All'ingrasso.

Ho le pietre nelle mani, anzi ho mani come pietre in questo momento, farei a meno di dipingere: dei ragazzini giocano a palla davanti ad una chiesa di Scicli; era estate. Soffio nel bombardino e pare che produca scoregge; ascolto Eels e mi brillano gli occhi, sono trascorse vite, mie tutte mie, ho bruciato vite mie e non solo, ho lasciato vite, abbandonato tutti, gli amici dove sono? I miei morti, e dei vivi, quanti? bombardino.jpgE’ un cazzo di giornata, grigia come piombo che sta nello stomaco, i polsi deboli, sottili, filigranati, cosa voglio fare adesso, al vespro che mi alzerei da questa poltroncina di vimini per sprofondare lontano, nell’altro capo del mondo, a trafiggere questo mondo, non ho sete, non fame se ho mangiato, sardine in scatola, perché devo dipingere e quale preghiera, a chi rivolgersi, allora? Note, fumi si rovesciato liquidi dentro la stanza e avvolgono come onde questo corpo, malandato, malandrino. Sto come a sbattere la testa, lì, riconosco quel gioco, alcuni bastardi forarono le ruote della macchina presa a noleggio. La mia dolcezza, così, le vostre parole, il luogo che non riconosco e andate a dare il culo! Ho una risurrezione che mi aspetta, ansiosa, ho questa resurrezione che devo formare come fossi un dio, per darmi una speranza, produrmi senso, fare senso, immagino quanta gente verrà a vedere questa mostra, suonano gli orchestrali solo per me, dentro queste cuffie i braccioli di nuovo appoggio, il caffè versato e sorbito lentamente che non finisce mai, camminiamo senza vedere e mi dico perché mi rivolgo a voi, stupidi, a cosa serve, dove siete, chi cazzo siete? Amo Scicli, Modica, Rosolini e Pozzallo. Sentite voi questi timpani rullare, battere la pelle sempre più forte? Questa terra malata, montata a lotta, i Siciliani, balordi, si trattano male, sono scorbutici, sono duri come le pietre e non capiscono niente. Mi mancano i lunghi funerali, e ho deposto fiori in quelle tombe, abbandonate, dimenticate e pensare che c’è qualcuno che ruba i fiori degli altri per adornare i propri morti o se stessi, la propria casa, fiori da mettere in bellavista, a tavola, nel bagno; in nenie e veglie la propria salma, lavatela, spaccafurnari di merda, con olii, essenze, aspettando lentamente di morire, incolonnati come bestie al macello, come fossimo tutti salvi, senza opporre alcuna resistenza s’ingrassano, i morti.

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