andare totalmente fuori tema, come risulta evidente in questo caso.
    Infine se si apre un dibattito sulla teologia paolina o sul libro della Genesi a me non dispiacerebbe per nulla. Riguardo poi alla Storia della chiesa, a Ispica c’è la possibilità di confrontarsi con don Peppe Stella, parroco dell’Annunziata, che si è specializzato in questa materia qui a Roma alla Gregoriana.
    Ho letto proprio ora il commento di un altro amico, un certo Giuseppe Di Rosa. A lui rispondo che, se c’è bisogno, quello che ho scritto posso anche riscriverlo con altre parole per renderlo più accessibile. Comunque non si tratta di merce per cui non mi interessa convincere gli altri affinché la “acquistino”.
    Io annuncio il Vangelo secondo i doni che il Signore mi ha dato e continua a darmi. A Lui rendo grazie per le mie capacità e a Lui mi rivolgo quando il mio limite non mi fa andare oltre. So di non conoscermi totalmente, ma sono sereno per il fatto che Dio mi conosce in profondità ed è Lui che man mano, lungo il mio cammino, mi da la grazia di fare verità dentro di me e di dare senso anche a quelle cose alle quali nessuna conoscenza umana sa dare risposta.
    Infine sul fatto di non sentire, non vedere e non parlare, sinceramente non so cosa si vuole intendere. Io posso dirvi solo che Gesù ancora oggi guarisce i cechi, i sordi e i muti. Chi ha problemi del genere e ne volesse approfittare…
    Pax

  4. Devo ammettere che il mio precedente post appare controverso, nel senso che si può interpretare in diversi modi. Avrei dovuto premere “invio” dopo aver scritto che i fedeli laici mi fanno sorridere. Poiché dopo ho accennato al tema della laicità dello stato, che non voleva essere direttamente collegata ai fedeli laici. Vero, ho sbagliato io.
    Chiedo anche scusa se ho sbagliato a mettere il segno / al posto del trattino (-).
    L’amico Fra Vittorio mi chiede quale sia la mia teoria originale, quella “partorita da me”. E insinua che i testi che “studio” per diletto siano di “dubbio valore scientifico”. Ebbene, potrei rispondere con la stessa affermaZione (riferendomi al valore scientifico) su Vangeli & affini. Siamo sullo stesso livello, nè più nè meno.
    L’ipotesi di FLCMJ si rifà a tutti i testi [cristiani-non cristiani (nota il trattino)] che ha letto. C’è ancora tempo per una tesi totalmente originale. Devo studiare ancora un bel po’.
    Io annuncio il Vangelo secondo i danni che egli ha dato e continua a dare.
    Inoltre, posso dire che altri, prima di Gesù, guarivano i ciechi, i sordi e i muti.

  5. Gentile FLCMJ,
    non voglio fare polemica, ma mi sembra chiaro, leggendo ciò che hai scritto in precedenza, mettendo in relazione i fedeli laici con la laicità dello Stato, che hai fatto un pò di confusione, non tanto per cattiva intenzione, quanto semplicemente per ignoranza. Attenzione, questa non è una colpa, ma una realtà di cui ciascuno dovrebbe prendere atto nella propria vita riconoscendosi ignorante. Socrate direbbe: “so di non sapere”; lui difatti aveva ben capito che il problema non era l’ignoranza, ma la presunzione di sapere. Scusami se faccio questa citazione, so da quello che scrivi che purtroppo sei sordo, ma Gesù in questi casi soleva dire: “Chi ha orecchi per intendere, intenda”…
    Riguardo al dubbio sulla scientificità dei testi da te studiati per diletto, mi permetto di specificare che tale mio dubbio è motivato dal fatto che questi testi non vengono citati. Ora la scientificità di un lavoro dipende dal suo apparato scientifico, cioè dalle fonti e, fino a quando non si conoscono le fonti, non c’è certezza di scientificità.
    A proposito di ciò, la storicità di Gesù, da te messa in dubbio (mi riferisco ad un commento all’articolo di Clara Corallo che tratta del venerdì 17), era negata dall’enciclopedia di stato dell’ex URSS, nella quale appunto Gesù veniva definito un “personaggio mitico”. Tale affermazione chiaramente era espressione di una cultura oscurantista, nella quale sistematicamente, per paura, si negavano quelle verità che risultavano scomode.
    Oggi tra gli studiosi, mi riferisco a quelli di un certo livello, nessuno ipotizza la non esistenza di Gesù (abbiamo tra l’altro anche delle testimonianze contemporanee extra-bibliche, come quella del talmud di Babilonia, quella di Tacito o ancora quella di Giuseppe Flavio).
    Attraverso poi il metodo storico-critico, basato sui due fondamentali criteri della continuità o somiglianza e della discontinuità o dissomiglianza, si è attestata l’autenticità degli scritti evangelici ( a riguardo, ad esempio, cfr. Rinaldo FABRIS, «Gesù Cristo», in Dizionario di teologia biblica, San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 1998, 599) .
    Infine, scusami ancora, ma come si può affermare che il Vangelo ha procurato danni? E poi a chi li avrebbe procurati?
    Forse a causare questi danni non definiti è stato il comandamento dell’amore (Mc 12, 29-31), o l’invito a perdonare 70 volte sette, cioè sempre (Mt 18, 21-22)?
    O forse a causare questi danni non definiti sono stati quegli uomini e quelle donne che hanno saputo incarnare autenticamente il messaggio evangelico, come Francesco d’Assisi, Teresa di Calcutta, Giovanni Bosco, Filippo Neri, padre Pugliesi, Giorgio La Pira, o l’ispicese Maria Crocifissa Curcio?
    Se i rappresentati della Chiesa nella storia hanno fatto degli errori ciò è da attribuire al fatto che in quei casi non hanno saputo interpretare autenticamente il messaggio evangelico, ma in questo il Vangelo non ha responsabilità. Anzi credo che la Parola del Vangelo sia l’unica capace di cambiare i cuori e di convertire all’amore e che, per tale motivo, sia anche l’unica Parola che possa dare senso pieno alla nostra vita, quindi anche alla tua.
    Pax

  6. Diceva il mio professore di statistica: “i numeri parlano da soli, ma spesso ognuno gli fa dire quel che vuole…”

    Se la chiave di volta è l’interpretazione allora ritengo il vangelo un libro come tanti altri, hai visto mai che ad interpretare Esopo o il marchese de Sade non si dia un contributo positivo (chi può dirlo) alla animalesca socialità delll’uomo?
    Se da un lato fra vittorio associa al vangelo persone che CON I FATTI hanno lasciato il segno ,mi pare che lo stesso è costretto, in questo luogo, ad associare il suo messaggio alle parole (l’unica forza che disse di avere Giovanni XXIII, mi pare.
    Le stesse sono, quindi, ancora da interpretare da parte di chi legge e foriere ANCHE di produrre danni a chi prendendole per oro colato o mettendole in pratica con una certa energia rischia di eccedere. La storia insegna che ci vuol poco, molto poco.
    Allora perchè non iniziare da una base più onesta?
    Inizierei, con parole mie, dicendo che nessuno è depositario di verità assolute, nè la singola persona ne il gruppo costituito (legge dei rendimenti decrescenti)e da qui con la mia faccia, il mio sorriso, i miei occhi, la mia voglia di vivere da monaco trappista partirei nel colloquio con dio e con gli altri

    La persona più buona al mondo che ho conosciuto spesso mi ripete: “quando le chiacchere stanno a zero, i fatti parlano da soli”.

    Un saluto agli ispicesi di buona volontà e di altrettanta fede ” laica”

  7. Sul tema del laicismo posso (e devo) ammettere che la mia ignoranZa è davvero ampia, e su questo non c’è dubbio. Sono d’accordo con te quando dici che essere ignorante non è una colpa, dato che nessuno può essere davvero onnisciente… ci mancherebbe!
    Per quanto riguarda i testi che ho studiato, e che sono fonte del tuo dubbio, ti riporto subito alcuni titoli e autori:
    Gesù: La verità storica – Autore: E. P. Sanders
    Il Cristianesimo antico dalle origini al concilio di Nicea – Autore: Giorgio Jossa
    I Vangeli gnostici – Autore: Elaine Pagels
    Le eresie nei primi secoli del cristianesimo – Autore: Francesco Saverio Pericoli Ridolfini
    Storia della Chiesa dalle origini fino ai giorni nostri – Autore: A. Fliche – V. Martin
    La croce della Chiesa – Autore: Karlheinz Deschner
    Un uomo chiamato Gesù – Autore: Marcello Craveri
    Cristianesimo – Essenza e Storia – Autore: Hans Kung
    La storia non raccontata di Gesù – Autore: Giancarlo Rosati
    Vita di Gesù – Autore: Georg Wilhelm Friedrich Hegel
    I Vangeli Apocrifi – Autore (a cura di): Marcello Craveri
    I Vangeli Gnostici – Autore: Luigi Moraldi
    I manoscritti del mar morto – Autore: J. Alberto Soggin
    Verità e menzogne della Chiesa Cattolica. Come è stata manipolata la Bibbia – Autore: Pepe Rodriguez
    I grandi iniziati – Autore: Edouard Schuré
    Vangeli Apocrifi – Le fonti della mitologia cristiana – Autore (a cura di): Angela Cerinotti
    Patì sotto Ponzio Pilato? – Autore: Vittorio Messori
    Ipotesi su Gesù – Autore: Vittorio Messori
    Dicono che è risorto – Autore: Vittorio Messori
    Trattato di ateologia – Autore: Michel Onfray
    La favola di Cristo – Autore: Luigi Cascioli
    Gesù Ebreo – Autore: Riccardo Calimani
    Vita di Cristo – Autore: Carlo Cremona
    Vita di Gesù – Autore: Ferruccio Parazzoli
    La Palestina ai tempi di Gesù – Autore: K.C. Hanson, Douglas E. Oakman

