Era 17, 'mane.

… non so, quanto ne abbiamo oggi? Ho perso il conto, non mi ritrovo più a meno che non mi alzi e mi trascini verso un calendario elettronico ed inizi a sfogliare i giorni: questo sì, è passato, via!.. quest’altro lo stesso, poi, ah, ecco, questo deve ancora venire, vediamolo com’è, no? Bisogna aspettare ancora, un 25? Come sarà un 25?, e se andrà male, e se non lo buttassi via già adesso tanto chi se ne accorge, no? Cos’è un 25? Un sabato, no? Una domenica? The-Blue-Door-por-Andrew-WYETH.jpg E se è una domenica è un giorno di festa, oh, sì, per molti sarà un giorno di festa ma a me non piace festeggiare e se buttassi anche quell’altro giorno, ma sì, l’altro, chessò, un venerdì 17, stupido giorno, un 27 anche, insomma devo ordinare questi numeri per capire il mio tempo, di quello trascorso non so cosa farmene, di quello avvenire tremo e del presente soffro. Beh, e allora cosa fare, così? Un diciassette così? L’isola di san Michele ricordo le tombe, alcune divelte e dei cipressi neri il traghetto che mi portò laggiù, in fondo – forse ci sono stati giorni belli in passato e forse ne verranno ancora, forse ci sono semplicemente giorni, né belli né brutti e forse sono gialli come questi, come quelli che tu sorridi, bambina, e io rispondo, bimbo -.
E’ meno buio oggi e mi trascinerò fuori presto quando non sarò uno spacciatore(?), un violentatore(?), un pericolo pubblico e non mi porto mai i documenti appresso perché senza posso essere chiunque, va bene, un “buon pittore” perché mi hanno detto di dire così ma chiunque può esserlo, un bravo pittore un violentatore, uno spacciatore ma io in giro così riesco a cantare, riesco a dormire o trascorrere brevi pause all’inferno e, poi, posso anche danzare, dipingere il cielo a mio piacimento e oggi metterò su un bel rosa salma durante, questo vespro poi butterò i miei occhi come semi nei campi , li lancerò lontani e il silenzio piegherà questo pomeriggio,
arderà il giorno, si dimenticherà, se stesso intendo e proverò a non diffondere la paura, il dolore e magari incontrerò il vecchio signore e il vecchio cane e magari farò Biribiri al cane o magari glielo farò da me a me, Biribiri, penserò stupidamente e passerò loro vecchio anch’io, pelato e grasso, una bestia un tossico uno che non può non diffondere la paura intorno, un’aura intorno la mia risata, non ti dice niente la mia risata? Un bimbo imbronciato e mi sposterò.
Tu ormai rimani lì, Al mondo! Io, no, esco fuori. Per me il giorno è già finito. Uscirò fuori adesso e assieme all’umido butterò questo 17, non ho più niente da donare, niente da avere. Apro la porta dal retro perché non c’è più luce perché è l’oscurità gravemente perché probabilmente dovrò abituarmi a vivere qui, sul retro, più tardi, appena il tempo di lasciare la dondolo, ricordo una canzone, “my love”, l’inverno dei fiori fuori e vado a spacciare, a mani giunte, vado a violentare, a ridere verso qualcosa, ‘fanculo!

18 Comments

  1. Francesco Molly Bloom Lauretta… sono eccezionali i suoi flussi di coscienza, solo che non devi farti troppe domande, tanto non servono.

