I 'morti' Ammazzati

cimitero-ispica.jpgE’ che invecchio e non capisco più alcune cose della vita.
Non che da ragazzo fossi dotato di particolari capacità cognitive, però poi gli enigmi che il vivere mi poneva innanzi si assestavano, e quanto non compreso trovava una collocazione in un angoletto della mente, in attesa di un riscontro più ampio che in qualche modo le avrebbe assorbite.
All’anima della banalità che vi ho propinato di prima mattina! Non fateci caso, e che oggi è il Due Novembre, ricorrenza in memoria dei defunti e tra poco andrò al cimitero.
Ho un po’ di cose da raccontare a Rosalba, mia sorella che da dieci anni si è trasferita lì. Ogni anno, tra le centinaia di persone che transitano tra me e lei, conoscenti, amici e parenti (molti dei quali incontro soltanto in questa occasione – o in altre molto rare) ho per la testa tante finestre della mia vita che si riaprono, finestre su panorami che si nutrivano di un simbiotico sentire interrotto bruscamente da maledetto incidente stradale.
Non me ne sono fatto una ragione e mai me la farò, ma questo è un pensiero a voce alta da voi trascurabile.
Un’altra è la cose incomprensibile che vorrei condividere con chi non è marginale dentro la mia nuova famiglia, ora vi dico.
Durante la notte del Due Novembre, da bambino, aspettavo con gli occhi spalancati mentre le palpebre facevano a pugni contro il sonno. Perdevo sempre la sfida. Da sempre mi è rimasto il desiderio di vedere il momento in cui “I Morti” venivano ai piedi del mio letto, per lasciare nella stanza i doni che mi avrebbero reso felice al risveglio.
In Sicilia, “I Morti” nel giorno dedicato loro, si comportavano più o meno come facevano Babbo Natale o la Befana con il resto dei bambini d’Italia: facendo trovare traccia della loro carezza notturna, con i regali desiderati per tempo che si materializzavano.
I Due Novembre pomeriggio erano una strage di vita per le vie del paese. Tutti noi ragazzi a correre, nascondersi e scappare, come veri protagonisti dei film western. Pistole, fucili, penne da indiani e stelle da sceriffo, indispensabili strumenti per le lotte e le sfide. Sudati e contenti con gratitudine ringraziavamo i nonni, gli zii che possibilmente non avevamo neanche conosciuto.
Per loro c’era un sincero pensiero felice, oltre a quello di dovere che veniva svolto nel rito mattutino del portare i fiori al cimitero, insieme ai genitori.
Ieri mattina, come da un po’ di anni a questa parte, i bimbi hanno trovato i doni dei Morti e non stamani. Mannaggia alla fretta e al non senso che anticipa e spinge a consumare ogni cosa. I bimbi hanno trovato i doni con un giorno di anticipo
La tristezza maggiore ed il non senso, sono soprattutto in qui bigliettini che mi è capitato di vedere su alcuni doni, dove sopra c’è scritto il nome del “vivente” che ha comprato il regalo.
Ormai non sono più i morti a fare i doni ma i vivi!
Con tutta la smania e tutta l’assurdità del gesto. Che si rubino spazio e possibilità di affetti verso chi non c’è più, che si riammazzino “I Morti” nel loro unico giorno di possibilità, non lo capirò mai.
Non m’importa d’invecchiare portando dentro di me questo dissenso al non senso.
Non riuscirò a trovare alcuna giustificazione per questa moderna strage in danno di chi non è più.

8 Comments

  1. Per certe cose sai, non è mai nè troppo presto nè troppo tardi, quindi, anche se di mattina presto questo post non sarà per niente “indigesto” a nessuno… Piuttosto stai sicuro che aiuterà a riflettere (cosa oggi troppo preziosa… per la sua rarità)!!!
    In questo contesto non voglio più aggiungere altro…

  2. Mi permetto di commentare questo post con un piZZico di “Io non riesco a capire”.
    Così come per la Pasqua (ridotta ad evento folkloristico e “guerra” tra due faZioni – cavari e nunZiatari – che di religioso ormai hanno poco o nulla) e per il Natale (ridotto anch’esso a trionfo del consumismo), il “Giorno dei Morti” è solo una festa. Una festa nel senso di evento mondano. La gente va al cimitero questo giorno per incontrare altra gente… certo, visto che c’è ne approfitta pure per rendere omaggio ai defunti. Il cimitero diventa la piaZZa.
    Non è più – lo è mai stato? – un momento di commemoraZione, di riflessione. È un’occasione per farsi vedere…
    Io sono dell’idea che si debba andare a trovare i propri cari quando se ne senta il bisogno. E queste cose le dice un miscredente, uno che non crede nella vita dopo la morte. Al cimitero si va per ricordare, per farsi un sano pianto, per sfogarsi in qualche modo. Non deve essere un evento mondano.
    Ecco perché non sono andato/non vado/non andrò in quella città delle ossa (che nessuno si offenda, per carità) nei giorni previsti. Mi puZZa di ipocrisia.
    Preferisco andare un lunedì pomeriggio da solo, a parlare con una lapide che non può ascoltare nè rispondere. Mi solleva – nonostante sia inutile secondo logica “scientifica” – perché anche se inutile, non mento alle spoglie dei miei cari.

