Ottantacinque anni suonati

“Va bene. Oggi, ti ci porto! Ma, smettila di telefonarmi ogni mezzora per ricordarmelo.”.

“Allora, non te lo scordi? … non te lo debbo ricordare più? … e perché stai zitto? … va bene. Ti aspetto alle due!”

“Non alle due! Nonno! Alle tre ti ho detto! Posso venire a prenderti alle tre. Hai capito? Aspettami alle tre.”

“Allora, ti telefono alle due. Così sono sicuro che alle tre sarai qui.”

“Fai come vuoi, nonno, ti ho già promesso che ci vediamo alle tre. E’ inutile avere fretta i negozi di elettrodomestici chiudono tardi ed abbiamo tutto il tempo che vuoi per comprare il frigorifero.”.

“No. No, chiudono presto ed oggi, alle cinque, forse viene a casa la signora Margherita, vuoi che la faccia aspettare? … Te la ricordi la signora Margherita? Dovevi vederla che fiore nel quarantatre … ”

“Sì, nonno. Non iniziare con la storia della signora Margherita, anche per telefono. So chi è. Lo so da quando sono nato che mi racconti di Margherita, di Maria, di Carmela e di tutte quelle che te lo hanno passato al tornio – quando ti tirava. Basta per ora, ciao.”

Pietro, preme il tasto rosso sul telefono cellulare, fa un respiro profondo, depone il Nokia sulla scrivania, guarda l’icona di Padre Pio appesa nella parete di fronte, chiude gli occhi e soltanto in quel momento si rende conto di ciò che ha detto e che nella stanza c’è Suor Caterina. Pietro ha finito l’università e sta svolgendo il Servizio Civile nell’unico ente presente in paese che accetta i volontari del servizio civile. Incredibile. Suor Caterina, grazie a dio, faceva finta di non aver sentito niente. Ma Pietro è certo che quella donna, furba com’è, abbia capito benissimo il significato delle frasi scambiate al telefono con il nonno. Il nonno sta diventando ogni giorno più invadente e con tutta la buona volontà, Pietro, non riesce più ad imporgli un minimo di razionalità. Quell’uomo era sempre con le valige dei pensieri più strambi in mano, pronto ad imboccare la tangente che lo portava dentro una logica tutta sua, difficilmente comprensibile. Ma come fare a discutere con lui, senza creargli dispiaceri. E poi non era proprio il caso di dargli dispiaceri, ad ottantacinque anni suonati era superfluo cercare di ricondurlo, continuamente, con i piedi per terra. Negargli la realizzazione di quanto gli passava per la testa era come dargli martellate sui “cosiddetti”. Il vecchio si sente insoddisfatto quando viene contrariato e si fa prendere dalla depressione. Pietro vuole molto bene al nonno – un bene fraterno – essendo stato, il vecchio, un grande maestro di vita per il nipote. Come non ricordare anche che il nonno aveva insegnato, a Pietro, a rollare canne perfette. Quante ne aveva preparate di canne, quando ancora Pietro non ci riusciva. Pietro, con la scusa che ci risparmiava costruendo le sigarette, aveva convinto il vecchio a tramandargli l’antica tecnica per la costruzione di sigarette. Come dimenticarsi delle risate e delle discussioni fatte insieme. Anche se il nonno non fumava direttamente le canne, spesso, passando interi pomeriggi insieme al nipote nella cameretta intasata dal fumo anch’egli partiva di sballo. Ogni tanto bisognava assecondare le stramberie da vecchiaia del nonno e farlo svagare, portandolo in giro.

Beep Beep – SmS in arrivo – “vieni alle 2 e mezza”. Pure gli SmS aveva scoperto. Consumato è Petro. Tre in punto. Il nonno sale in macchina. Vestito cammello, cravatta marrone, scarpa lucidissima, stessi Ray-ban – da vent’anni ed un sorriso sparato sopra la bianchissima dentiera.