    Un bacio al buon pittore 🙂

  2. Ehm,
    ai giardini, i soliti, dove la natura pare fatta di plastica e i cani danzano di notte quando c’è nebbia. Ho risistemato il riso bambina. Ho preso solvente e lavate le mani, sciolte le ultime macchie di giallo sono riuscito, furioso, per sfuggire alla mia stanchezza dei secoli nei secoli, al suo tempo e mi sono portato qui. Per un momento sento umano, un cane abbaiare l’osso o il bastone del padrone ma non sono i cani di Flaubert questi, ma son fatti d’eterno questi che stupidamente abbaiano e fanno sorridere, qualche uccello e curiosamente non vedo né sento le cornacchie e i corvi, lo scorrere delle automobili, il chiacchiericcio lontano dei vecchi alcuni comodi in un panca altri si reggono in piedi. L’umano grigio, i colori d’autunno così belli, eleganti e discreti che portano sonno, fan dormire questi colori se si osservano attentamente. Una signora passa. Ho chiuso gli occhi e l’ho sentita passare. Il suono dei passi che si avvicinano, ti calpestano, passano e si allontanano, finiscono. In tasca trovo un cioccolatino ghana ecuador cocoa 60% avvolto in una carta grigio argento. Non so che farmene e lo scarto, lo mangio, lo mastico lentamente. Il sapore si dilata clamorosamente è dolce e mi fa sete, non amo le cose dolci, mi fanno venire sete e m’ingrassano il palato, i fianchi, il dolce è come l’aroma dell’aglio difficile da togliere, fastidiosissimo. C’è una fontanella alla mia destra. Mi sposto, vado a bere, ‘fanculo! Fatto. Passano due cani con i rispettivi signori, ” o guardare i disegni del gioco del mondo, riti infantili del sassolino e del salto su un piede, per entrare zoppin zoppetta nel Cielo della Domenica”. Anch’io ho giocato. E ci ritorno, grande, suonano le campane, è l’ora ed è già sera nonostante quattro siano stati i colpi gravi, uno quello fasullo, in levare. Prima, mentre mi spostavo da queste parti, ho visto un vecchio signore e un vecchio cane. Li incontro spesso verso la stazione. Il cane è davvero buffo, uno spinone lungo e basso dall’aria malandrina per quei dentini inferiori leggermente sporgenti, tozzo e di colore indefinito grigio marrone, con due ciuffetti sopra gli occhi e due baffetti birichini, di primo acchito sembra cattivissimo ma poi lo vedi avanzare, lento e sornione, che quasi pare vederlo ridere, con quel cappottino scozzese stasera, davvero, gli mancava solo una pipa e saremmo scoppiati tutti e tre a ridere, io lui e il suo vecchio padrone. E’ bello vedere e immaginare un cane e il suo padrone così, passeggiare nel tempo. C’è filosofia in quella camminata, l’orrore e forse nella coppia non saranno sfuggiti a Flaubert, non quello dell’Educazione, l’altro, grottesco di Bouvard e Pècuchet . Ho sonno, qui. Penso al giallo, all’inferno, all’eterno. Mi sistemo il berretto, mi vesto di nero e m’alzo, fischietto la cantata profana e i cervi scappano, porterò a bollore l’acqua e ci annegherò un broccolo dentro, stasera. Respiro lentamente respiro, “Stai calmo!” ripeto, Al mondo vado, ancora le campane ma stavolta non sembrano abbattere l’ora, sembrano stridere di festa, cazzo! , ancora zanzare, vaffanculo!
    mi allontano, via. Beh?

  3. “Flussi di coscienza”.

    È insita nella natura umana la necessità di definire tutto ciò che non comprende e che, positivamente o negativamente, turba.
    Cos’è la “definizione” se non il tentativo di soggettivare una realtà? Un modo come ingabbiare le realtà con le quali veniamo a contatto all’interno di personali schemi mentali. Così facendo, però, si priva la realtà stessa di tutte quelle peculiarità che vagano in una sorta di iperuranio, dove è negato l’accesso alla mente.

    Adoro, nel poco tempo libero, sostare sullo scoglio di Ciriga e stare ad osservare il tumultuoso infrangersi delle onde.
    Non guardo il mare…. Non rimango estasiato davanti al panorama…. Mi spoglio (o tento di farlo) di ogni schema mentale, che tenta disperatamente di definire razionalmente quella realtà, e mi nutro dell’energia di emozioni e di sentimenti.
    Non esiste più lo scoglio di Ciriga , il mare, l’orizzonte….
    Lo spazio viene annullato in una dimensione nuova, dove il luogo non mi appartiene perché cangiante nei giorni, nelle ore, nei secondi…. Rimangono le emozioni ed i sentimenti miei, solo miei, che nessuna definizione potrà mai ingabbiare.