    Più diversi altri che ho letto preso in prestito in biblioteca e altri che non cito. E sappi che molti di loro sono dottori in teologia e professori universitari, esperti di storia del giudaismo e del cristianesimo etc etc. Non sono proprio dei pivelli…

    A proposito della storicità di Gesù, sappi (ma credo lo sappia) che non è per niente vero che la sua esistenZa non è messa in discussione dagli “studiosi di un certo livello”; certo, se poi ti riferisci agli apologeti allora la storia cambia…
    Sul Talmud ti posso dire poco (ovvero: so che è “MenZionato” ma non conosco bene quegli episodi).
    Su Giuseppe Flavio, invece, sono diversi gli studiosi (anche di un certo livello) che mettono in dubbio l’autenticità del passo che riguarda Gesù. Eccoti cosa tanti (tanti!) pensano di questa testimonianZa: http://www.luigicascioli.it/flavio_ita.php
    Per quanto riguarda Tacito, ti rimando a questi due link: http://www.luigicascioli.it/rubriche17_ita.php
    http://www.luigicascioli.it/tacito_ita.php

    Well, attraverso il modo storico-critico l’autenticità dei Vangeli è stata accertata dalla parte cristiana! E mi pare ovvio. Dall’altra parte c’è chi sostiene il contrario: non si contano le inverosimiglianZe, incongruenZe e quant’altro ancora contenuto nei tre sinottici e Giovanni. Il messaggio evangelico in sè, quello di Gesù (che sia mitico o storico) non è sbagliato, proprio per nulla. Egli predicava l’amore per il prossimo (anche se suo Padre diceva altro: (Numeri 18,7) Io vi dò l’esercizio del sacerdozio come un dono; l’estraneo che si accosterà sarà messo a morte. Mentre Gesù: (Giovanni 13,34) Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri), l’uguaglianZa (che, ricordiamolo, nell’intera Bibbia questa parola compare solo 3 volte 3) etc. E quello va benissimo. Il problema è che la chiesa coi suoi ministri – come hai ricordato pure tu – non sembra aver colto questo messaggio come avrebbe dovuto.
    Io sarò pure sordo, ma tu – perdonami – mi sembri cieco. O, peggio, accecato da qualcosa che solo tu riesci a vedere.

  8. caro fclm, ti premetto che di teologia non capisco niente sono super ignorante con la I grande, ma ti voglio porre un quesito, se tu lavorassi in un paese musulmano, ti permetterebbero di mettere il crocifisso o qualsiasi simbolo della tua religione? ma….
    Mi spieghi cosa c’è di male vedere un crocifisso nelle scuole, Uffici e via discorrendo?

    Un saluto a tutti

  9. Ciao Pietro 😉

    Probabilmente no, non mi premetterebbero di mettere un simbolo religioso qualunque (premesso che non ne ho alcuno). Però tu parli di un paese musulmano, dove le leggi sulla religione (e non solo) sono molto, molto severe. C’è quasi un “regime teocratico”, esagerando.
    In Italia il tasso di ignoranZa è nella media (?), ma non dovremmo essere tanto stupidi da bocciare gli altri simboli religiosi (che siano musulmani, atei, scintoisti e così via). La libertà di religione è un diritto, e il crocifisso nelle aule scolastiche o uffici è abusivo; non tanto perché è un crocifisso, quanto per il fatto che solamente quello si può mettere. E allora, se siamo davvero aperti di mente, perché non ammetterne altri o togliere quello?

  10. Scusate, ma ho l’impressione che abbiamo deviato totalmente da quello che era il tema proposto da Vittorio. Capisco che si tratta di un post un pochino “prolisso” e che, magari, poco invita ad una sua lettura. Ma, dopo che mi hanno “costretto” a leggere gli oltre 80 commenti sul “cancello”, ieri sera me lo sono stampato e letto con molta attenzione. 🙂
    L’esposizione analitica e “scientifica” fatta sulla figura del “fedele laico” mi trova, in linea di principio e per convinzione personale, pienamente d’accordo. Non posso, però, dire altrettanto riguardo alle conclusioni a cui giunge alla fine del suo post.
    L’appunto mosso alla classe politica che, come dici, vede nel mondo cattolico un “terreno di conquista” e l’esempio specifico che hai citato, a mio avviso, stride fortemente con quella “cittadinanza piena dei cattolici” di cui parli.
    Se, infatti, il “fedele laico” è il punto di congiunzione e mediazione tra i valori cristiani e la politica, non si può intendere questo rapporto in maniera unidirezionale.

    Ad maiora.

  11. Caro fra Vittorio, non ti prendere la briga di scomodarti per rispondere a Pietro Avveduto, sono le sue conclusioni a stridere fortemente con quanto riporti nella chiusura del tuo intervento: La dove critichi Forza Italia per aver ritenuto plagiabii gli uomini di chiesa, attraverso la propaganda dei volantini e degli opuscoli. Come se questi non avessero ancora in mente i messaggi di pace di quel Santo di Wajtyla e non avessero avuto sotto gli occhi quanta “pace” in iraq stesse facendo il governo italiano. Giornata di pace (pace: pace!) e non pace nel significato da deplian propagandistico che giustamente alcuni preti hanno rispedito al mittente.

  12. Caro Saro, non ti preoccupare, tanto non mi risponde….. mi telefona…. anzi, mi fa uno squillo ed io gli telefono, con buona pace di Telecom e dei suoi bilanci!!! 🙂

    So perfettamente che porto su di me l’indelebile “lettera scarlatta” (se finirò sul “rogo”, però, sarò in buona compagnia!!!!) e, certe volte, noto quanta difficoltà incontro nel trasmettere un concetto senza che questo venga ingabbiato in schemi interpretativi che lo trasformano da “mio” ad “omologato”. Ovviamente, Saro, non mi riferisco al tuo intervento, nè il riferimento è a qualche altro specifico intervento. Diciamo che si tratta di “verba generalia”.

    Tornando alla questione, francamente non trovo quale sia il motivo di stridore nelle mie conclusioni.
    La settimana scorsa Benedetto XVI e Giorgio Napolitano hanno riconosciuto l’importanza del dialogo e del confronto. Questi, se devono esistere, non possono essere unidirezionali (ma questo l’ho gia detto!).
    Nel dialogo e nel confronto, a mio avviso, dobbiamo annoverare ed accettare la possibilità che i partiti (tutti! e sottolineo tutti), in quanto “fondamento costituzionale del sistema Stato”, possano rivolgersi alla Chiesa per illustrare le proprie posizioni ed il proprio programma senza che questo “gesto” venga “demonizzato” e tacciato di ricercare “territori di conquista”. Altra cosa è, invece, la legittimità della critica alle posizioni ed ai programmi.

    Ad maiora.

