ricordando Vedova.

giorgio upiglio e emilio vedova.jpg1-10 settembre 1985, venezia.
… andai dritto a venezia, i miei non sapevano, per gli esami di ammissione nell’ accademia di belle arti. appena messo piede nel cortile mi avvicinai ad andrea zago, poi venne paolino pasetto, massimo, claudia, e altri. il giorno dopo, e per due giorni, bisognava sostenere la prova della figura disegnata. la modella. in aula c’era vedova, gazzarri. sostenni la prova abilmente ma non ero contento. mi misi a fare non so quanti disegni, di tutti i tipi, da quello accademico a quello di “segno scultoreo”, “pittorico”, poi, veloce il segno, fin quasi all’astrazione.
il secondo giorno andai verso gazzarri, spiegai che venivo da ispica, che portavo i saluti di paparoni e castello, a vedova.
mi presentò il maestro che curioso volle vedere i disegni fatti nei due giorni. era stupito. indicò a gazzarri di mettere nella parete di legno nera dei fogli. voleva vedere come disegnavo. i ragazzi dell’aula – erano tanti – si misero alle mie spalle. iniziai a disegnare. vedova, dietro, gridava: “veloce, più veloce!”. poi si avvicinò a me, si mise alla mia sinistra, chiamò gazarri e fece mettere altri fogli di carta bianca. iniziammo a disegnare insieme. un balletto, – davvero, un balletto,… – veloci, sempre più veloci. ci fu un applauso finale. mi abbracciò e uscì fuori dall’aula gridando: ” il figlio del sole sarà sotto la mia ala, promosso, il figlio del sole, cose da pazzi!…”. quando tornai giù andai dritto in ortigia nello studio di alfredo. nel cortile c’erano tutti, alfredo, giuseppe, salvatore, paparoni, castello. raccontai quanto era successo. michelangelo castello si arrabbiò molto del mio racconto, diceva che dovevo essere contento, che era successo qualcosa di meraviglioso, che avevo trascorso una esperienza unica. so che quei disegni sono ben custoditi nella sua collezione privata.
quando la sera dell’11 settembre tornai a casa, i miei credevano che tornavo da roma, che ero stato congedato dal servizio di leva. annunciai loro che mi congedavo da ispica, dall’isola, dalla mia famiglia. partivo, andavo via di casa.

così è stato.

6 Comments

  1. bellissimo il ritratto e l’emozione del momento vissuto. Non mi avevi mai raccontato questo episodio. Vedi che il blog serve? spero ti piaccia l’immagine che ho inserito in questo ricordo.

  2. … caro Saro, un maestro in meno. Quando scompare qualcuno che in qualche modo mi ha formato, informato delle cose belle di questa strana vita, ringrazio la vita per avermi donato la possibilità di conoscere tanto. Quest’anno è scomparso Ligeti, Guido, Vedova -due settimane fa qualcuno mi chiamò perché voleva sapere se il maestro non fosse già morto e tutto per una stupida scommessa che aveva fatto con un suo pari, artista e idiota- Scrivevo ‘mane che ho una memoria di ferro. Tutte le mattine, e così la notte, amo salutare queste anime, un buongiorno e una buonanotte, è come fare l’appello, ovuque stanno nel mondo, bene o male, io saluto tutti e ringrazio. Tremo per altre anime. Anche per un altro maestro bistrattato nel nostro paesello, dimenticato o ignorato, un grande maestro, ma cosa e a chi posso raccontare queste storie? Ieri sera in via Solferino a Milano ero con una grande critica d’arte contemporanea. Abbiamo discusso a lungo su come presentare la nostra Signurina, la signora Anna Franzò. In via Solferino, in aprile canterò la storia di questa grande donna di Sicilia! E a Spaccaforno cosa succede?

  3. Ogni tanto, è sempre bene fermarsi un momento per guardarsi attorno, riflettere e, perché no, ricordare quanti hanno fortemente contribuito alla nostra crescita culturale, spirituale, sociale…… . (Anche) grazie a loro noi SIAMO e questo nostro “essere” ci impone di continuare nell’opera iniziata e perfezionare ciò che è stato.

  4. Spero di poter condividere con te questo dolore il più tardi possibile, caro Francesco. Un maestro che se ne va è come un padre… lo so, ne abbiamo parlato. Mi dispiace tanto.
    Saluta e ringrazia, perché di questo puoi amarli ora, e riconosciti in loro, ora sei tu maestro e padre, per quanto la cosa ti stia “strana”. 🙂
    Un abbraccio forte.

  5. Un caro saluto, grazie per esserti ricordato di me, anche io serbo il ricordo del nostro primo incontro tanto tempo fa come se fosse ieri.
    Anche se le distanze sembrano dividere,la mente non ha confini

    a presto
    Andrea Zago

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