    Non conosco Francesco Lauretta, forse “u sacciu” e basta.
    Associo il suo nome ad un vago e flebile ricordo adolescenziale: un “Patri a Cruci re picciriddi” in via IV Novembre.
    Lo leggo in questa piazza senza la volontà o la presunzione di capire, ma con l’intento di cogliere ciò che va oltre il puro significato delle parole…. Quell’energia di sentimenti ed emozioni, a volte celate altre volte manifeste, nel tumultuoso o placido rincorrersi di parole e punteggiatura.
    Chi scrive ha sempre qualcosa da dire, non sempre la voglia, la necessità p l’intenzione di farsi comprendere.

    … cafè e grappa per risvegliarci? 🙂

    Ad maiora.

  4. che mi si parla e definisce della definizione, dei schemi mentali – a Torino amano dire “meccanismi”… io rifletto dei “rattrappiti” – di scogli e iperurania, non mi interessa. non pretendo d’essere capito, ingabbiato, definito. Non pretendo niente, assolutamente.

  5. … intendiamoci, con questo non voglio offendere nessuno. Solo cafè, grazie! E buongiorno a tutti.

  6. Buongiorno anche a te.

    Nemmeno io pretendo…. anzi, forse pretendo, ma il contrario…. non per te o su te, ma per “tutto” e su “tutto”….

    Nessuna offesa…. e nessuna difesa…. solo un pensiero senza ambizioni……

    Un cafè al tavolo 13…. prego!

    Ad maiora!

  7. Mannaggiattè, ecco chi è che mi frega il parcheggio agli scogli! 😀

    Caffè anche per me, per favore. Oggi è irrinunciabile.

  8. Ma… com’è che quando vado a pescare a ciriga non c’è mai nessuno?
    Se magari ne avanZa una taZZina…

  9. Mammamia che confusione!!!!!!!! A saperlo prima che la “pesca” va di moda……. 🙂

    Noto con piacere (e non mi sento solo) che i bar fanno affari d’oro…. pugno di cafeinomani!!!!!!!!!

  10. Di palo in frasca.
    Una domanda a chi piace “pescare” solo ricordi e lasciar stare gli abitatori del mare…
    Tornando dall’isola del Giglio per un fine settimana di immersioni, mi chiedevo se dalle parti “nostre” ci sono fondali e luoghi altrettanto interessanti.
    Sub in ascolto, accetto informazioni su immersioni ed organizzazioni eventi anche su e-mail privata, (mariho@tiscali.it) nel caso l’argomento fosse off-topic (il cafè obnubila i centri respiratori).

    Un saluto agli ispicesi di buona volontà e di altrettanto Terzanipensiero.

  11. OOOOOOOOOOOOOh mio grande amico pittore, buon pittore, anzi mio pittore preferito, ti ritrovo evanescente in rete e ti abbraccio -tutto- virtualmente!
    Sono commossa di averti ritrovato…sigh….attendo tue nuove.

  12. Incredibile, la mia ex CPR preferita, cosa da pazzi! Pensa che lunedì alle 17 andrò a trovare Mario e Maurizio, ehm per salutarli, s’intende. Ti raccomando Una banda di idioti, è un capolavoro. Quanti ne hai adesso, Due? Una me la ricordo, avrà almeno 5 anni e mezzo, e l’altro o l’altra? E hai notizie di Luca fà ‘mpresto? Sto bene. Sto preparando delle cose davvero belle, o così spero. Tempo fa gli avevo spedito un dvd dei miei video, non ho più avuto sue notizie, ne sai qualcosa? Forse ha preso spavento? Se lo senti digli che gli spedisco un bacio “no immu”. Ma quante risate, quanto ci siamo divertiti, Rooss! Ti abbraccio di cuore e di cuore ti auguro le cose più belle, davvero, e non è un modo di dire, lo sai. T’abbrazzuu tutta tutta, Ciccio.

  13. Sara, so che mi saluti da qualche parte del mondo – grazie Saro! – e ti abbraccio. Da Torino tutto bene. Noi staimo bene ( io e Giuseppe), i ragazzi crescono bene ( Enrico e le altre bestie…). Facci un fischio quando attraversi la città che ci facciamo ‘na mangiata. Baci, Ciccio.

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