  13. Sono stato impegnato con lo studio e con l’attività pastorale e non ho potuto rispondere a quanto hanno scritto l’amico Giuseppe Di Rosa e l’amico corrispondente alla sigla FLCMJ. Ora, però, avendo un po’ di tempo, gentilissimi lettori del blog, pur sapendo di abusare della vostra pazienza, esercito il mio diritto alla replica (in quanto autore dell’articolo commentato) e mi appresto a rispondere.
    All’amico Giuseppe Di Rosa dico che, nel momento in cui viene mal interpretato, il Vangelo non può essere giudicato foriero di danni. È la cattiva interpretazione che determina il danno, altrimenti potremmo dire che quelli che manifestano con la bandiera della pace in mano, quando commettono atti di violenza lo fanno a causa della pace, la quale sarebbe foriera di quei danni.
    Il danno è procurato evidentemente dall’errata idea che questi hanno della pace e non certo dalla stessa pace.
    All’amico corrispondente alla sigla FLCMJ dico anzitutto che pensando alla conclusione del suo ultimo commento mi sono reso conto che non ha tanto torto. Però più che accecato io mi definirei “illuminato”, come illuminati venivano chiamati coloro che ricevevano il battesimo. Ma aggiungo che ciò che vedo io, non sono io solo a vederlo; assieme a me c’è gente come Francesco d’Assisi, Giovanni Bosco, Teresa di Calcutta e forse anche qualcuno dei familiari dell’amico corrispondente alla sigla FLCMJ … illuminati anche loro.
    La cosa simpatica è che mentre pensavo a queste cose ho dato uno sguardo al brano del Vangelo del giorno ed ho letto: «E, rivolgendosi ai discepoli, Gesù disse loro privatamente: “Beati gli occhi che vedono quello che voi vedete! Perché vi dico che molti profeti e re hanno desiderato vedere quello che voi vedete, e non l’hanno visto; e udire quello che voi udite, e non l’hanno udito”» (Lc 10, 23-24).
    E non finisce qui! Oggi (6 dicembre) durante la messa il pensiero mi è andato al fatto che dovevo trovare un po’ di tempo per scrivere sul blog e rispondere all’amico corrispondente alla sigla FLCMJ. Arrivati al Vangelo il brano proclamato iniziava in questo modo: «Partito di là, Gesù venne presso il mare di Galilea e, salito sul monte, se ne stava seduto lassù,
    e gli si avvicinò una grande folla che aveva con sé degli zoppi, dei ciechi, dei muti, degli storpi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, e Gesù li guarì. La folla restò piena di stupore nel vedere che i muti parlavano, gli storpi erano guariti, gli zoppi camminavano, i ciechi vedevano, e diede gloria al Dio d’Israele» (Mt 15, 29-31).
    Sarà pure una coincidenza, ma che volete, io per “deformazione professionale” dico che la Parola di Dio “parla” e certe coincidenze c’è Qualcuno che le fa coincidere…
    Comunque, ritornando alla mia risposta, io non conosco l’amico corrispondente alla sigla FLCMJ, però posso anche credere che abbia letto tutti i libri riportati nell’elenco che lui stesso ci fornisce, ma il fatto che io possa credergli non da scientificità alle sue affermazioni. Gli elenchi bibliografici si possono avere facilmente, basta prendere un Dizionario, nel nostro caso di Sacra Scrittura, o andare su internet e se ne trovano tantissimi. Il punto è un altro: le affermazioni dell’amico corrispondente alla sigla FLCMJ a quali studi e a quali autori fanno riferimento? La domanda non è banale, perché oggi basta il “Codice Da Vinci” per affermare con certezza dogmatica le cose più assurde sulla vicenda di Gesù.
    Ripeto, comunque, che io credo che l’amico corrispondente alla sigla FLCMJ abbia letto quei libri. Certo, però, che è strano che dopo avere letto tutti questi libri l’amico come fonte delle sue asserzioni mi cita un sito internet.
    Non solo, ma inoltre mi sono chiesto: possibile che dopo aver letto (anche se per diletto) tutti questi libri l’amico corrispondente alla sigla FLCMJ non sappia che i brani di Giuseppe Flavio, in cui viene menzionato Gesù, sono due e non uno solo? (Quello a cui si riferisce l’amico è il famoso “TestFlav”, ma c’è anche il brano, altrettanto conosciuto, in cui Giuseppe Flavio racconta del martirio di Giacomo. Per una verifica di quanto affermo rimando a due testi: John P. MEIER, “Un ebreo marginale. Ripensare il Gesù storico”, (vol 1), Queriniana, Brescia 2001, 60-62; Gerd Theissen – Annette MERZ, “Il Gesù storico. Un manuale”, Queriniana, Brescia 1999, 89-90)
    Non riuscendo a risolvere la questione alla fine ho pensato che sicuramente i libri del suo elenco non riportavano questa importante notizia: non c’era altra risposta. D’altronde lui li ha letti tutti…
    Subito dopo però, sfogliando le pagine del libro di Vittorio Messori, “Ipotesi su Gesù”, alla pagina 238 dell’edizione del 1977, costato, con meraviglia, che l’autore si riferisce con chiarezza inequivocabile a questo brano di Giuseppe Flavio.
    Che dire…oltre a leggerli forse bisogna anche rileggerli i libri!
    Se poi andiamo a Tacito, l’amico corrispondente alla sigla FLCMJ rimanda al sito di Luigi Cascioli. Ora voi vi chiederete: chi è costui?
    Io personalmente non lo conosco ma sul sito di “Wikipedia. L’enciclopedia libera” ho trovato questo:
    Luigi Cascioli è uno studioso italiano di storia del cristianesimo, noto per aver denunciato la chiesa cattolica (nella persona del parroco di Bagnoregio) per “abuso di credulità popolare” e “sostituzione di persona”. Egli basa queste accuse sui risultati delle sue ricerche, tendenti a dimostrare che la figura di Gesù sarebbe un artefizio cristiano perpetrato nei secoli e basato sulla figura storica di Giovanni di Gamala.
    Cascioli è un ex seminarista poi diventato ateo, di professione agronomo, attualmente in pensione.
    La tesi diffusa dal Cascioli è sostenuta da diversi siti ispirati all’anticlericalismo e all’ateismo, e da una parte degli iscritti all’UAAR[1], ma è osteggiata dagli esponenti del pensiero cristiano. Questi ultimi contestano sia le basi sulle quali si fonda la teoria, sia il metodo con cui egli giunge alle sue conclusioni[2]. Gli storici accademici hanno finora sostanzialmente ignorato le sue ricerche (E penso che se le hanno ignorate un motivo ci sarà…).
    Aggiungo che sull’autenticità e sulla sua integrità del brano di Tacito si possono consultare i testi che ho citato: il testo di Meier ne parla a partire da pagina 86, l’altro tratta la questione da pag 109 a pag 111.
    Il testo di Meier, in particolare, a pag 87 afferma: «nonostante alcuni deboli tentativi di mostrare che questo testo è un’interpolazione cristiana in Tacito, il passo è certamente genuino».
    Ma vorrei dare all’amico corrispondente alla sigla FLCMJ un consiglio, che parte dalla mia esperienza. Io ho studiato al Liceo Classico di Ispica ai tempi in cui insegnava il prof Gino Blanco, una letterato che con autori come Tacito ha una certa confidenza. Perché non ti rivolgi a lui per un parere sull’integrità del brano in questione? Vai sicuro perché lui è professore sul serio; se fosse un agronomo te lo consiglierei per altro…
    Continuando la mia risposta, mi chiedo ancora come mai gli studiosi quando sono cristiani vengono automaticamente etichettati come “apologeti”, mentre agli studiosi atei viene automaticamente attribuita una certa serietà scientifica.
    Questo non è per nulla vero. Anzi posso affermare che senza dubbio il pregiudizio riguarda spesso gli atei. Basta pensare agli studiosi che si definiscono “anticlericali”: questi già nel loro definirsi in negativo (anti) rivelano la presenza di un forte pregiudizio che anima e guida la loro ricerca, tesa solo a contraddire le posizioni dei credenti.
    Se si guarda alla vera ricerca scientifica, ci sono dei criteri per valutare. Tali criteri non sono né cristiani, né atei: sono scientifici e sono tali sia che li utilizzino gli atei, sia che li utilizzino i cristiani (mi riferisco al metodo storico-critico. Attenzione non il “modo”, ma il “metodo”. Strano che non lo si conosca dopo aver letto così tanti libri sull’argomento…).
    Riguardo poi alle incongruenze dei Vangeli, l’errore che comunemente si fa è quello di leggere la Bibbia come oggi si fa con un normale libro di storia. Per leggere e interpretare esattamente i Vangeli bisogna conoscere il contesto in cui nascono, i generi letterari utilizzati, a chi sono indirizzati (Luca si rivolge ai greci, Marco ai romani…). E riguardo a ciò invito a leggere l’articolo “Vangeli” nel Dizionario di teologia biblica edito dalle Paoline.
    Ancora, l’amico corrispondente alla sigla FLCMJ, erroneamente afferma che ci sia differenza tra il Dio dell’Antico Testamento (cattivo) e quello del Nuovo Testamento (buono). Come accennavo prima, per comprendere un testo bisogna partire sempre dal contesto. Se si fa questo tipo di lettura, attenta al contesto, si scopre che non è Dio a cambiare dall’AT al NT, ma è l’uomo che matura e Lo comprende meglio.
    San Paolo parla di “pienezza dei tempi” proprio volendo indicare questa graduale rivelazione, attraverso cui, lungo la storia, Dio man mano si rivela secondo la capacità di comprensione dell’uomo, fino ad arrivare, appunto, alla “pienezza dei tempi”, nella quale la rivelazione assume il volto di Gesù Cristo.
    Il contesto allora risulta fondamentale, difatti senza tener conto di questo giudicheremmo in maniera errata il passato. Ad esempio, un padre di famiglia di 70 anni fa, che non permetteva alle figlie femmine di uscire da sole in nessuna ora del giorno, se non si tiene conto del contesto in cui agiva, potrebbe essere di certo giudicato molto male. Magari poi si trattava di un padre aperto, per quei tempi.
    Altro esempio: il fatto che san Francesco quando parla del corpo lo definisce “frate asino” dipende dalla cultura di allora, cultura nella quale il corpo non veniva apprezzato come oggi a causa della forte influenza esercitata dal platonismo. Oggi definire il corpo “asino” sarebbe da pazzi…
    Lo stesso vale in riferimento agli errori della chiesa: bisogna saperli contestualizzare, altrimenti si rischia di esprimere un giudizio falsato.
    Ma poi perché l’amico corrispondente alla sigla FLCMJ non parla mai di tutto ciò che la Chiesa ha fatto a favore di tutta l’umanità nel campo della cultura, della sanità (ha creato i primi ospedali), delle missioni umanitarie (cfr terremoto del 1908) e così via.
    Nella grande macedonia di argomenti realizzata dall’amico corrispondente alla sigla FLCMJ c’è anche la questione del crocifisso sul muro. A mio avviso la cosa si può discutere, partendo dal presupposto che per me togliere il crocifisso dal muro non è un dramma.
    La cosa che mi allarma è l’elogio che viene fatto al giudice di Camerino, il quale viene meno al suo dovere di magistrato per una questione esclusivamente formale. Ora, prima del rispetto formale del principio, giusto o sbagliato che sia, ci sta il rispetto di quella persona che chiede giustizia e alla quale il magistrato, con o senza crocifisso, deve garantire il proprio servizio. (Penso che un’altra iniziativa in tema potrebbe essere quella di abolire gli incroci, in quanto questi mostrano la clericalizzazione delle reti stradali. Bisogna costruire solo rotonde. Mai più un incrocio! Vogliamo delle reti stradali laiche!)
    Io dal canto mio, a parte lo scherzo, non avrei problemi ad amministrare il sacramento della riconciliazione (cioè a svolgere il mio servizio di confessore) all’interno, ad esempio, di una moschea, o di fronte ad una statua di Budda.
    Concedetemi un’ultima considerazione. Io il Signore Gesù l’ho incontrato nella mia vita quindi al di là delle prove stroriche, che pure ci sono, ho la certezza della sua esistenza storica e metastorica. Ma, se per ipotesi io tale certezza non l’avessi, guardandomi intorno non penso che troverei qualcosa di certo.
    Noto che tanti si dedicano alla demolizione delle certezze, ovviamente di quelle che ritengono false, cosa che ritengo pure giusta. Ma, alla fine di questa pars destruens, ci sarà la possibilità di avere da parte di certi sapienti una pars costruens?
    Dico questo perché, se il nostro profondo desiderio di vita non trova sbocco nell’eternità, la vita stessa rimane monca, mortificata e non si sa nemmeno con chi prendersela.
    Dare vita ad una pars costruens significa proporre delle certezze sperimentate personalmente che siano in grado di rispondere alle nostre domande più profonde.
    Invece l’alternativa a quelle che sono viste come delle credenze infondate ed illusorie alla fine è il non senso o al massimo un’incognita…
    E se la verità, per assurdo, fosse non-senso alla fine forse sarebbe più conveniente vivere in una illusione sensata.