  3. è il prezzo da pagare se si vuole vivere in un mondo “unico”, con un’unica cultura, halloween presto soppianterà “i morti”, i ragazzini in tv vedono halloween perchè il 90 % di quello che passa la tv è americano e non siculo-italiota, in verità di siculo non c’è proprio nulla, visto che nella stessa italia si è preferito mandare avanti una cultura “centralizzata” a scapito delle culture locali.

    mi vengono i brividi quando alla rai si vantano di aver “insegnato l’italiano” agli italiani, perchè contemporaneamente si è deciso di uccidere la cultura locale.

    parlo italiano e leggo tranquillamente in inglese, se voglio scrivere qualcosa in siciliano mi fermo subito perchè non ho idea di cosa sia scrivere in siciliano.

    vaffanc..o a chi ha deciso di uccidere la nostra lingua.

  4. Ciao, vi leggo sempre anche se non scrivo mai. Non amo le feste comandate ma riconosco un senso alle ricorrenze. Sono giorni in cui è possibile “fare pausa” : non si lavora, non si va a scuola.
    Sta a noi utilizzare il tempo che così ci viene concesso, distinguere l’essenziale. Possiamo adoperarlo per farci vedere ovunque sia, cimitero, centri commerciali, sovraffollate località di vacanze; oppure possiamo utilizzarlo per la riflessione, per stringerci alle persone che ci sono veramente care, lasciando perdere le visite obbligate e di circostanza a parenti che non vediamo mai e che probabilmente non ci vogliono vedere. Ricordo con tenerezza quando ricevevo regali il giorno dei morti e penso che sia un modo per poter tramandare nei bambini la memoria e l’affetto verso quei legami familiari che non forse loro non hanno mai potuto vivere, una tradizione che si dovrebbe preservare.

  5. Ricordi di un bambino…. Ricordo quel miscuglio di emozioni che si accavallavano durante la notte dei “murticieddi”. La paura per ogni più piccolo rumore (perchè, forse, erano i murticieddi) si univa alla gioia del sapere di aver ricevuto un dono ed alla speranza che fosse proprio quello che avevo scelto qualche giorno prima in negozio. Ricordo, come Saro, le infinite partite con il calciobalilla di “nonno Pietro” e le battaglie tra “sceriffi” e “banditi” lungo via D’Azeglio.
    Ricordo la rituale visita al Camposanto che l’ingenuità e la semplicità di un bambino trasformava in un momento di gioia e di ringraziamento verso i propri cari defunti. Ricordo e sono contento di poter ricordare… mi dispiace solo per i bambini di oggi che, purtroppo, non potranno fare altrettanto fra trent’anni.

  6. io sono andato, scusami saro ma sono stato di corsa nell’isola. sono andato e non me ne fregava un cazzo di incontrare la gente. vado regolarmente nei cimiteri ma giù erano ventidue anni che non stavo tra i miei morti, ‘fanculo! ho preso delle rose bianche e le ho distribuite, certo, a mia nonna, a mio zio ma anche a persone che non ho mai conosciuto e del quale ho sentito tanto parlare, o semplicemente a quelle che incontrandole per caso mi salutavano con gli occhi, una rosa bianca. è stato bello. sono andato anche al mare. ho conosciuto tra i morti due donne che si chiamavano come me, ho visto due donne che si chiamavano come la signora Franzò, ho letto tutti i nomi, ho impiegato ore e quando ho finito la mia processione sono risalito verso il paese, contento. Non ho salutato i vivi, non ho visto nessuno vivo, non ricordo più quella festa, niente.

  7. Caro Saro, mi ha molto emozionato leggere il tuo post. Sai, è difficile spiegare a un continentale che in Sicilia i bimbi ricevono dei regali dai morti. I continentali trovano la cosa un pò macabra. Ma tant’è: Come diceva Tomasi di Lampedusa, la Sicilia è popolata da dei, e le opinioni dei comuni mortali non la toccano minimamente (o qualcosa del genere). Come sai non passo un primo novembre in Sicilia da tempo immemorabile, e anch’io ho ricordi struggenti di quei giorni quando ero piccolo. Tutto scorre, ma in fondo ci sono cose che restano, anche se trasformate. La festa dei morti è una, la nostra bella parlata siciliana, ne è un’altra. Ogni volta che vengo giù vedo i bambini parlare sempre in siciliano, e il mio cuore si riscalda, pensando che in fondo noi siciliani non abbiamo ancora venduto la nostra anima.

  8. sono orgogliosa di essere siciliana ma ancor di piu’ di essere ispicese di nascita e di tradizioni,infatti ci torno sempre volentieri in questo splendido paese e per la festivita’ dei morti si respira un’aria di tranquillita’e di dolce calma assaporata dalle tradizioni dei regali ai bimbi alle dolcezze culinarie, bisognerebbe venirci per capire, tanto che se io avessi la possibilita’ di avere un lavoro a Ispica andrei ad abitarci subito.con affetto a tutti

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