I giorni.

14 gennaio 07 Torino:
ci provo, i ginocchi come trampoli, le giunture scricchiolanti, il naso spellato, gli occhi gonfi e provati, i denti che marciscono, ci provo a rimettermi su ma c’è poco da fare adesso, con queste parti, e il resto, che dicono il malessere, ‘fanculo!

domenica ore 13:42

è silenzioso. Appena uscito perché ho finito il caffè, una domenica. E’ silenzioso e appena tirato giù una piccolissima dose di caffè nero sono salito duecento metri, sono disceso lo stesso, dove vado? Eppoi fa freddo, oggi. Che sono salito al volo su, al quarto, a nascondere questa testa, a posare gli occhi dentro e sopra un tavolo ornato d’una carta preziosa verde scuro.cave.jpg
E’ silenzioso oggi, al vespro senza più quell’andare vagando, mai più forse in un luogo, un posto che mi ha formato losco, pensa, la domenica di notte, quell’attesa che mi pareva di perdere la ragione, una speranza, una voce meravigliosa, una Sara Mingardo. E’ improbabile la vita così. Ho lavato terra, ho pensato vagamente alla mia opera, lontana forse mai più, raggiungibile forse. A un ferro da stiro. E’ improbabile stare una vita così.

domenica ore 17:09

sono stravolto. Ho provato a dormine qui, arrotolato, piagato dal freddo e solo una telefonata di mia zia mi ha sorpreso reale, disfatto. Le ombre iniziano a diffondersi e a sformarsi serie intorno a me nonostante le due finestre aperte. Dici che sembro lontano, lontanissimo. Così sembra. E forse è anche per questo che oggi mi sono abbattuto qui dentro e sono stato preda dallo spavento perché mi sono sentito schiacciato, deformato da una realtà che non riconosco vera, mia. Mi sono sentito perso. I quattrocento metri trascorsi all’inferno. E qui dentro mi sono lasciato andare, sono caduto. Ho come attraversato un incubo e solo adesso inizio a riavermi, lentamente a respirare inizio.

domenica ore 19:41

un mal di testa, devo uscire per un caffè.
Sbattuto furiosamente dalla distanza lontano, verso l’impossibile e il cranio scoppia.
h.21:27

Ho messo su l’abbozzo video Ed ecco vigilarmi. Sento il respiro di neonihil, di Elisa, poi il mio, la visione della casa gialla galleggiare, la testa scoppiare, ascolto la Symphonie fantastique, la straordinaria ed emozionante trascrizione di Franz Liszt per piano e interpretata da Bellucci, e il cranio scoppia mentre respiro sono tornato su dopo che sono stato in giro per le vie e le piazze deserte della città, un’ora sola, dalle 20 alle 21 sperando che il dolore mi risparmiasse fuori, col freddo. Se è vivere, così! Ho vissuto come depresso, oggi. Avevo intuito qualcosa ieri notte prima di chiudere gli occhi, avevo intuito che questo giorno sarebbe stato insopportabile e che mi sarei lasciato andare anche se, chiaramente speravo il contrario, di reagire e, invece eccomi. Pensavo al talento prima mentre ero comodo nella tazza del mio piccolo bagno. Pensavo mentre miravo le splendide piazze sabaude della sera e vuote, come un po’ più deserte, al talento e riflettevo un disegno di Picasso, un regtime credo, non ricordo bene, e pensavo al video che desidero fare, un valzer, Un Bal, un Allegro non troppo, L’artista incontra la donna amata nel mezzo di una festa danzante. E mi lascio respirare, affondare di questo giorno malessere, di quanti avvenire ancora, uno dopo l’altro e non so fin quanto sarò capace di resistervi […], perché mi sento sfaldare le membra, mi sento sfinire e lo intuivo già appena messo piede fuori e sono entrato al caffè e ho visto le luci i legni intarsiati, sentivo come svenire, una pena fuori.

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