    Comunque, è chiaro che è stato volutamente eluso del tutto l’argomento del mio contributo iniziale, secondo una tecnica, che tutti abbiamo utilizzato durante un’interrogazione, davanti ad una domanda a cui non si sapeva rispondere, tecnica che consiste proprio nel non tener conto della domanda e parlando di quello che si sa (o che si pensa di sapere).
    Così dopo questa mia lunga risposta alla “macedonia” di cui sopra, credo sia giusto chiedere scusa ai lettori con la promessa che non risponderò più ad argomenti che fuoriescono dall’ambito dell’articolo che si sta commentando.
    Il Signore vi dia Pace! Io prego per voi e vi chiedo di fare altrettanto per me.

  14. Rispondo a Pietro, che per primo commenta in maniera puntuale. Ti scrivo così ti faccio risparmiare…
    Sono d’accordo con te quando affermi che il politico ha il diritto a rivolgere la sua proposta alla chiesa. Però, fare un opuscolo intitolato “I frutti e l’albero” (cfr paradiso terrestre) per presentare l’operato del governo, di cui i frutti erano davanti agli occhi di tutti, significa declassare la politica alla più bassa forma di pubblicità. Ed in questo Forza Italia ha preso tutto dal suo fondatore…
    Prima che uscisse l’opuscolo Marco Follini, che ha lavorato nel governo, quando ancora faceva parte della maggioranza, scriveva su Berlusconi: «si sente nell’obbligo morale di rappresentare l’azione di governo come un prato fiorito, e quando i risultati non corrispondono al prato e ai fiori può soccorrere la propaganda, se non addirittura l’inbonimento. In questo punto l’imprenditore televisivo e il leader politico si ricongiungono. Il Cavaliere si propone di far passare la politica italiana dal bianco e nero al colore» (Marco FOLLINI, “Teoria, prassi e ideologia del berlusconismo”, in Il Mulino, 2(2006) 256).
    E a chi darla a bere se non ai preti? In fondo i preti non è che leggono i giornali, o ascoltano dibattiti politici in Tv… Basta dire loro che il partito è con la chiesa! E magari alla fine si può dare vita ad una nuova Dc e ad un nuovo “correlativismo”.
    Inoltre mi domando: coma mai questi opuscoli non sono arrivati a noi frati in convento e sono arrivati solo ai parroci? È evidente che i parroci sono il punto di riferimento di tanti parrocchiani e magari possono orientare tanti voti. Ma questa idea e questo modo di fare mortifica l’autonomia del fadele laico riguardo alle sue scelte politiche. «Detto in parole semplici – dice Bartolomeo Sorge – i fedeli laici non si possono considerare meri esecutori passivi delle disposizioni della gerarchia in campo sociale» (Bartolomeo Sorge, Introduzione alla dottrina sociale della Chiesa, Queriniana 2006, 276-277)
    È bene allora considerare la chiesa come un interlocutore, ma adulto e questo tipo di opuscoli è bene destinarli agli asili, dove i bimbi si dilettano a colorare: lì sarebbero più adeguati.
    Pax

  15. Leggo ora il commento di Fra Vittorio e non posso non dare un’ulteriore risposta, anche se egli ha affermato che non risponderà a nessun’altro scritto su una questione che – vero – col post iniZiale c’entra poco o nulla. Purtroppo per questioni di praticità il mio commento potrò farlo solamente Lunedì (non ci sarò fino ad allora).
    Nel frattempo… buon blog a tutti 😀

    (Mi chiamo Francesco)

  16. inizio con una piccola parentesi. Conosco sia fravittorio e FLCMJ(finalmente riescoa scriverlo senza storpiarlo, per la tua gioia :P) e per quanto sia un accanito sostenitore del blog come punto di incontro delle idee per un sereno e pacifico confronto, ritengo più fruttuoso un incontro personale di fronte ad una birretta chiarificatrice, tanto a ciccio ne devo già una…e non c’è due senza tre.
    per la cronaca sarò ad ispica per il 20 dicembre. ni viriemu o paisi.

  17. ho ritenuto opportuno staccare i miei due commenti dato il contenuto abbastanza diverso.
    sul rapporto tra politica e Chiesa il discorso potrebbe essere tendenzialmente infinito.
    a mio avviso il Cristiano, in quanto tale, deve avere un comportamento che segua i principi delle propria Fede in qualsiasi campo della vita di ogni giorno: lavoro, studio, divertimento, impegno sociale… Essere una sorta di missionario tra la prorpia gente, senza far altro che incarnare il Vangelo secondo le proprie capacità.
    per quanto riguarda l’impegno politico a mio avviso il cristiano non può e non deve esimersi in nessun modo dal fare la propria, se pur piccola, parte. per chi è schierato in prima linea, come deputati senatori o consiglieri a vari livelli bisogna che si impegnino per una politica chiara, pulita e costruttiva. purtroppo c’è sempre il rischio di un grande errore: anzichè vedere la politica alla luce della Fede si tende a vedere la Fede alla luce della politica. e se è tristemente è vero che capita che politici di tutte le parti cerchino di strumentalizzare la Chiesa nelle sue ramificazioni locali, vedendole solo coma bacini di voti, è anche vero che non è difficile trovare nell’ambiente ecclesiastico fedeli laici, consacrati, sacerdoti, religiosi che sostengano la assurda tesi che non si possa essere veri cristiani facendo parte di uno schieramento politico. O meglio, nel mio caso mi venne espressamente detto che non lo si poteva essere se si aveva una collocazione politica di centrodestra, ma so di amici e amiche a cui fu fatto il medesimo discorso per idee di sinistra.
    io ho “l’assurda convinzione” che ciascuno di noi è u dono per l’altro così come è, con le sue idee, cultura, difetti e tutto ciò che compone il suo essere. dunque solo mantenendo la propria identità si può portare all’arricchimento dell’altro e rispettandone le idee si può essere arricchiti dall’altro.
    la Chiesa, la cui autorità viene concepita come separata da quella dello Stato perchè riguardante la coscienza del fedele(il tutto già nel medioevo, ai tempi di Papa Gelasio), deve formare cristiani che sappiano vivere la propria cristianità nel proprio tempo, secondo il prorpio ideale politico, e non formandoli alla scuola di questa o qualla dottrina politica.

  18. Questo commento è assolutamente fuori tema, ma non posso farci nulla, quasi si parla di chiesa non riesco a starmene zitto:

    Mi spieghi cosa c’è di male vedere un crocifisso nelle scuole, Uffici e via discorrendo?

    non c’è nulla di male se non che l’italia è una nazione che non ha una religione di stato ma si comporta come se quella cattolica lo fosse. Io sono ateo e non ho nulla contro i crocifissi, ma se lavorassi in un ufficio pubblico vorrei come minimo mettere il mio simbolo (degli atei) di fianco al crocefisso, oppure, visto che ci sono troppe religioni sarebbe meglierlo toglierli tutti.

    Il crocefisso però è un pretesto per cose più grosse, oggi, anche se io sono ateo, devo sottostare a delle leggi dello stato fatte per volontà della chiesa cattolica, queste leggi dicono che la mia vita non la posso gestire io ma solo Iddio, anche se non ci credo.

    Visto che non c’è nulla di male nel crocifisso adesso rispondi a questa domanda:
    metti che un domani il 70% della popolazione italiana sia credente del diavolo, tu non avresti nulla da obiettare a mettere l’immaginetta di satana in tutti gli uffici pubblici?. Sei così democratico da accettare l’opinione della maggioranza?
    Oppure invocheresti la laicità dello stato perchè ti sentiresti offeso?

    Qualsiasi cosa rispondi hai torto, se invocheresti la laicità dello stato allora è giusto togliere tutti i crocefissi dai luoghi pubblici, se accettassi l’opinione della maggioranza allora…

    Allora i cattolici dovreste smetterla di romprere i cabasisi, secondo gli ultimi sondaggi (su un campione molto ampio) il 64% degli italiani è favorevole all’eutanasia, almeno per i casi più gravi.

    Se sei un bravo cattolico aspetto la risposta numero 3, quella che i cattolici siete così bravi a inventarvi su ogni argomento e che si basa sul nulla come la vostra religione.

    Sul fatto che nei paesi musulmani blah blah blah… siamo l’italia, non il burundi, guarda a chi sta meglio di noi e non a che sta peggio, sennò come facciamo a progredire.