“Andiamo Pietro. E ché caspita! Non ci provare a sparare minchiate che, il tornio me lo faccio fare ancora. Ho scoperto certe pilloline azzurre, che se viene oggi Margherita la sentiranno cantare fino alla Scala di Milano”.

“Nonno, ma chi te lo da il Viagra? Non devi usarlo. Hai il cuore debole”

“Il cuore debole è la minchia dura e se muoio ficcando, un regalo del Padreterno è. Ma, io non muoio, adiamo alla Posta”.

“devi prelevare di nuovo? L’altro ieri hai preso i seicento euro della pensione”

“Andiamo alla Posta, ho detto. Andiamo a comprare il frigorifero, va bene. Andiamo alla Posta.”

Pietro inchioda la Renalut Clio. “Nonno, mi vuoi fare uscire pazzo?”

“Andiamo alla Posta o andiamo a comprare il frigo?”

“Non capite un cazzo voi giovani, ai tempi miei poche domande facevamo e tutto filava meglio. Una cosa alla volta, citrullino, andiamo alla Posta.”.

Pietro riparte, accende lo stereo in macchina e spara a palla l’ultimo CD dei Dream Theatre. Il nonno è ancora più goduto in faccia. Ha sempre apprezzato la musica del nipote. Pietro è rassegnato. Pensa che il nonno si sia fatto fregare i soldi dalla “polacchetta” che gli accudisce la casa ed ora abbia bisogno di prelevare nuovamente del contante per comprare il frigorifero. All’unico sportello dell’ufficio postale c’è soltanto l’impiegata di turno.

“Faremo in un attimo” pensa Pietro. Il nonno lo precede e si para di fronte alla cassa. “Signorina mi scusi, sono venuto per comprare un frigorifero”.

Pietro lo prende sottobraccio e sorride all’impiegata, sta per aggiungere qualcosa, quando questa si alza, va nello scaffale alle sue spalle e prende un depliant.

“Ecco vede” dice porgendo il depliant al nonno, che è seraficamente goduto e si è tolto gli occhiali da sole “abbiamo questi tre modelli disponibili. Scelga con calma e poi facciamo l’ordine. Poi vorrei farle notare che c’è il decoder per il digitale terrestre ad un ottimo prezzo”.

“Sì, lo so ma non m’interessa, sono qui per il frigorifero” dice il nonno.

Pietro è sconvolto da quanto sta accadendo. Il nonno sceglie il modello, l’impiegata inserisce al terminale l’ordine complimentandosi con l’anziano, che è il primo cliente in paese a rivolgersi al nuovo servizio delle Poste.

“Il prezzo è buono aggiunge il nonno”. Poi uscendo, serio in faccia guarda l’impiegata e fa “ah signorina, mi scusi, è vero che, da domani, qui, si potranno trovare anche pomodori, melanzane e carote?” sbotta a ridere e stavolta anche Pietro esplode.

A braccetto escono dall’ufficio Postale.

 

 

Tutti i diritti sul presente racconto sono riservati dall’Autore :  © Saro Fronte

3 Comments

  1. spero in futuro di avere un nipote come pietro……. mi hai fatto sorridere……….ciao

  2. io no. cavolo!!! passi per le pilloline azzurre, passi per le rullate, ma l’ultimo dei Dream Theatre quello proprio no vi prego. Bravo pietro complimenti 🙂 veramente bravo !

  3. Ahahaha, troppo bello. Troppo, veramente. Lo vorrei un nonno così. Anzi, mi va benissimo il mio che alle prime elezioni si è messo in tiro, con il lupetto verde acido e la giacca marrone che sembrava un comunista intellettuale e mi ha accompagnato alle urne dicendomi “mi fido d te, qualunque cosa accada, non votare berlusconi” ed è uscito deluso quando, molto democratica e pacifista come sono, ho votato verdi. “E dico io i Verdi? dovevi votare Bertinotti, che cazzo ci facciamo con i Verdi?”
    eheheh
    Nonni mitici

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