Le tentazioni della pittura, su Arte di aprile, n°404.

Con realismo minuzioso ha raccontato una Sicilia di feste e folclore. Cedendo alle seduzione di un linguaggio anacronistico. Ora con quadri e video attira il pubblico in una dimora misteriosa. A Milano.
di Licia Spagnesi.

ed_ecco_vigilarmi.jpg (farme da video)  

Ha portato sulla tela il caos pittoresco della Vucciria, il brulicare della folla alle feste popolari, l’ondeggiare delle divise rosse della banda dove suonava da ragazzino, ma anche il profumo di cassata, sarde e peperoni. Eppure Francesco Lauretta, nato a Ispica, Ragusa, nel 1964, l’etichetta di artista siciliano va piuttosto stretta. Vede la sua terra alla maniera di Sciascia, come metafora del mondo. E quando rivisita un soggetto riconducibile a luoghi e memorie personali, lo fa con una buona dose d’ironia. E’ l’antidoto che prepara per lo spettatore, perché resista alle seduzioni del suo realismo minuzioso e scopra “la chiave per entrare nella mia ultra-realtà”. Il folclore è dunque solo lo spunto per una riflessione tormentata e disincantata sul mito della pittura, “un linguaggio anacronistico, ma dal fascino irresistibile”. Così in “Avanguardia terza”, un grande dipinto del 2003, il mercato reso celebre da Guttuso si fa teatro di un’appassionata caccia al tesoro, coi capolavori del Novecento nascosti tra le bancarelle, da Picasso celato tra le mele a Basquiat che fa capolino tra i mandarini, a Beuys portato in borsetta. Il travestimento da angelo del ragazzino tutto boccoli di “Sonatine” (2005) è mandato in cortocircuito dal microfono appuntato sul petto. Mentre la parata dell'”Uomo stella” col cavallo vestito di fiori (omaggio al cagnolino Puppy di Jeff Koons) è incorniciata da una scritta al neon simile a un’insegna da negozio, allusione alla mercificazione dell’arte. Quando invece è di scena la folla, i cui volti, pur mantenendo intatti i tratti individuali, si dissolvono in maschere quasi astratte di colore pop, i riferimenti vanno dalle moltitudini anonime e spettrali di James Ensor al saggio Massa e potere di Elias Canetti.
MEMORIE PRIVATE.
La pittura non è l’unico mezzo espressivo di Lauretta, che sperimenta anche il video, l’installazione e la scultura (dagli oggetti paradossali degli anni Novanta, mobili inutilizzabili laccati di bianco, ai 10 mila soldatini gravidi esposti nel 1994 da Care of). Ora, per la personale alla galleria da Antonio Colombo di Milano, l’artista ha ideato un percorso iniziatico in cui i quadri e video accompagnano il visitatore attraverso le stanze di una casa misteriosa, che custodisce il Privato dell’artista. Ricordi dell’infanzia a Ispica si materializzano nelle stanze dipinte di giallo e verde acido che raccontano la storia di ANNA FRANZO’, maestra elementare, soprannominata ‘a Signurina perché, spiega l’artista nel metaracconto pubblicato in occasione della mostra, “era schetta”, zitella. Figura felliniana dai grandi cappelli decorati con fiori e dalle vesti sgargianti a strascico, girava solitaria con una banda di cani e gatti, suonava il piano, parlava inglese e scriveva poesie. In paese era guardata con sospetto, i bambini non dovevano avvicinarla: ” Dicevano che di notte si trasformasse in un bambino senza testa, un diavolo, e che giocando al gioco del mondo riuscisse a scendere agli inferi”. Qualcuno però, incuriosito dal personaggio e dai rumori che venivano dal giardino della vecchia villa liberty, la spiava dal cancello. ” Così facevo anch’io da bambino con mio fratello”, ricorda Lauretta, che nel 2000, alla morte della donna, comincia a fotografare e a filmare la proprietà. Il progetto lo impegna per sei anni e si focalizza su un edificio sorto nel giardino e mai completato, un luogo sinistro illuminato da inquietanti bagliori, ideale per ambientarvi un racconto noir. La mostra invita a esplorarlo di notte, a cercare nel buio, guidato da luci, lingue di colore, rumori. E dal respiro di una donna.

3 Comments

  1. senza parole Ciccio … clap, clap, clap …
    spiace per gli ispicesi che non se ne accorgeranno e non sarà una novità.
    Come non è una novità che la rivista Artè si occupi della tua arte. Mentre, la novità è nella tua nuova mostra a Milano.
    (La Signurina … ne parlammo in piazza, ricordi, mentre i ragazzini teleguidati pulivano dalle cartacce, a condizione che vi fosse una macchina fotografica ad immortalarli o una telecamera a riprenderli. Ma le telecamere mi sa che furono solo per gli organizzatori, e i ragazzini insalata. le pulizie straordinarie, pretesto per l’ennesimo spot di buona società.
    Intanto Gino Strada lascia l’Afganistan.
    Intanto Francesco Lauretta porta la Signurina a Milano.
    Intanto qui finita la festa finì e belli li bummi, oh veru, si torna ad interrogarsi sul millenario e irrisolvibile problema di benignana memoria: l’Etna.)

  2. Una volta Arte, Flash Art e lo stesso Tema celeste si trovavano da Don Mario. Adesso c’è la fitinzia. A Palazzolo, pensa, dove hanno aperto una specie di museo d’arte contemporanea (?) -dove avevo letto del “rinascimento siciliano” che poi “abbiamo” affrontato in occasione di una vecchia mostra a Torino, non c’è una libreria…-, non so cosa c’entra questo ma ti assicuro che Arte lo puoi trovare a Rosolini, a Pozzallo, ad Abbiategrasso!

  3. Buona domenica “Lauretta” ti ho visto su ARTE Mondadori. Ho trovato la rivista, a Pozzallo. Non mi avevi detto che la tua mostra era annunciata già in copertina. Mi sono piaciute anche le foto che accompagnano l’articolo.
    Peccato non poter vedere la mostra, ma già la rivista mi ha emozionato.
    Saluti
    Saro

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