    Riguardo a saro, come tutti i credenti è accecato dalla fede, papa woytila santo subito, ma smettila, che cosa avrà fatto mai, ha solo fatto il suo lavoro, pregare per la pace, se tutti i papi cattolici nei secoli avessero fatto lo stesso (è il loro lavoro), non ci sarebbe nulla di straordinario in quel papa, al massimo potresti candidarlo al nobel per la pace, siete talmente abituati a una chiesa cattolica malvagia, guerrafondaia e pedofila che quando spunta uno normale lo devete fare santo?

  19. riguardo a fra avveduto
    il tuo post non l’ho letto perchè è troppo lungo, e anche i commenti lo sono troppo, su internet è meglio non dilungarsi, comunque complimenti per un prete “moderno” che usa il web.

    Oggi state cercando di “ammodenarvi” visto le ultime aperture sui matrimoni dei preti, li avete aboliti 1000 anni fa per evitare che mogli e figli di papi reclamassero le proprietà della chiesa in eredità e oggi finalmente vi si sta ritorcendo contro, la pedofilia generalmente ha a che fare con violenze subite da piccoli, ma il fatto di rinnegare la sessualità in giovane età quando gli ormoni ti escono dalle orecchie non è una cosa molto naturale, e non è detto che questa privazione non sia una delle cause di tutti sti preti pedofili.

    Alla faccia della parola di gesù, avete proibito il sesso solo per soldi, DICIAMOLO.

  20. Il problema coi fedeli laici è che nemmeno un fedele laico sa cosa voglia dire laico. Se dobbiamo analizzare la parola in se si scopre che non ha niente a che fare coi fedeli, si riferisce solo agli stati che non permettono alla chiesa di influenzarne i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. Poi però ha finito con il far perdere il suo vero significato diventando la classica parola biricchina, che si diverte a creare frizzanti qui pro quo a destra e a manca. Basta storia, è una materia noiosa!

    Oggi insomma nessun politico affiancherebbe la sua immagine alla parola “laico”, per via del fatto che l’opinione pubblica la interpreta in modo negativo. Il politico è solo un politico e il cristiano è solo un cristiano, le due immagini posso ovviamente fondersi, ma per mantenere la giusta lucidità l’importante è fare i conti solo con Dio, non con chi dice di avere la sua e-mail. Entrando in un ufficio è possibile vedere dei crocefissi ma personalmente non ho mai dato loro alcun peso, non posso certo dirmi assolutamente ateo perchè anche io ho i miei dubbi, ma se per me un crocefisso non ha lo stesso valore che ha per un fedele non ha nemmeno valore il prendersela per quel simbolo. La legge non obbliga l’affissione dei simboli religiosi, ma nemmeno vieta di toglierli. Se mai finirete a lavorare in un ufficio con un crocefisso e la cosa vi indispone, chiedete di toglierlo! I colleghi ci potrebbero restare male, ma consci del fatto che non vi sono obblighi lo toglieranno in vostro rispetto. Successivamente vi malediranno in nome di dio ma non temete, Lui in quel momento si starà occupando di un altro ufficio.

  21. quello che dici è vero, ma solo in teoria, nella pratica fai una ricerca per “luigi tosti” e troverai un bel po di roba su quello che sta succedendo da un paio d’anni a questa parte ad un giudice che ha preteso prima di togliere il crocefisso dalla sua aula e poi, visto che non è stato possibile, di affiancare il simbolo degli atei al crocefisso. tutto quello che ha fatto il giudice tosti lo ha fatto con la legge dalla sua parte che impedisce “disciminazioni” in base al credo religioso, e per questo si trova sospeso e con ispezioni ministeriali come fosse un delinquente.

    come dicevo prima il crocefisso, anche se fondamendalmente può non darti fastidio, è un piccolo tassello della mentalità cattolica, un modo per ricordarti che la tua vita appartiene a loro.

    sia io che la mia compagna siamo per l’eutanasia e contro l’accanimento terapeutico, ci siamo promessi che se succedesse qualcosa di molto grave all’altro avremmo fatto il possibile per staccare la spina perchè non ha senso vivere come vegetali, ma cosa vuoi fare in posto come l’italia, non siamo nemmeno sposati, anche se convivi per 40 anni non hai nessun diritto, lo stato darà più peso alla volontà di un genitore, anche se questo non sà un ca..o del figlio, magari non si parlano da 40 anni, ma lui è il padre.
    EVVIVA LA FAMIGLIA
    Anche quando il padre si ubriaca e picchia i figli, vuoi mettere la famiglia tradizionale regolarmente sposata in chiesa?

  22. Al signor Simone Pelligra faccio presente che “laico” deriva da “laòs”, un termine greco che significa “popolo”. Così la parola laico significa in sè “colui che appartiene al popolo”. In un mio precedente commento ho anche riportato la definizione proposta dal dizionario Devoto-Oli.
    Che nessun politico oggi si definisca laico, non è corrispondente alla realtà ed è anche una cosa abbastanza evidente. Come anche risulta evidente che il politico laico (in genere per politico laico si intende colui che non appartiene ad alcuna confessione religiosa) non è giudicato male dall’opinione pubblica italiana a causa della sua laicità.
    Che dire poi al signor Raniero… Non ha letto l’articolo, perché gli sembrava lungo, però visto che si parla di chiesa non è riuscito a trattenersi e ha cominciato a parlare un po’ di tutto, a ruota libera.
    Per carità, ognuno può dire e scrivere quello che vuole e, anzi, pur non condividendo diverse cose, io rispetto ciò che scrive il signor Raniero perché penso che siano idee che lui ha avuto modo di maturare lungo il suo percorso di vita.
    Però mi permetto di dire che non è vero che su internet bisogna essere brevi negli interventi, anche perché a volte brevità è sinonimo di superficialità, non crede? Capisco che leggere può essere pesante per lei, ma magari poteva anche leggere l’articolo a poco poco, visto che l’argomento le risultava interessante. In questo modo dalla sua parte rivela anche poco interesse al vero dialogo, perché chi dialoga deve sapere anzitutto ascoltare. Che dialogo è se si parla senza tenere conto di quello che l’altro mi ha detto?
    Infine consiglio ad entrambi di scrivere un contributo su uno dei tanti argomenti a cui in poche righe siete riusciti a fare riferimento: eutanasia, famiglia, laicità stato, continenza dei chierici, pedofilia etc… Io sarei contento anzitutto di leggere con rispetto il vostro articolo e quindi di rilasciare un mio commento (chiaramente qualora avessi qualcosa da aggiungere o da dire in proposito).
    Pace e bene

  23. colgo l’occasione per ricordare in primis a me stesso che per l’affare del crocifisso nei luoghi pubblicila gestione non è lasciata alle decisioni di chicchessia cittadino, seppur autorevole. ciascuno di noi, anche i giudici di qualsivoglia grado, è soggetto alla legge. per quanto riguarda la presenza del crocifisso nelle scuole non c’entrano le percentuali dei credenti in Italia: più semplcemente si tratta di legge. per precisione si tratta della previsione dell’ art 118 del R.D. 965 del 30 aprile del 1924, ricompreso assieme ad altri provvedimenti normativi nel T.U. del 1928.
    dunque in quanto legge, l’unico modo per disapplicarla è che venga abrogata, che venga ad esistere una norma di senso esplicitamente contrario.
    si dice bene quando si parla della tutela della costituzione riguardo la libertà di religione, e quindi anche riguardo la libertà di non credere(un dirito in “negativo”). per rimanere nell’ambito della scuola(ma gli esempi sarebbero molteplici) dal 1984 è venuto meno l’accordo tra Stato e Chiesa Cattolica per cui la religione Cattolica non è più religione diStato. ergo non vi è più l’obbligo delo studio della stessa nelle scuole italiane. è inoltre previsto che gli insegnanti di religione possano insegnare storia delle religioni (così come è stato nel mio caso ai tempi del ginnasio).
    per chiudere due piccoli appunti.
    -a raniero s.t. sul sentimento di ciascuno credo che ci sia la massima libertà per ognuno di noi( il libero arbitrio consente anche questo). quello che non mi spiego è questo:se io sono ateo e non credo nella esistenza di alcun essere sovranaturale( che sia Dio, Budda, Allah o Krsna) dovrebe lasciarmi indifferente la presenza di un qualsiasi simbolo religioso che per me non dovrebbe aver nessun senso ( se non quello eventualmente artistico). allora il problema dove sta?mica mi impongono di genoflettermi di fronte alle immagini sacre o a fare il segno della croce. mi puoi chiarire questo passaggio?
    – a samuele. stai tranquillo per il tuo eventuale futuro impiego pubblico. qualora tu decida di fare una richiesta del genere ai tuoi colleghi e loro ti maledicessero in nome di Dio, beh credo che non ci sia nulla da temere: per come la vedo io hanno sbagliato nome e cmq Dio avrà cose serie a cui pensare in quel momento( e poi se chiedi di togliere il crocifisso è perchè non ci credi, e quindi le eventuali richieste di maledizioni non ti scalfiscono :D).

  24. Pace e bene Fra Vittorio, complimenti per il coraggio dimostrato nell’esternare in un sito internet le tue riflessioni e la tua testimonianza di “uomo” e di “frate”. Leggo che per qualcuno non è ancora chiaro il concetto di laicità rapportata ai cristiani e mi servo di un semplice libricino del Card. Martini dal titolo “Dizionario Spirituale (edizione Piemme, 1997)che a tal proposito scrive: “…E’ importante operare partendo da valori cristiani, ma sforzandosi di arrivare a gesti che, senza perdere nulla del mordente evangelico, raggiungano l’uomo in quei valori profondi che sono previ a qualunque confessionalità e comuni a tutti gli uomini…”.

    Riguardo all’impegno dei laici in politica invito a leggere gli scritti sempre attuali di Don Tonino Bello (era Vescovo di Molfetta e Presidente di Pax Christi) ed in particolare “Sui sentieri di Isaia” (edizione Luce e Vita). Riporto un passaggio del suo libro:”…Non c’è una politica cristiana, così come non c’è una matematica o una chimica cristiana. C’è un modo cristiano di fare politica. La politica ha una laicità che deve essere preservata da ipoteche confessionali. Ci sono – questo si – dei cristiani che fanno politica. Sicchè, più che la “politica della testimonianza”, secondo una formula felice di Aldo Moro, va incoraggiata la “testimonianza nella politica…”.

  25. Ho appena riletto tutti i commenti successivi alla mia proposta della birra( attendo risposta in tal senso anche da fravittorio).
    Io vorrei far presente una differenza semantica piuttosto netta e precisa. Il laicismo dello stato è cosa ben diversa dall’ateismo dello stato o dall’anticlericalismo dello stato.
    Crocifissi a parte (che possono anche essere tolti o rimanere, la questione mi pare irrilevante) credo che per cercare una vera parità tra le varie confessioni religiose la strada migliore sarebbe quella di cercare di ottenere i medesimi diritti, come nei fatti(anche se non tutti lo vogliono ammettere)succede.
    Faccio un esempio per tutti: la proposta della cancellazione dei Patti lateranensi, che danno vari privilegi alla Chiesa in Italia, tra cui il contestatissimo matrimonio concordatario. Tutto ciò per mettere sullo stesso piano tutte le confessioni religiose. Ma non sarebbe più pratico e fruttuoso che le varie chiese e comunità religiose facessero accordi simili( come molte hanno già fatto) anziché mandare a gambe all’aria un accordo internazionale?
    Poi vorrei dire a raniero s.t. che le problematiche che porta avanti sono molto interessanti anche sul piano giuridico e non solo dal punto di vista della dottrina della Chiesa cattolica: matrimonio e coppie di fato, eutanasia etc. A mio avviso sarebbe bene trattarle una per volta, in questo o in altro spazio del blog, onde evitare di trattarli superficialmente e di perdersi nell’intreccio degli argomenti, che a mio avviso sono di enorme importanza e meritano una maggior attenzione nella trattazione. Che ne pensi? A te la scelta dell’argomento da trattare con relativa esposizione della tesi che sostieni. A me il piacere di risponderti nella serenità del confronto democratico.

  26. Vittorio (giustamente) non commenta riguardo ad argomenti “fuori tema” lo faccio io perchè, in tutta sincerità, mi sono leggermete scocciato di tutta questa ipocrisia ed di tutto questo accanimento “anti” che, con grande scorrettezza, vorrebbe vestire con il nobile abito della “libertà di religione”.
    Rispondo, ma invito tutti a spostare l’argomento su un post ad hoc, e chiedo, anzi, esigo “coerenza” ed “onestà intellettuale” da parte di tutti.

    Scusate, dove eravate ieri (venerdì 8 dicembre?) e, scusate sempre, dove sarete lunedì 25 e martedì 26 dicembre? Forse che stavate lavorando?

    Ad maiora.

  27. il giudice tosti non è un pirla, visto come dici tu che esiste una legge fascista che va in conflitto con la costituzione e che questa legge gli impedisce di togliere il crocefisso ha preteso che venisse applicato il principio della non discriminazione per motivi religiosi e che potesse quindi affiancare al crocefisso il simbolo dello UAAR.
    http://brightsfrance.free.fr/tostiitaliano.htm
    http://www.uaar.it/uaar/campagne/scrocifiggiamo/35.html

    cosa c’è di male nel crocefisso?
    a me da fastidio, e mi sento offeso dal comportamento di un ministro rappresentante di una classe politica piena di gente con precedenti penali che condanna a 7 mesi di prigione un giudice che non vuole un crocefisso.
    se fosse un giudice colluso con la mafia probabilmente avrebbe avuto meno problemi.

  28. riguardo a fra vittorio, hai ragione, si rischia di essere superficiali, ma purtroppo non riesco a leggere articoli molto lunghi sul monitor, non per problemi alla vista ma perchè il monitor mi causa una caduta di concentrazione, per le letture lunghe preferisco i libri, quando ho tempo.

  29. … mi sono leggermete scocciato di tutta questa ipocrisia ed di tutto questo accanimento “anti” che, con grande scorrettezza, vorrebbe vestire con il nobile abito della “libertà di religione”.

    tipico ragionamento cattolico, girare la frittata, l’ipocrisia è la vostra, la religione appartiene alla sfera privata della vita, a casa vostra, in chiesa, nei circoli culturali che frequentate siete liberi di praticare la religione che vi pare e appiccicare ai muri quello che vi pare, a me danno fastidio, e visto che è un obbligo per me andare a scuola e alla posta e in comune io quei crocefissi non li voglio vedere.

    Siete bravi a parlare di libertà finchè non vi toccano nel personale o nelle convinzioni personali, tutti a sostenere che in italia c’è libertà di religione e che va bene cosi’, poi ti tiro fuori il caso di un giudice condannato per questo motivo ed ecco che viene fuori il tipico cattolico che si mostra per quello che è, un intollerante.

    questo principio è applicabile a qualsiasi argomento, accanimento terapeutico, in italia non esiste, va bene così, poi viene fuori il caso welby (e tanti altri sconosciuti) ed ecco al tg2 un ex ministro fascista del precedente governo che dichiara, la legge in italia non permette l’accanimento terapeutico, si sta “strumentalizzando” il caso welby, una legge non va giudicata sul singolo caso umano.

    E allora su cosa vanno giudicate le leggi, sugli alieni?

  30. ultimo commento:
    visto che suono fuori tema, l’ho premesso dal primo commento, chiudo quì, mi sono dilungato nonostante l’invito a parlarne in post specifici che condivido, perchè sono argomenti che hanno poco a che vedere con il blog che dovrebbe essere più “territoriale”

  31. Caro Raniero, a parte il tuo gratuito “vomitare contro”, ti posso dare un consiglio? Fai come ho fatto io… Mi sono stampato il post di Vittorio e, con tutta calma, me lo sono letto…..
    Per il resto, la differeza tra la mia “intolleranza” e la tua “apertura” sta nel fatto che a me non crea nessun problema lavorare in una stanza, a prescindere dalle immagini religiose (di qualsiasi religione) o laiche che ci sono, o stare in una piazza (anche se questa è piena di “veli”). Per te, invece, pare che le “capacità” lavorative e di socializzazione sono inversamente proporzionali alla presenza di questi “simboli”.
    Per il resto…. dove eri ieri (venerdì 8 dicembre) e dove sarai lunedì 25 dicembre e martedì 26 dicembre?

    Ad maiora.

  32. Detto questo, rientro nell’argomento “principe”: laici e politica.

    La riflessione ed i suggerimenti dell’amico Carmelo Cataudella ci riportano all’interno di un discorso che, solo superficialmente, può sembrare di semplice soluzione.
    Purtroppo non esiste una linea di demarcazione netta tra “fede” e “politica”, la qual cosa ingenera, come ha sempre ingenerato, una certa confusione nell’interpetazione dei ruoli.
    La “ricerca del male minore”, come affermato da Vittorio, è, senza dubbio, una possibile soluzione interpretativa di questa “confusione” perchè, alla sua base, pone ciò che Benedetto XVI e Giorgio Napolitano hanno ribadito nel corso del loro incontro: la necessità e l’importanza del dialogo e della collaborazione.
    Un dialogo ed una collaborazione che non può prescindere dal rispetto e dall’accettazione dell’altro.
    Perchè ciò avvenga, però, è necessario, come ebbe a dire Rocco Buttiglione al Parlamento Europeo, che venga riconosciuto ai “fedeli laici” il “diritto a poter pensare”. Un diritto che, mi dispice dirlo, oggi è negato dalla prassi diffusa di etichettare il pensiero dei “fedeli laici” come “papalino” ed omologato, per non dire asservito, alle “direttive Vaticane”.
    Da un altro lato, però, la Chiesa deve fare un grande passo in avanti e finirla (mi ricollego al discorso fatto da Vittorio riguardo al depliant di Sandro Bondi) guardare agli input che le arrivano dall’esterno e considerarli come gesti che sottintendono una visione della Chiesa come “territorio di caccia”.

    Ad maiora.

  33. Il Cristianesimo, così come le altre principali religioni non possono basarsi su principi relativi. Se ciò accadesse sarebbe lecito chiedersi che senso ha riporre tanta fede in qualcosa di mutevole? L’impossibilità del cambiamento rende costante il conflitto tra Cristianesimo (perchè per adesso stiamo analizzano questa religone)e “tutto il resto” (eutanasia, laicità dello stato, politica, coppie omosessuali etc etc..), quando tutto il resto è a sua volta regolato da leggi proprie e che possono divergere da quelle religiose. So che questo mio commento sembra essere piuttosto fatale, o cambiato tutto il resto o non si avrà mai un accordo, ma in realtà è solo una riflessione che volevo condividere. Alla fine è bello avere un costante confronto di idee era dopo era, altrimenti giungere fino alla fine dell’eternità sarebbe davvero noioso.

  34. Ciò che scrive il signor Raniero mi lascia un pò perplesso. Il tema del cristiano in politica, quindi, sarebbe irrilevante nella vita politica di Ispica? Non penso che il mio contributo sia fuori luogo, impegnativo si, ma fuori luogo proprio no.
    Saluto Carmelo Cataudella e apprezzo il suo breve ed intenso intervento riguardo al quale mi trovo sulla stessa linea da lui espressa.
    A Francesco Avveduto dico che la birra la offro io, non c’è problema…
    Pax

  35. reaniero s.t. cosa dire se non che sei disarmante.
    nell’ordine non ho detto, pensato e/o scritto mai che:
    1) il r.d. di cui sopra sia intoccabile o assolutamente giusto: è una legge e come tale va trattata;
    2) il giudice tosti sia un pirla, al più è un giudice che ha protestato per una sua idea, a mio avviso in manier discutibile quanto infruttuosa (un bel ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo no?!).
    mi pare difficile che la norma in questione possa essere definita come “legge fascista in conflitto con la costituzione”. come ben sai nella costituente dopo la liberazione d’Italia tutto potevi travare tranne che un esponente del fascismo o destra estrema che dir si voglia. in seguito nella abrogazione degli atti normativi precedenti la scelta venne fatta dalla corte costituzionale del tempo che sicuramente anch’essa non era di destra.
    non mi pare nè logico nè coerente lamentarsi della faziosità fascista di una norma approvata da schieramenti d’altro colore politico piuttosto… opposto.
    infine capisco il tuo disagio di fronte ad un “qualsiasi”(sottolineo il sarcasmo) simbolo religioso. propostona! se ti trovi a passare ad ispica ci sono più di nove chiese, almeno una trentina di edicole votive a questo o quel santo, cinque conventi e svariate lapidi commenmoretive che, mediamente, stanno là da molto prima che si pensasse che io o tu venissimo al modo: propongo di usare il tritolo per riportare equilibrio nella libertà di credere/non credere di ciascuno e per rimarginare le ferite della tua sensibilità tollerante ferita ed umiliata.
    chiudo con un consiglio: quando si parla di storia e/o diritto è bene documentarsi usando fonti certe, ma soprattutto fonti.
    ci si vede in altro spazio dedicato, per eventuale confronto non fine a se stesso.

  36. (Per Francesco Avveduto)
    Cicciuzzu, mi pari ca ci vulissi na birruzza puru co ‘gnor Ranieru s.t…. Però, o frati, na birruzza i cà, na birruzza i da…a duoppu cu ti ci porta a casa!

  37. per tutti gli “avveduto”, state diventando numerosi ed è complicato ricordarvi tutti

    nessun ateo si aspetta la benchè minima comprensione da parte dei cattolici, forse ti aspettavi che non ci dormissi la notte?

    uno dei motivi per cui ultimamente mi impunto sul crocefisso, sostenendo che non lo voglio vedere in giro (in effetti non me ne è mai fragato di tanto) è proprio l’arroganza dei cattolici che sanno dare una sola risposta al problema della laicità dello stato, “tanto è solo un crocifisso”. E’ proprio questa risposta che con gli anni mi ha portato ad assumere una posizione di intolleranza, io voglio uno stato laico, PUNTO.

    Riguardo al fatto che la costituzione va in conflitto con una legge fascista, non intendevo dire che nella costituente c’erano dei fascisti, anche se non ho mai studiato legge non sono così ignorante, mi riferivo proprio ad una norma antecedente e risalente al periodo fascista che impone l’uso dei crocifissi, la costituzione va in conflitto perchè siamo una repubblica delle banane che seppur ripudia il fascismo nella costituzione, di fatto non si crea nessun problema a far valere leggi del ventennio, o addirittura del regno d’italia, quando queste tornano utili a qualcuno.

    Infine, mi dispiace dover ribadire che siete gente “NON OBIETTIVA”, criticare un giudice che è stato ingiustamente condannato, insinuando che forse avrebbe dovuto seguire un’altra linea per raggiungere il suo scopo, E’ PATETICO, pur di non ammettere che viviamo in uno stato con una costituzione che garantisce la NON DISCRIMINAZIONE IN BASE ALLA RELIGIONE, ma che di fatto si comporta come all’epoca dell’inquisizione e della caccia alle streghe siete disposti ad arrampicarvi sugli specchi.

    Per tutto il resto, ho la sensazione che qualcuno nelle prossime ore riprenderà il dibattito con un post, quindi è meglio proseguire la discussione da un’altra parte.

    “SEI DISARMANTE”. Grazie per il complimento!

  38. QUESTO E’ UN COMMENTO PALESEMENTE E COSCIENTEMENTE FUORI TEMA

    Caro s.t.Raniero, sono contento che la discussione non abbia sortito effetti negativi sul tuo riposo notturno.

    Questo breve e veloce passaggio, nell’attesa della pubblicazione sul post in tema, solamente per invitare chi ha già il “promemoria” a fornirtene una copia (così non ti confondi sugli “avveduti”).

    P.S.: evitate di sollevare la questione della “moltitudine”, non vorrei che Saro ci facesse pagare una tassa per “occupazione di suolo pubblico”!!!!
    🙂

  39. Raniero, figlio mio… hai difficoltà a leggere sullo schermo del computer perchè ti si stancano gli occhi; hai difficoltà a ricordare gli “avveduto” (e alla fine siamo tre gli “avveduto” che scriviamo in questo blog); ti senti quasi all’epoca dell’inquisizione…ma non è che lavori troppo?
    Per il resto, una cosa è la laicità dello stato un’altra cosa è uno stato ateo…
    Già l’ho detto: non mi cadrebbe il mondo se fossero tolti i crocifissi dai luoghi pubblici, anzi credo che in quel caso la chiesa risorgerebbe (siamo cresciuti nelle catacombe e molti di noi cristiani sono morti uccisi dall’intolleranza)
    In Cina, a Cuba, in diversi stati arabi e in tanti altri posti del mondo siamo ancora “perseguitati”…ma ci moltiplichiamo. Alla fine non è la politica ma lo Spirito santo che regge e guida la Chiesa
    L’italia stato clericale? Sbaglio o l’aborto è legale? Sbaglio o il divorzio è legale? Se veramente comandasse la chiesa le leggi non sarebbero queste.
    Ma sai poi che ti dico, che il crocifisso non è l’unico segno della nostra religione. Altro segno molto importante è quello del pane. Gesù dice: “io sono il pane di vita” e nella messa Lui stesso si fa pane (transustanziazione….si legge?). Per cui, Raniero St(raniero), ti invito a protestare perchè venga tolto il pane dalle mense pubbliche e da tutti i luoghi laici
    …Veramente poi ci sarebbe pure il vino, ma se li obblighi a rinunciare al vino…tutti cattolici diventano e pure lo stato si dichiarerà clericale!
    Pax

  40. già che siamo fuori tema, sei frate, di quale ordine? (si dice così?)

    poi, per ritornare al fuori tema-originale, non fatemi dire cose che non ho detto, io parlo di laicità, non ateismo, il fatto che c’è l’aborto e il divorzio lo si deve ai referendum, perchè la classe politica-filo-cattolica dell’epoca era fuori dal tempo, contraria sia all’aborto che al divorzio, esattamente come succede ai giorni nostri con altre tematiche, la maggioranza della popolazione italiana è “avanti” rispetto ai politici che ci rappresentano che hanno come unica preoccupazione tenersi buoni i preti.

    Ti faccio solo un esempio, nella cattolicissima irlanda, dove la classe politica è ultracattolica l’aborto è ancora illegale (come in portogallo) e la gente deve andare ad abortire in acque internazionali (ci sono navi di non mi ricordo quale associazioni che ogni mese consentono di abortire in “sicurezza”), oppure abusivamente rischiando di essere uccisi da macellai.

    Quindi non cercare di fare passare le mie idee per catastrofiche-ateistiche, e quelle dei politici cattolici per “aperte”.

    Infine, non azzardarti a toccarmi il vino :-)))

  41. almeno su una cosa siamo d’accordo: nessuno tocchi il vino. altrimenti sarò il primo a bere per protesta!
    😀
    a questo punto necessita un post fatto ad hoc…
    giusto qualche precisazione:
    a casa siamo in tanti, è vero, ma ognuno scrive per conto suo( è difficile vedersi quando capita che siamo tutti a casa, ed è raro, figurarsi quando siamo dislocati per la sicilia ed oltre:D);
    proprio perchè la corte costituzionale del tempo non ha ritenuto che vi fosse un conflitto siamo sicuri della compatibilità tra costituzione della repubblica delle banane(cito) e norme precedenti(ad esempio il codice civile che risale al 1942, ma che è stato aggiornato ed ammodernato secondo gli iter normali previsti dalla legge);
    non intendevo offendere nè dire che sei ignorante “a uso crapa”(penso che nessuno dei presenti sappia ogni cosa di ogni argomento dello scibile umano, in primis il sottoscritto), ma a toni duri rispondo sempre con toni altrettanto duri( difetto di fabbrica).
    a questo punto mi riprometto di pubblicare post sull’argomento appena finiti gli esami incombenti sul mio capo, con in allegato schema ad albero per chiarire la genealogia degli avveduto sul web… a meno che nessuno decida di anticiparmi.
    buon blog
    PS: mi interesserebbe sapere più particolari sulla vicenda tosti… ma in altra sede: non complichiamo il discorso.

  42. Sono un frate minore francescano , raniero, e sono contento che hai colto la mia battuta per quella che era: un intervento di alleggerimento (gergo calcistico)
    Sul vino come vedi siamo tutti d’accordo, difatti io penso che Gesù Cristo sia stato molto intelligente nello scegliere questo elemento immancabile a tavola che definirei un vero mezzo di comunione. Non lo dico per scherzo: attorno ad un bicchiere di vino si condividono tante cose a parte il vino stesso. Cristo per comunicarsi ha fatto una scelta laica: ha scelto il vino che bevevano tutti anche gli ubriaconi…
    So che mi devo convertire e certe volte esagero nel difendere la mia causa…ma ciò che voglio dire è che al sentimento di negazione di una relatà potrebbe sostituirsi quello di valorizzazione. Noi spesso (i frati) ci troviamo a vivere con i musulmani o con gli zingari (vedi in Toscana ad esempio), ma mai abbiamo imposto riti o segni, anche perchè capiamo che certi segni vanno al di la della religione e si fanno cultura.
    C’è pooco da fare, l’idea che noi abbiamo di perdono è diversa da quella che hanno i mulsumani, perchè la nostra è profondamente segnata dal Vangelo di Gesù, che si propone come stile di vita anche per chi non crede in Lui come Dio, o per chi lo crede un personaggio inventato…
    Allora il crocifisso non sarà segno del tuo Dio, ma sarà il segno della pace, della fedeltà vera, dell’amicizia, del perdono, così come li concepisce la nostra cultura.
    Ovviamente credere è un’altra cosa, ma il crocifisso è un segno che va al di là della fede, come il vino…
    Se trovo un’immagine di Ghandi gli attribuisco un significato positivo, anche se era di un’altra religione. Per me è una figura importante per quei valori che ha vissuto e che rappresenta; lo stesso dovrebbe valere per Gesù Cristo, capendo che comunque quest’ultimo ha avuto la capacità di trasformare la cultura impregnandola di sè…
    A Giuseppe Di Rosa, che, commentando un altro articolo, mi riprende sui modi, chiedo scusa se l’ho involontariamente offeso, ma quello che si atteggiava a sapientone non ero di certo io… In secondo luogo agfgiungo che quando non si sa accettare l’ironia (a me ad esempio ironicamente è stato dato del visionario e io l’ho accettato) è bene non partecipare ai dibattiti accesi, perchè si rischia di rimanere costantemente offesi…
    Pax

  43. perfetto, non è togliendo i crocefissi che si convertono le persone, se li togli la gente continuerà a credere, forse sentendone la mancanza sul luogo di lavoro potrebbe addirittura andare a messa spesso.

    uno dei primi commenti al tuo post diceva che ci dovrebbe essere libertà di aggiungere anche gli altri simboli religiosi oppure toglierli tutti.

    secondo me bisogna toglierli tutti per un motivo semplice, anche se il discorso sembra lungo:
    se lasci i crocifissi e metti gli altri simboli significa che riconosci la diversità e specificità di certe culture, niente di male, senonchè alcune culture hanno delle pratiche che vanno contro la legge italiana.

    la francia, da nazione laica, si è potuta permettere di vietare il velo, il burqa e quant’altro forte del fatto che nemmeno i simboli cattolici sono presenti nei luoghi pubblici.

    in italia invece c’è la tendenza “buonista” a rispettare certe pratiche anche se vanno contro la legge, per fare un esempio se io o qualsiasi italiano mandiamo il figlio di 6 anni a elemosinare invece che a scuola rischiamo giustamente la galera, se lo fa un rom si tende a chiudere un occhio, fa parte della loro cultura.

    già oggi mi capita sempre più spesso di vedere in giro donne velate non come le nostre nonne ma con solo gli occhi visibili e a volte nemmeno quelli, allora perchè io da italiano non posso andare a fare la spesa con il passamontagna?
    La legge italiana ci impone di essere “riconoscibili”, come fai ad accertare l’identità di una persona col burqa?

    mi spaventa la classe politica italiana (di sinistra) per l’eccessivo permessivismo verso gli stranieri, perchè se lo unisci alle dichiarazioni di apertura verso le altre religioni del vaticano (solo per non perdere i propri privilegi di religione di stato di fatto), ti rendi conto che non è improbabile una società futura italiana in cui si chiuderà un occhio per l’infibulazione, la poligamia, il non mandare le figlie femmine a scuola e tante altre amenità.

    io voglio vivere in uno stato in cui la legge è uguale per tutti, non in uno stato in cui la legge cambia in base alla religione, o, anche se non cambia, cmq si tende a chiudere un occhio in base alla religione.

  44. dici che il crocefisso è anche un simbolo di pace, è vero, ma solo per i cattolici, esiste un simbolo di pace trans-religioso?

    l’arbobaleno, la colomba?

  45. l’arcobaleno è biblico, la colomba pure… si riscontrano nello stesso episodio di Genesi (diluvio universale).
    L’arcobaleno è segno dell’alleanza tra cielo e terra promessa nell’AT e realizzata da Cristo sulla croce. La colomba è segno dello Spirito Santo, fonte della vera pace, donato all’umanità da Cristo sulla croce, come ci dice il vangelo di giovanni.

  46. Mi accorgo ( e sono sinceramente rammaricato) di aver creato un terribile equivoco con fra Vittorio!
    L’invito a commenti sereni (anche scherzosi) era rivolto a tutti noi; lungi da me l’idea di richiedere scuse a chicchessia.
    Non essendo questo il luogo, pregherei fra Vittorio a inviarmi (mariho@tiscali.it)un contatto telefonico (ho già provato 065235**** senza successo) o una proposta di incontro sotto “er cupolone”.
    Saluti agli ispicesi emigrati con tanta buona volontà.

  47. Ecco… manco per una settimana e si scatena il putiferio sul post! Non ho ancora a vuto il piacere (il tempo, più che altro) di leggere tutti i commenti… quindi rimando a più tardi… o domani 😀

  48. Vorrei poter lasciare un commento utile ma come la maggior parte dei dialoghi anche questo si è perso tra la moltitudine di parole sprecate nel cercare di vedere qualcosa che riguarda un pò tutti con gli occhi di una sola “persona”.Magari fraVittorio è stato impegnato in queste feste ma noto che non ha risposto più ai commenti.E’ successo come con un discorso politico che provoca una settimana,un mese o una vita di dialoghi fatti al bar.Ci si è allontanati dall’obbiettivo.
    Vorrei poter lasciare un commento utile ma il dialogo è stato impostato a senso unico…si parla del cristiano e la politica e tutto il resto viene tagliato fuori(perdonate la semplificazione) cercando magari di non farlo notare utilizzando la parola laico.
    Mi domando:Ma non è contraddittorio precisare che fede e politica non vanno confuse e discuterne riportando le parole di un uomo di fede?Mi si potrebbe obbiettare che anche Martini è un cittadino ma allora come spiegare ciò che viene scritto nel concilio vaticano.
    Vorrei poter lasciare un commento utile ma sono convinto che l’etica,la moralità e gli altri argomenti che servono da collante tra religione e stato appartengano a un piano umano che sta al di sopra o al di sotto di ogni credenza,di ogni carta costituzionale,di ogni etnia.Perchè apparati politici e religiosi che mutano continuamente ruolo senza mai definirlo per paura di perdere consensi hanno questa alta pretesa?Perchè non si cerca di fare un passo alla volta senza dover sbandierare i propri pregi che appartengono a tutti ma di cui non tutti si vantano?Perchè prima di mettere a “nudo” gli altri non ci “spogliamo” noi dei filtri che il tempo a creato?

  49. purtroppo è la parte negativa dei blog, gli articoli vengono catalogati e archiviati in base alla data, man man che vengono pubblicati nuovi articoli, quelli vecchi scivolano via, diventano “vecchi”.

  50. è vero teodoro (che dovrebbe significare dono di Dio) per diversi motivi non mi è stato possibile collegarmi ad internet, ma a chiaramonte abbiamo diffcioltà con la rete. Ho letto solo ora il tuo intervento ed anche quello di raniero, con il quale concordo. Non ho presente il documento del Concilio a cui tu fai riferimento e anzi ti sarei grato se tu me lo indicassi.
    Alla fine teodoro il mio intento, nello scrivere il contributo che hai letto, era quello di ribadire che il cristiano è chiamato a fare politica cercando il dialogo anche con coloro che cristiani onon sono, sulla base dei valori comuni sui quali ci si può e ci si deve incontrare, rinunciando alle etichette che spesso dividono e mirando ad un bene che per essere tale deve essere di tutti; il bene comune.
    Tutto ciò contraddice sia un certo integralismo cattolico che per mantenersi “puro” si chiude nelle proprie posizioni evitando qualsiasi tipo di “contaminazione”, sia un certo integralismo laicista che vorrebbe una religione chiusa nella sfera privata, che non avesse alcuna influenza nella vita pubblica. E questo è sbagliato perchè chi crede non può fare a meno di credere nell’impegno politico.
    E’ vero, fede e politica non vanno confuse, ma non vanno nemmeno separate: se io sono credente agisco politicamente da uomo di fede. Poi tra l’aòltro noi crediamo in un Dio che si è incarnato, quindi figurati se a Lui le vicende umane possono essere estranee. Il nostro è un Dio che ha lavorato, che ha pagato le tasse, che ha avuto problemi con la giustizia, che si è occupato della salute della gente, che ha avvicinato i più poveri e gli esclusi… insomma un Dio che ha fatto politica nel senso più vero.
    Infine mi pare che le tue ultime parole concordino con quanto ha detto il Papa domenica scorsa all’angelus. Benedetto XVI affermava che bisogna trovare una comune base su cui fondare i valori che si vogliono realizzare e questa base comune è la dignità della persona: su questa base si può lavoraee insieme per una società che sia più umanizzata e più umanizzante. Pax

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